Invisibile Orfeo – Premio Tragos 2017

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Antonio De Lisa – Invisibile Orfeo

 

Personaggi:

Il Custode del Mito Orfeo
Euridice
La madre di Orfeo
Un amico della madre
Direttrice della clinica Ade
Cinque pazienti dell’Ade
Produttore discografico
Assistente di produzione
Motociclisti
Poliziotti
Coro, anche Fantasmi del bosco
Gruppo musicale


Prologo

Il Custode del Mito

A luci spente si sente il suono di un pianoforte su un tema blues. Il Custode del Mito entra lentamente dal fondo della sala.

IL CUSTODE DEL MITO

Stamane il cielo è chiaro e limpido l’orizzonte. Si è calmato il doloroso vento di scirocco,
le cui folate sono presagi di sciagura.
Quel vento trasporta nelle sue spire il bozzolo delle vampate. Quando soffia quel vento si sviluppano gli incendi divoratori. Giganteschi.
Che arrivano a lambire il mare come lingue di drago. Lo scirocco si alza con una prima folata imperiosa, mentre la gente è impegnata in tranquilli conversari (Pausa).
E’ l’annuncio (Pausa).
Non ti abbandonerà per l’intera nottata. Il mare è mugghioso e neghittoso.
Non è un bel vento sincero. E’ un vento di cupi desideri, sudati incubi (Pausa).
Se il mare è di malumore, meglio non entrare in acqua; ma se il mare è solo leggermente accigliato ti fa sentire la sua potenza con brutalità leggera, invitante, provocatrice.
Ti avvolge nelle sue spire con trattenuta lascivia; sembra volerti trattenere e impedire di uscire.
Devi volerlo, entrare deciso, perché qui a due metri è già profondo. Ma non lasciarti ammaliare (Pausa).
Il mare è seduttivo (Pausa).
Mi sono ritagliato uno spazio in un anfratto di lecci. Sotto un alberello torciglioso.
Non sarà l’albero della conoscenza, ma non dispiacerebbe a Rousseau.
Si intravede il mare tra le fronde come in una poesia di Montale e le foglioline del sottobosco sono mosse
dai rapidi movimenti delle lucertole guizzanti.
Per entrare a mare  bisogna sottoporsi a una prudente lentezza.
Le falesie sono cosparse di punte aguzze come coltelli ben affilati.
Il granito seghettato, che immagino staccatosi
dalla montagna in una notte di tregenda, fra tuoni e lampi, scava nella pelle dei solchi simmetrici.
Ci vogliono delle scarpette di gomma.
Ma con cotali calzari eccoti trasformato in riluttante creatura anfibia, indecisa tra il regno terricolo, stabile ma monotono e quello equoreo, invitante nella sua incessante metamorfosi ma lievemente infido.
Vista dal mare, la costa sembra l’opera di un semidio crucciato,
che per uno sgarbo degli dei superni abbia graffiato la montagna senza uno scopo preciso, facendo rotolare a mare massi di varia consistenza e spessore (Pausa).
Umani, animali e pesci si aggirano fra queste rovine, senza fraternizzare, ciascuno chiuso nel suo mondo.
I peggiori sono quelli che ti passano accanto in vocianti motoscafi interrompendo le tue bracciate tranquille.
Il rullio delle bracciate ti consente, a turno,
di assorbire boccate di sole che si inclina sull’orizzonte (Pausa).
Il sole ti sorride benevolo,
sia pur tra gli spruzzi sgraziati di umani motorizzati. Io a mare non sto sopra, sto sotto.
Non molto sotto, quel tanto che basta.
Armato di maschera e boccaglio esploro quieti abissi, tranquille profondità, miti insenature.
I ricci mi fanno compagnia, disposti in un ordine incomprensibile ma sensato (Pausa). Adoro i dirupi muschiosi che si aprono in radure sabbiose,
le rapide ascese di grumi rocciosi, le improvvise voragini fitte di alghe. Non scendo tanto sotto, non ho più il fiato,
ma una tenera meraviglia mi guida in percorsi senza meta. Entro in acqua in un punto e ne esco 150 metri più in là, senza sapere nemmeno come ho fatto (Pausa).
Non ha importanza (Pausa). Mi lascio andare (Pausa).
Nel paesaggio sottomarino le correnti si incrociano in una rete di direttrici.
Seguire la corrente è come decifrare la lingua propria del mare, la sua logica interiore. Le correnti sono attorcigliate in presenza di grotte sotterranee.
E’ meglio seguire quelle che conosci,
perché sai dove sbucano, le altre lasciale stare.
E quelle che conosci riservano sempre la sorpresa di sbucare in un condotto dai colori impossibili, azzurri ambrati, blu rocamboleschi, celesti gonfi di bianco.
La risacca provoca una sinfonia di suoni a eco, come canti di sirene, vociare di ombre (Pausa).
Sì, ti metti a sonnecchiare in pineta, ma poi ti devi guardare dai sogni, mentre gli insetti ti irrorano di piccole gocce di veleno (Pausa).
E i sogni sono pericolosi (Pausa). Anche se talvolta affascinanti.
Le cicale forniscono il tappeto sonoro di viaggi miracolosi, tra mostri marini e angeliche risonanze.
Deve essere lo sciabordio ritmico delle onde pochi metri più giù che ti trascina in abissi scivolosi e verdastri,
all’appuntamento con figure che si celano negli scogli profondi.
E quando ti svegli e ti immergi, riappaiono le stesse figure, mentre il mare perde l’azzurro e si veste di verde.
Svegliandomi, scorgo una mia vicina di postazione. Mi accorgo che ha voglia di parlare.
Le faccio un sorriso.
E’ il mio segnale di complicità.
L’impercettibile movimento del sole nel cielo
ha fatto sì che un ramo si frapponesse disegnandomi un’ ombra sul viso – ciò è contrario ai miei principi: io devo arrostire al sole, come una lucertola.
Allora mi sposto un poco e nel farlo noto che a breve distanza un ragazzo dai capelli biondissimi è pronto per un tuffo in piscina.
La postura è di una plasticità indefinibile, tra un efebo e una statua.
La signora sta seguendo il mio sguardo. Si volta un attimo e poi sorride: mio figlio Orfeo, dice…
è di una bellezza che sfiora la perfezione. Poi il ragazzo esegue un tuffo (Pausa).
Naturalmente perfetto.

