Letteratura russa dalle origini alla fine del Cinquecento

La letteratura russa antica proviene principalmente dalla Rus’ di Kiev ed è prevalentemente rappresentata dalla traduzione in paleoslavo di letteratura bizantina, soprattutto religiosa e generalmente anonima.

Si considera punto di partenza della letteratura russa il componimento Discorso o Sermone sulla Legge e sulla Grazia (Slovo o Zakone i Blagodati) risalente all’XI secolo per opera di Ilarione di Kiev.

Il modello annalistico bizantino viene utilizzato per le poche opere scritte in russo antico che ci sono note:

  • il racconto del Pellegrinaggio in Palestina del priore Daniil Palomnik (1107);
  • la Cronaca degli anni passati, rielaborate dal monaco Nestor nel 1113 con il titolo di Cronaca dei tempi passati, e successivamente da Silvestr’;
  • l’anonimo Canto della schiera di Igor da cui Aleksandr Porfir’evič Borodin trasse il libretto della sua opera Il Principe Igor, la più nota del periodo, il cui manoscritto fu pubblicato per la prima volta nel 1800.

Il racconto in lingua slava poggia sulla tradizione orale delle byliny, canti epici nel cui racconto si stratificarono, lungo i secoli, tradizioni pagane, memorie tribali e influenze della letteratura cristiana bizantina.Tali racconti sono generalmente suddivisi in due cicli: ciclo kieviano e ciclo novgorodiano. Questi racconti furono diffusi dai cantastorie in tutta l’area slava fin dall’XI secolo, e solo dall’inizio del XIX secolo cominciarono a circolare in forma scritta, divenendo poi oggetto di appassionati studi filologici.

La letteratura slavo-ecclesiastica

Dal momento dell’assunzione del cristianesimo di Bisanzio come religione di Stato (988) da parte di Vladimiro I il mondo slavo ortodosso ha un destino storico diverso e separato da quello romano-germanico, pur restando nell’ambito di una grande civiltà europea, quella bizantina, di cui raccoglie l’eredità. Nuclei cristiani esistevano anche prima del 988 nel territorio della Rus´: nell’863, su richiesta del principe Rostislao di Moravia, l’imperatore romano d’Oriente aveva inviato nella Grande Moravia i fratelli di Salonicco Cirillo e Metodio per evangelizzare gli Slavi; la lingua liturgica usata nella loro predicazione, per la quale crearono un apposito alfabeto, divenne la lingua letteraria comune a tutti gli Slavi ortodossi, oggi nota come slavo ecclesiastico o paleoslavo, mentre il russo era, nella Rus´, la lingua dell’amministrazione e del diritto. La tradizione cirillo-metodiana fu conservata durante il regno di Boris di Bulgaria e di suo figlio Simeone, e proprio dalla Bulgaria molti testi giunsero nella Rus´ di Kiev prima ancora del 988.

Dopo il battesimo della Rus´ Vladimiro I creò alcune scuole dove si insegnava lo slavo-ecclesiastico, formando un ceto istruito che negli anni successivi cominciò a produrre traduzioni e anche una letteratura originale. Una parte considerevole della letteratura russa antica è formata da traduzioni della patristica greca, da testi sacri e liturgici bizantini, da apocrifi; erano noti padri della Chiesa orientale e scrittori ecclesiastici bizantini come Basilio di Cesarea, Gregorio Nazianzeno, Giovanni Crisostomo, né mancavano scritti di carattere secolare, storico, scientifico. Le traduzioni di singole opere sono rare, più frequenti le crestomazie. Tra le opere agiografiche vanno ricordati i Pateriki(«Vite dei padri»), tradotti dal greco oppure originali, come il Paterik del monastero delle Grotte di Kiev, e i Čet´i minei («Letture mensili» o «Menologi»). La datazione precisa dei testi più antichi è difficoltosa, perché quasi tutti ci sono giunti in redazioni successive. Nel 1073 e nel 1076 furono copiati per il principe Svjatoslav di Kiev gli Izborniki («Raccolte»), che contenevano, accanto a opere religiose, anche scritti di retorica, aforismi, aneddoti didascalici. La tradizione cronachistica bizantina fu presto nota attraverso le versioni slave delle cronache di Giovanni Malala e di Giorgio Monaco; assai diffusa fu la Guerra giudaicadi Flavio Giuseppe. La Pčela («L’ape»), raccolta di detti, proverbi, aneddoti, e il Fiziolog(«Fisiologo») attestano la diffusione del gusto enciclopedico. A volte le traduzioni colmano alcuni vuoti nell’area greca; così la storia di Akir premudryj («A. il saggio») è pervenuta in versione russa, mentre la tradizione greca è andata perduta.