Assolo di sassofono mentre Il custode del mito esce di scena


Primo quadro
Scena prima

Orfeo, Euridice, Coro

Orfeo entra lentamente in scena da sinistra mettendosi di spalle al pubblico, mentre ancora il musicista sta suonando l’assolo di sassofono. Il Coro si dispone dietro di lui, si divide in due e gli gira intorno dai due lati

VOCE DEL PRIMO SEMICORO
notte

VOCE DEL PRIMO SEMICORO
senza

VOCE DEL PRIMO SEMICORO
Luna

VOCE DEL PRIMO SEMICORO
buio

VOCE DEL PRIMO SEMICORO
il cielo

VOCE DEL PRIMO SEMICORO
Come

PRIMO SEMICORO UNITO
una  metafora

SECONDO SEMICORO
una metafora

ORFEO
L’ho incontrata in una via traversa più dark e rock che mai
era lì che si era persa.
Perché sono passato proprio da lì? (Pausa)
Appena mi ha visto ha lanciato un urlo strano, Euridice,
e mi si è aggrappata al collo (Pausa)
era proprio tanto persa.
Perché sono passato proprio da lì? (Pausa)
E’ veramente bella e infelice come un angelo perso
ma io non dovevo passare da lì, non dovevo passare da lì…

PRIMO SEMICORO
gene

SECONDO SEMICORO
razione

PRIMO SEMICORO
deldi

SECONDO SEMICORO
s

PRIMO SEMICORO
incanto

ORFEO
… mi ha letto per intero una sua poesia in fondo non era poi tanto male
parlava del morso di un serpente. (Pausa) Mi sembrava in effetti un po’ persa. (Pausa) Dovevo passare proprio da lì? …

Entra in scena Euridice.

Il Coro attraversa la scena in orizzontale, di poco discosto dal fondale.

 CORIFEO DEL PRIMO SEMICORO
Appare troppo rumoroso il mondo in questa parte di mondo, Orfeo, troppo su di giri il tuo tempo
per quella parte di tempo non tuo.

CORIFEO DEL SECONDO SEMICORO
Sussurri disordinatamente infittiscono di vuote presenze il tuo paesaggio della mente…

I DUE SEMICORI INSIEME
… è il canto delle ombre.

EURIDICE
Col gelo nelle ossa ho salito mille gradini
Oh, yeh, col gelo nelle ossa ho salito mille gradini…
Ehi, tu che stai lì fermo e non intervieni
Che guardi dall’alto col tuo sole in tasca
Fa almeno che finisca presto questo andirivieni
Non ne posso più di questa burrasca.
Col gelo nelle ossa ho salito mille gradini
Oh, yeh, mille gradini…

ORFEO
Uno strano suicidio, abissale
meticolosamente surreale come il suo sorriso lunare
sembrava uscita da un bosco incantato. (Pausa)
E’ veramente bella e infelice come un angelo perso
Ma io non dovevo passare da lì, non dovevo passare da lì. (Pausa)
Euridice ha bersagliato il mio cellulare
– dobbiamo assolutamente vederci… (Pausa)
La sua voce ha la sonorità degli abissi eterea, irresistibile, innocente.
Il posto l’ha scelto Euridice
una specie di antro poetico
dove tutto è possibile (Pausa), tutto accade.

Il Coro prende a muoversi disordinatamente sulla scena.

CORIFEO DEL PRIMO SEMICORO
Il rito veloce della tua giovinezza
si consuma tra l’infame e il sublime
è una ceralacca che si scioglie in fretta
con molta furia e poche rime.

ORFEO
La sua voce è come la schiuma del mare. (Pausa)
E’ veramente bella e infelice come un angelo perso
Ma io non dovevo passare da lì, non dovevo passare da lì. (Pausa)
L’angelo perso si sistema accanto
a un grande amplificatore, così che non parliamo
ma muoviamo la bocca come pesci. (Pausa)
Non si sente niente (Pausa).
Solo la musica e solo da un lato. (Pausa)
Ma a parlare sono i suoi occhi (Pausa).
Il posto è pieno fino all’inverosimile ciascuno col suo bicchiere in mano.
Ma io vedo solo Euridice (Pausa).
Incantato dalla luna (Pausa).
Trasmettono un pezzo che piace a entrambi
e l’angelo perso mi fa un cenno con le testa.
Io annuisco (Pausa).
Sono due secondi intensi, poi si alza,
Per non vederla più.
Non mi resta che pagare… (Pausa)
E’ veramente bella e infelice come un angelo perso
Ma io non dovevo passare da lì, non dovevo passare da lì.

EURIDICE
Ehi, amico, perché stai lì davanti alla  televisione
Ehi, dico a te, perché stai lì davanti alla televisione
Allora io, indecisa se volgere o no lo sguardo altrove
Ho deciso di guardarlo per mandarlo non so dove
Ma io che sono politically correct, o meglio il mio istinto
Ha risposto per me ok e mi sono data per vinta…

CORIFEO DEL SECONDO SEMICORO
Il rito veloce della tua giovinezza
si consuma tra l’infame e il sublime
è una ceralacca che si scioglie in fretta con molta furia e poche rime.


Secondo quadro

La madre di Orfeo, l’Amico, Coro

Salotto con due poltrone e un tavolinetto basso.

La scena cambia, diventando un interno borghese. Si possono usare vari accorgimenti, come quelli di periatti dipinti su ciascuno dei lati con un’ambientazione diversa. La scena è introdotta da un motivetto del pianoforte.

LA MADRE
Vieni, mio caro, accomodati; posso offrirti qualcosa?

L’AMICO
Grazie, cara, ma dimmi: tuo figlio è ancora perduto in quel bosco?

LA MADRE
(Mesce del tè nella tazza)
Si, con quella, come si chiama? (Pausa) Margaret, credo, sapessi almeno da dove viene. (Porge la tazza del tè all’amico)

 L’AMICO
(Prende la tazza del tè)
Grazie… l’ha incontrata di notte, una notte misteriosa, mi dicevi; le ha dato un passaggio
e da allora non si sono più separati …

LA MADRE
Si lamentava di sentirsi solo, (Pausa)
ma con tutte le figlie delle mie amiche
che girano per casa!… Niente.
Doveva scegliere proprio una sconosciuta. (Pausa)
In quella notte misteriosa. (Pausa)
Son più di due mesi che stanno lì,
dicono che non vogliono più uscire. (Pausa)
Quel ragazzo è uno stupido.
(Allarga le braccia in un gesto sconsolato)

L’ AMICO
Tuo figlio è un musicista. Va preso per il verso giusto.
E’ un momento di “malumore d’artista”, ne uscirà e rideremo di gusto.

LA MADRE
Lo spero, altrimenti manderò la polizia.

L’ AMICO
(Con intonazione enfatica) Esagerata!

LA MADRE
Deve almeno ubbidire alle convenzioni (Pausa).
Mi ha fatto saltare una settimana di partite di bridge… (Pausa)
… una settimana, dico …

L’AMICO
(Con fare annoiato) Il padre che dice?

LA MADRE
Che vuoi che dica:
mi ha chiamato da New York, dice che è troppo occupato
con i suoi affari per preoccuparsi delle “non-azioni” del figlio (Pausa).
Ho sempre pensato
che quei due si somiglino …

LA MADRE
Del resto Orfeo
ha una certa consuetudine con le forze dell’ordine …

L’AMICO
Ricordo, si, quella volta che l’arrestarono durante
l’occupazione dell’università.

LA MADRE
Non ha mai capito nulla della vita:
la chitarra, la rivoluzione (Pausa),
(con gesto enfatico) i suoi pezzi di musica!