La nascita di una letteratura propria

Primo documento autonomo della letteratura della Rus´ è considerato lo Slovo o Zakone i Blagodati («Discorso o Sermone sulla Legge e sulla Grazia», 1050 ca.), attribuito a Ilarione, metropolita di Kiev, che dimostra una notevole padronanza dell’arte oratoria e un uso sapiente dello slavo ecclesiastico. Lettere private, testamenti, documenti vari dei secoli 11°-15° sono contenuti nelle iscrizioni su corteccia di betulla di Novgorod, scoperte nel 1951.

I tentativi di creare una letteratura propria, non di pura imitazione, presentano un rilevante interesse storico e letterario, e costituiscono un gesto di autonomia politica e culturale da Bisanzio. Significativo, sotto questo aspetto, lo Skazanie o Borise i Glebe («Narrazione di Boris e Gleb», 12°-13° sec.), storia dei figli del principe Vladimiro, divenuti i primi santi russi ufficialmente riconosciuti da Bisanzio. Lo skazanie, insieme con lo slovo, la letopis´, la povest´, l’istorija, è una delle numerose forme di narrazione storica della letteratura russa antica. Le cronache, divise per anni, formano l’importante filone dell’annalistica locale e incorporano anche testi di genere diverso; la più antica tra quelle pervenuteci è quella di Nestore (12° sec.), nota come Povest´ vremennych let («Cronaca degli anni passati»), basata su cronache precedenti.

Di carattere laico, sebbene ispirato a principi religiosi, è il Poučenie («Ammaestramento»), sorta di testamento spirituale scritto dal principe Vladimiro II Monomaco per i suoi figli (inizio 12° sec.).

Il racconto di pellegrinaggio

Un altro genere letterario diffuso è il ‘pellegrinaggio’, inaugurato dal Choždenie dell’igumeno Daniil Palomnik in Terrasanta, resoconto di un viaggio compiuto tra il 1106 e il 1108, che unisce una precisa descrizione della Palestina a copioso materiale leggendario.

Uno dei rarissimi testi di contenuto puramente laico del periodo premongolico è il Molenie («Supplica») che Daniil Zatočnik («il prigioniero») rivolge al principe di Perejaslavl´ Severnyj. La Russkaja pravda («Giustizia russa») servirà da modello alle successive raccolte di leggi.

L’opera più preziosa, più studiata e discussa dell’antica letteratura russa è lo 

  • Slovo o polku Igoreve («Canto della schiera di Igor´», fine 12° sec.), storia della campagna che il principe di Novgorod-Severskij, Igor´ Svjatoslavič, condusse nel 1185 contro i Cumani e della battaglia in cui venne sconfitto e cadde prigioniero. Per il respiro storico, la sapienza stilistica, la forza oratoria, il poema segna il culmine della letteratura del 12° sec. e chiude gloriosamente il periodo che precede la conquista mongola.

Il dominio mongolo-tataro

Durante la dominazione tatara i generi prevalenti sono le vite di martiri della fede, accanto alle storie di battaglie e di sconfitte, pervase dal sentimento di colpa per le divisioni che hanno provocato il castigo divino e dal desiderio di espiazione. Tali sono i numerosi racconti sull’invasione tatara, come lo Slovo o pogibeli russkoj zemli («Canto sulla rovina della terra russa») e la Povest´ o razorenii Rjazani Batyem («Racconto sulla distruzione di Rjazan´ da parte di Batyj»).

Dopo la caduta di Kiev si formano nuovi centri politici e culturali, cresce l’importanza di Tver´, i legami tra la R. meridionale e il resto del paese s’indeboliscono, il principato di Mosca acquista un ruolo crescente. In seguito alla battaglia di Kulikovo, sul Don (1380), prima vittoria dei Russi guidati da Dmitrij Donskoj contro l’Orda d’Oro in una lotta che si protrarrà ancora per un secolo, si spezza in parte l’isolamento e si riprende un’intensa opera di traduzione: è l’epoca della seconda influenza slava meridionale, quando i sottili e stilisticamente raffinati trattati dei mistici bulgari e serbi penetrano in Russia. Numerose, nel 14° e 15° sec., le storie della battaglia di Kulikovo; la più nota è la Zadonščina («L’epopea d’oltre Don», fine del 14° sec.), di cui sarebbe autore, secondo alcuni manoscritti, Sofonija, un religioso di Rjazan´. La Zadonščina, oltre a riprendere motivi dell’epica popolare, imita immagini, procedimenti e situazioni dello Slovo o polku Igoreve. Epifanij Premudrij, nella sua vita di Stefano di Perm´ e in quella di Sergio di Radonež, fornisce un alto esempio russo della tecnica dell’‘intreccio di parole’, elaborata originariamente nella scuola bulgara di Tărnovo.