L’AMICO
Belli, però, sai,
ne ho sentito in un concerto: mi fece impressione
con quegli ottoni che gridavano la loro metallica protesta (Pausa).
Ma naturalmente la musica è altra cosa,
spirito romantico, conciliazione, armonia.
In fondo, tuo figlio è un musicista … anche se un po’ strano …

LA MADRE
Ora dice che non vuole scrivere
(Alza gli occhi al cielo) più nulla,
che ha scelto il silenzio (Pausa).
Al diavolo queste fantasie,
preferisco le mie partite a bridge …

L’AMICO
Hai un figlio complicato
e degenere … (fa per alzarsi)

LA MADRE
Il tuo invece …

L’AMICO
(Si risiede) Già, invece il mio pensa alle cose giuste;
è un dirigente di banca e sta facendo carriera.
Anche i suoi figli la faranno!

LA MADRE
Con l’aiuto del padre e del nonno.

L’AMICO
Sono un uomo stimato nell’ambiente …

LA MADRE
Stimato? Si stima un uomo di potere?
Lo si teme, piuttosto!

L’AMICO
Non fa differenza (Pausa).
Dove non ci sono più valori, trionfa il timore (Pausa).
Deve andare così. Ed è così che va!

LA MADRE
Già, è così che va.
Ma Orfeo preferisce le puttane.
E’ lì, ad iniettarsi l’AIDS, e noi qui a fare salotto …

L’AMICO
Meglio morto che rosso …

Il Coro si muove in tre direzioni, in orizzontale dalle due direzioni di destra e sinistra e verticale, dal fondo, incrociandosi al centro della scena.

VOCE DEL PRIMO SEMICORO
Et

VOCE DEL PRIMO SEMICORO
lei

VOCE DEL PRIMO SEMICORO
cala

VOCE DEL PRIMO SEMICORO
magra

VOCE DEL PRIMO SEMICORO
sapida

VOCE DEL PRIMO SEMICORO
traente

II SEMICORO
allegria sbilancia scioltezza canalizzata

I SEMICORO
confortevole
approssimante
agglutinazione
stabilizzazione


Terzo quadro

 Produttore, Assistente e Gruppo Rock

Cambio di scena. Sala prove. Le Maschere portano un leggio e una sedia. L’Assistente entra in scena reggendo uno specchio portatile, da trucco.

GRUPPO ROCK

Va a fuoco l’amplificatore
si scuote il palazzo e vibra di musica
fin nell’anima la sala prove.
Trasformiamo in nettare il sudore.

PRODUTTORE
Vorrei sapere che fine ha fatto Orfeo… è la terza convocazione che salta.
Se non si presenta, questa sua performance
va certo all’aria…
e non si meritava un destino migliore: per ogni nota sei, sette indicazioni…

TASTIERISTA
(Ispirato) Intendo quietamente e fermamente
fare musica che porta lontano.

CANTANTE
(Altrettanto ispirata) Oh, e io coltivo un mood jazzeggiante e variantistico.

PRODUTTORE
… mai un respiro: dal silenzio all’urlo, e chi ne ha ce ne metta.
cento battute senza che il violino suoni da violino (Pausa).
… Assistente! Dove si è cacciata la mia assistente?

ASSISTENTE
Eccomi, capo, stavo chattando con un’amica …

PRODUTTORE
Ti sembra questo il momento di chattare con le tue amiche?

ASSISTENTE
Bè, no … forse sì … non saprei …

PRODUTTORE
Rintracciami Orfeo,
che gliene devo cantare quattro …

ASSISTENTE
(Curandosi le unghie con fare indifferente)
Chi deve cantare, capo?

PRODUTTORE
Oh, santoiddio … Chiamami Orfeo …

ASSISTENTE
Dove?

PRODUTTORE
Ma come: “dove”! Al telefono …

ASSISTENTE
(Allarmata, dopo aver frugato nella sua agendina)
Ho perso il numero, capo …

CHITARRISTA
(Torvo) … non voglio sentire le mirabolanti storie d’amore
dei miei amici sparsi per il mondo lo fanno solo per raccontarlo
si perdono il meglio …

PRODUTTORE
(Irritatissimo) Al diavolo tutti quanti… è stato detto tante volte,
e io lo ripeto: questa non è musica, questa è carta straccia.

GRUPPO ROCK
Ma prima c’è quel posto da visitare in branco
dopo una corsa a centottanta con la moto che canta
e guai a chi è stanco.

PRODUTTORE
I produttori si tengano lontani da queste cose.
Questa volta mi è andata male, non potevo rifiutare,
un’organizzazione importante me lo chiedeva.

BATTERISTA
(Sognante) Io già mi sono innamorato
si chiama ileana86
è favolosa emiliana bionda
ha scritto sul suo blog
vietato ai minori di 18 anni
ma non è come pensate
è solo eccentrica ed è bellissima …
un sogno …

ASSISTENTE
(Euforica) Ho trovato il numero, capo!
(Delusa) Ma c’è la segreteria …

PRODUTTORE
Al diavolo!
(Parlando fra sé) Ma Orfeo si è bruciato da solo.
Senti che roba scrive!

GRUPPO ROCK
(Cluster collettivo degli strumenti del Gruppo Rock)

PRODUTTORE
Ecco la degna conclusione di una storia nata male.
D’ora in poi mi occuperò solo di morti già ben morti,
non di morti che fingevano di essere vivi …
ci sto perdendo dei soldi con questa roba …
sognavo già la pubblicità del disco …
con Orfeo a grandi lettere e foto in copertina …
Orfeo richiama le folle negli stadi e vende tantissimo …
avrei fatto la mia fortuna … e anche la sua …
ci sto perdendo dei soldi …
soldi guadagnati col sudore della fronte, a forza di pubblicare robaccia
da mandare nelle discoteche …
questo sarebbe stato il salto di qualità …
ma ormai è tutto inutile …

GRUPPO ROCK
Una chitarra elettrica
amplificata e col distorsore.
Chi vuole attraversare la notte
su fino al primo albore?

Le Maschere portano via il leggio e la sedia.


Quarto quadro

Scena prima

Orfeo, Euridice, Coro

Orfeo ed Euridice attraversano la scena mimando una corsa in motocicletta. Il gruppo rock esegue una musica ripetitiva e scatenata. L’azione dovrebbe durare qualche minuto, con i due attori che cavalcano una moto finta e dimenandosi farsescamente da un lato e dall’altro.

Scena seconda

Motociclisti, Poliziotti, Coro, Batterista del Gruppo

Lotta di strada tra un gruppo di motociclisti abbigliati con giubbotti di pelle nera, borchie e scarpe militari e armati di mazze da baseball e un gruppo di poliziotti.

 PRIMO MOTOCICLISTA
(Batte con violenza la mazza da baseball sul selciato)

GRUPPO ROCK
(Il batterista coglie il ritmo e si scatena nell’assolo) Il Coro si muove avanti e dietro sulla scena.

PRIMO SEMICORO
Unicorde Unico Orfeo
E unicamente Orfeo intendono colpire

SECONDO SEMICORO
Unicità
Unicum
Unidirezionale violenza

PRIMO SEMICORO
Unilineare
Unilaterale
Unisonanza

Scena terza

Un semaforo all’incrocio. Orfeo accanto al corpo ferito di Euridice I membri del Coro sono seduti per terra

 PRIMO SEMICORO
L’incidente è stato terribile.

SECONDO SEMICORO
Che orrore.

PRIMO SEMICORO
Si sono scontrate due motociclette.
Facevano una gara a fari spenti nella notte buia.

SECONDO SEMICORO
Ci sono feriti?

PRIMO SEMICORO
Un ferito grave. Sembra una donna.

ORFEO
Lo sapevo che non ne avrei ingranata una
Oh, sì, lo sapevo che non ne avrei ingranata una
E’ da stamattina che va tutto storto
Me lo sentivo quando mi sono alzato
La notte era passata e non me n’ero accorto
E allora mi sono detto: ehi, amico, è tutto bagnato…
Lo sapevo che non ne avrei ingranata una
Oh, sì che lo sapevo, oh yeah …

GRUPPO ROCK
(Breve assolo di chitarra elettrica)

ORFEO
E ora, che farò senza Euridice?


Quinto quadro

Scena prima

Orfeo, Direttrice e quattro pazienti

Interno della clinica, che si chiama Ade.
Ufficio della Direttrice. Orfeo bussa alla porta, un po’ esitante

DIRETTRICE DELL’ADE
Vieni, Orfeo, entra pure. Come stai?
Ti sei ripreso da quell’orribile incidente?

ORFEO
Sì, grazie, ora sto molto meglio.

DIRETTRICE DELL’ADE
E’ la mia paziente prediletta, Euridice (Pausa).
Ora ci sei tu con lei,
devi considerarti fortunato,
è una cosa che non capita tutti i giorni (Pausa).
La nostra è una piccola clinica privata per malattie mentali,
non possiamo permetterci
uno scandalo,
non possiamo permetterci di far evadere una paziente,
ne andrebbe della nostra reputazione
e delle nostre finanze (Pausa). Dovremo chiudere,
ed è un peccato,
dopo tanti anni di lavoro.