Al di fuori del filone storico e agiografico si situa il 

  • Choždenie za tri morja Afanasija Nikitina («Viaggio al di là dei tre mari di Afanasij Nikitin»), resoconto del viaggio avventuroso in Persia e in India compiuto tra il 1466 e il 1472 per scopi commerciali da un mercante di Tver´ che morì sulla via del ritorno. È una sorta di diario vivace, ricco di osservazioni, scritto da un uomo di non grande cultura; un’opera eccezionale in una letteratura dotta d’ispirazione quasi esclusivamente religiosa.

Il 15° e 16° secolo

Solo verso la fine del 15° sec., sotto il regno di Ivan III, la Rus´ moscovita diventa un forte Stato unitario e nel 1480 riesce a liberarsi dal dominio dell’Orda d’Oro; la Chiesa russa si stacca da quella bizantina, rivendicando la propria autonomia e proclamandosi erede della missione di Costantinopoli dopo la caduta della città in mano ai Turchi (1453); agli inizi del secolo successivo il monaco Filofej elaborerà la teoria di Mosca terza Roma. Negli scritti di Nil Sorskij, fautore di un monachesimo povero e contrario alla proprietà ecclesiastica di beni materiali, e di Iosif Volockij (entrambi 15°-16° sec.), sostenitore del potere temporale della Chiesa e del diritto dei monasteri a possedere terre e beni, si riflettono le idee delle due principali correnti del monachesimo russo. Maksim Grek (Massimo il Greco, 15°-16° sec.), monaco del Monte Àthos inviato a Mosca per provvedere alla revisione dei testi sacri, è uno dei tramiti dell’influenza occidentale sulla letteratura russa; scrittore fecondo, è autore di un racconto sulla vita e la morte di Savonarola.

Dall’Occidente, dal granducato di Lituania, viene anche I.S. Peresvetov, che conferisce dignità letteraria al genere burocratico della čelobitnaja («lettera di omaggio») e introduce nella letteratura russa la finzione artistica. Spirito innovatore fu anche Ermolaj-Erazm (m. 1550 ca.), autore di un audace progetto di riforme economiche e di un’opera della narrativa antico-russa lontana dagli stereotipi dell’agiografia, la Povest´ o Petre i Fevronii («Leggenda di Pietro e Fevronia»).

Di grande interesse linguistico e storico è la corrispondenza degli anni 1564-79 tra Ivan IV il Terribile e il principe A.M. Kurbskij, fuggito in Lituania per sottrarsi all’ira dello zar. Kurbskij accusa Ivan di aver distrutto il fiore della nobiltà russa ed esibisce la sua cultura letteraria di aristocratico; Ivan sostiene energicamente il suo buon diritto di autocrate, discendente diretto di Cesare Augusto e rappresentante di Dio sulla terra, e si dimostra a sua volta scrittore istintivo, ma colto e abile nel maneggiare il russo e lo slavo ecclesiastico.

Il 16° sec. è caratterizzato da uno sforzo di unificazione della vita politica, economica, religiosa e familiare del paese, condotto anche attraverso l’elaborazione di regole comuni. Il Domostroj («Governo della casa») propone norme di vita familiare valide per tutti i ceti e indica regole di comportamento per i padroni e per la servitù: ordine, pulizia, estrema parsimonia, rispetto delle gerarchie familiari. Scopi analoghi, in ambito religioso, persegue lo Stoglav («Cento capitoli»), raccolta di provvedimenti emanati dal Concilio del 1551 per la formazione del clero e il rafforzamento dell’unità della Chiesa.

Coronano quest’opera di sistematizzazione alcune raccolte monumentali di carattere storico e agiografico, come

  • il Licevoj letopisnyj svod («Raccolta illustrata di cronache»), originale summa della storia russa con più di mille illustrazioni;
  • la Stepennaja kniga carskago rodoslovija («Libro dei gradi della genealogia degli zar»), dove si narrano le vite dei singoli zar;
  • Velikie čet´i minei («Grandi letture mensili»), 12 volumi, uno per mese, redatti dal metropolita di Mosca Macario (1482-1563) e contenenti testi originali e tradotti, vite di santi per ogni giorno dell’anno, secondo il calendario liturgico.


Categorie:R08- Letteratura russa antica - Русская литература

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