ORFEO
Sì, capisco…

DIRETTRICE DELL’ADE
Ma visto che ci hai incantato tutti,
è stato deciso di darti una possibilità,
quella di condurre con te Euridice,
ma a un patto, che non ti volti
prima che sia completamente uscita dal parco…

ORFEO
Va bene …

DIRETTRICE DELL’ADE
Ero sicura che avremmo trovato un’intesa (Pausa).
Ora, se vuoi, puoi andare,  ma prima ti voglio presentare
questi vecchi pazienti (Pausa).
Osservali attentamente, Orfeo,
rimpiangono la vita, la loro vita da giovani,
quella che tu rischi di perdere …

CORO, IN VESTE DI FANTASMI DEL BOSCO
(Ruotano un bastone della pioggia)

PRIMO PAZIENTE DELL’ADE
L’isola che abbiamo di fronte ha un nome,
ma pochi sanno perché, a chi appartiene
quel nome (Pausa). E’ tozza e massiccia,
ferma nella mutevolezza
delle correnti marine che la lambiscono in diagonale
a pochi metri dalla spiaggia (Pausa).
Sono due ore che la contemplo sonnecchiando su un lettino,
tra lo scricchiolio delle pietruzze che conducono a riva.

DIRETTRICE DELL’ADE
E’ la Malattia dell’anima
che ci detta le sue leggi, Orfeo (Pausa).
Si chiama Rimpianto …

PRIMO PAZIENTE DELL’ADE
E’ il mio
nostos privato, ritorno
mitologico ai luoghi frequentati da ragazzo
dopo aver girovagato tra i luoghi
del Mediterraneo che ora sono meta
del turismo aggiornato: El Kantaoui, il Mar Rosso,
il Marocco, Haifa, Yalta, Odessa, Samo e Corfù (Pausa).
Il ritorno parla una lingua misteriosa e familiare a un tempo,
come i monti alle spalle che arrivano quasi a mare,
sembrano matrone che presiedono al rito senza parteciparvi (Pausa).
Mute e fuori della storia, delle mie storie
che ho cercato e vissuto con l’inquietudine dell’esploratore,
ma senza una meta, o forse troppe (Pausa).
Qui non c’è movimento (Pausa).
Qui forse io non ci sono mai veramente stato.

DIRETTRICE DELL’ADE
Da noi funziona tutto a dovere, i nostri psichiatri sono i migliori
della Svizzera, le nostre infermiere sono di altissimo livello;
non ci sono sbarre alle finestre (Pausa).
Curiamo la Malattia come in un laboratorio sperimentale (Pausa).
La condizione mentale dei nostri pazienti è il rimpianto (Pausa),
le loro sbarre ce le hanno nel profondo del cuore.

CORO, IN VESTE DI FANTASMI DEL BOSCO
Ruotando ancora il bastone della pioggia, fanno gesti inconsulti

SECONDO PAZIENTE
Miracolo di chitarra
col mare che acconsente
nella complice spiaggia (Pausa).
Passano i millenni – è incredibile- ma ancora riesci a strappare
gli occhi dolci di qualcuno, anche se siamo in tanti (Pausa).
Non è bella, ha la tua età,
(ma non conta né l’una né l’altra cosa)
e a trent’anni un matrimonio fallito alle spalle,
ma quando intoni sulla chitarra “Pugni chiusi” ritorna il suo volto di donzella
e ci guardiamo allo specchio di una strepitosa giovinezza,
dove tutto era bello, anche le delusioni d’amore… (Pausa)
Sol Sol7 Do Mim… (Pausa)
C
’era la chitarra e la speranza del giorno dopo, al contrario
del primo verso della canzone (Pausa).
Nella notte il vino bianco ha sostituito la birra
nell’eleganza di tenere movenze e bei vestiti,
ma “Pugni chiusi” la canta anche chi stona,
è la rabbia che non perdona,
ma senza più un orizzonte politico,
sagomati nel nostro privato… (Pausa)
… e ora ci abbandoniamo al canto di una dolce e malinconica
serata d’estate, anche se senza fiato.

CORO, IN VESTE DI FANTASMI DEL BOSCO
Ruotando ancora il bastone della pioggia, fanno ancora gesti come i precedenti, inconsulti e improvvisati.

DIRETTRICE DELL’ADE
Qualcuno mi aveva avvertito che Euridice
non sarebbe stata una paziente facile,
ma è così dolce, così colta (Pausa).
Il referto fattole all’arrivo parlava
di un disagio generico, di una depressione … (Pausa)
ma io non ho mai saputo
veramente, ecco, veramente se … (Pausa)
…Se ne stava con i suoi libri tutto il giorno, e spesso la notte
scappava, ma era questione di ore (Pausa).
Questa volta è diverso.
La vedo fremere di impazienza … (Pausa)
…Vieni, Orfeo, ascolta quest’altra anima in pena, ombra di se stesso …

TERZO PAZIENTE DELL’ADE
Nel caldo che scuote interiori tormenti col sudore che riga la schiena
ad allontanare quello che verrà
a un certo punto ho avuto una visione
a richiamare quello che è già stato (Pausa).
Rivedo le formiche in fila indiana sulla carta stagnola
di un panino sbocconcellato (Pausa).
Non so se fosse il mio
o quello della mia compagna accampati poco più su del margine
di una strada che non so più dove portasse, su un sacco a pelo
di amplessi prolungati accanto a una moto
con me che cambio l’olio (Pausa).
Le ore tre del più lontano passato (Pausa).
Il ricordo si confonde e io mi inoltro nel sole,
L’intensità dei suoi raggi rende vivida la memoria.
La Sicilia, forse, la Grecia (Pausa).
Poi, più avanti nel pomeriggio
nella notte la chitarra, la danza accanto a un fuocherello (Pausa).
Non saprei
più nemmeno accenderlo un fuocherello ora (Pausa).
Avevamo un mangianastri a pile
(ma dove la mettevamo tutta quella roba?) forse la musica era quella
dei Pink Floyd … (Pausa)
Liberi e selvaggi…
Ma i ricordi sono come i sogni (Pausa), lampeggiano…
E sento che questo sta per spegnersi… (Pausa)
Lo lascio andare, accompagnandolo con lo sguardo e rotolo lentamente
giù per la collina (Pausa). Più giù c’è la zona d’ombra, più vicina a quello che sono ora …

CORO, IN VESTE DI FANTASMI DEL BOSCO
Ruotando il bastone della pioggia, ripetono ancora gesti e atteggiamenti avviandosi verso le quinte.

QUARTO PAZIENTE DELL’ADE
Solo gli oggetti sono nitidi e vividi ai riflessi di luci trasognate
nella dolce tragedia di nottate abbandonate dal sonno.
L’inizio è duro, quando sembra che tu solo stia a vegliare
in un mondo appagato
che se di uno sguardo ti ha degnato
lo ha fatto per cortese abitudine prima di volgersi da un altro lato.
Senti il duro peso dell’ingiustizia come un’offesa
inferta ai tuoi desideri ma è quando anch’essi ti abbandonano
che lentamente la notte si svela
– notte che non è il rovescio del giorno
ma la netta antitesi, la negazione.
Spazio lascivamente improduttivo
in cui danzano fantasmi dimenticati lontane erranze
brandelli di addii.

DIRETTRICE DELL’ADE
Addio Euridice (Pausa), mi resterà il ricordo
dalle nostre conversazioni
sui tuoi cantori, Virgilio, Ovidio, sulla musica (Pausa),
sul tuo amore per la polifonia fiamminga,
per l’Orfeo di Monteverdi, per il teatro musicale contemporaneo…
(Pausa) dicevi di amare la voce in musica,
li dove le “bruissement de la langue”
si trasforma in canto (Pausa).
Nel deserto delle parole.

Scena seconda

 Orfeo ed Euridice

Angolo del parco dell’Ade

ORFEO
Senti l’acqua che scorre lentamente, invocando la misura
e la dignità dal silenzio, nella rallentata mediocrità della notte…
(Pausa) Leggimi una poesia …

EURIDICE
No (Pausa),
poi dici che sbaglio gli accenti.

ORFEO
Ti prometto che non dirò niente … mi farò avvolgere dai suoni.

EURIDICE
Ti piacciono i miei suoni?

ORFEO
(Pausa), i tuoi suoni somigliano ai tuoi occhi …

EURIDICE
E come sono i miei occhi?

ORFEO
Fragorosi …

EURIDICE
Allora, te la leggo, a mia scelta?

ORFEO
Sì, mettici lo stesso incanto.

EURIDICE
La scelgo io?

ORFEO
Si, io taccio …

EURIDICE
Ho cercato di questa sensazione a lungo il percorso
che mi ci conducesse.

ORFEO
E’ come uno spaesamento che sfonda il presente …
Riesce a dirmi qualcosa
anche questa trasgressiva banalità: tu, io figlio dell’alta borghesia
a caccia di me stesso in un bosco, questa voglia di farla finita… (Pausa)
Questa mancanza di autenticità, questo rivivere il già visto,
(Pausa) il già sentito, (Pausa)
mi danno la nausea.
Ma sto bene con te qui … (Pausa)
Se di banalità si tratta è tutta esterna
alla nostra situazione …

EURIDICE
Si, la dimensione della banalità, nel cui oltre si dà solo follia
e autodistruzione … (Pausa)
Mi incalza la perplessità,
il dubbio mi rovina questi attimi …

ORFEO
Perché sei perplessa? (Pausa)
Mi stai mischiando la tua inquietudine;
alla mia si aggiunge la tua …

EURIDICE
Ti libererò dall’incantesimo con un bacio.

ORFEO
Si, dammene ancora.

EURIDICE
Se mi prometti
che tornerai a scrivere.

ORFEO
Sai che non potrò mantenere questa dolce promessa.

EURIDICE
Ma perché?

ORFEO
Vuoi conoscere il perché di qualcosa a cui nemmeno io riesco a dare risposta.

EURIDICE
Ma la musica è qualcosa di straordinario,
(Pausa) è come scorgere in lontananza una nave
immobile al largo da cui i passeggeri
scrutano un mondo dai simboli sonori affascinanti
ma incomprensibili. (Pausa)
E tu possiedi la chiave
di questo doppio gioco di specchi, (Pausa)
b
uttarla è un delitto …

ORFEO
Questa era la musica,
non so se sia questa ancora, la musica della Romantik …

EURIDICE
Cosa c’è di diverso?

ORFEO
Non ho risposta; sento solo che non sa dare
corpo, suono e voce a qualcosa di diverso (Pausa)
senza pensiero la musica è una sensazione,
è come starnutire o leccare un gelato … (Pausa)
In questo oceano di sensazioni mi sento affogare:
dalla chiacchiera quotidiana agli spot pubblicitari.
Queste sensazioni organizzate sono il compimento del nulla.

EURIDICE
Lasciarsi andare,
lo diceva John Cage.

ORFEO
Non mi stupisce.

EURIDICE
C’è una riposta bellezza nell’ascolto delle cose …

ORFEO
Anche una malcelata nequizia …

EURIDICE
E’ il tuo spirito geometrico che trionfa!

ORFEO
No, la musica non è solo abbandono o calcolo,
è qualcosa d’altro, (Pausa)
è il limite estremo della possibilità
di pensare, lì dove le parole non arrivano …

EURIDICE
Stai aggiungendo alla banalità la banalità del sigillo
di un destino postumo. (Pausa) Non farlo.

ORFEO
Lo farò, (Pausa)
cercando con esso la solitudine, non sapendo o potendo incontrare gli altri
sulle strade del mondo …

EURIDICE
Ti sentirai abbandonato
o alla banalità o a una memoria senza luce …

ORFEO
Si, a una memoria senza luce, (Pausa)
e nel mio futuro non c’è più musica.
Essa è diventata invisibile agli altri. (Pausa)
Ma io è di te che voglio sapere …

EURIDICE
Te ne ho parlato a lungo.

ORFEO
Non mi sazio.

EURIDICE
Cosa c’è ancora da aggiungere?

ORFEO
Molto.

EURIDICE
La mia è una storia di donna,
(Pausa) come tante.

ORFEO
C’è qualcosa di misterioso in te.

EURIDICE
Nulla di importante.

ORFEO
Al contrario.
E ne possiamo parlare: siamo in un bosco.

EURIDICE
Si, qui è possibile parlare, dialogare;
mi ricorda la situazione della clinica.
C’era un grande parco che la circondava:
è lì che riuscivamo a parlare,
lontano dalla direttrice (Pausa), dai medici (Pausa)
che pensavano di curare con la scienza qualcosa
che è possibile esprimere solo in un contesto dialogico.

CORIFEO DEL PRIMO SEMICORO
(Attraversando la scena)
Nel medioevo la foresta era il luogo dello scambio tra l’alto e il basso.

CORIFEO DEL SECONDO SEMICORO
(Attraversando la scena)
La foresta e il meraviglioso erano una cifra
di quella cultura pre-umanistica, anti-cortigiana;
coloro che erano rifiutati, gli emarginati,
i folli si imbarcavano su battelli fluviali,
li chiamavano, Narrenschift,
e risalivano le correnti ricreando
una comunità diversa.

Entrano in scena alcuni coristi in veste di Fantasmi del bosco

FANTASMI DEL BOSCO
Dioniso era una dio silvestre.
La foresta è il luogo dei sogni
di uguaglianza: lo stato di natura, la condizione di Rousseau.
Una possibilità dell’immaginario, un luogo dell’anima
per chi non si adegua.
Ma il luogo
dello scontro è altrove: la comunità urbana
dello scambio e del profitto.
La foresta ci ricarica per uno scontro che altrove dovremo sostenere.

EURIDICE
Tu chiami donna
un fascio di possibilità. Ma con linguaggio
ancora maschile,
che divide e separa. (Pausa)
Una sensibilità femminile cerca di unire,
lì, nella zona del cuore. (Pausa)
Oggi viviamo proprio questo dissidio annunciato, dai tuoi filosofi …
ma anche e forse soprattutto dai miei poeti:
Dickinson, Cvaetaeva, Bachmann. (Pausa)
E’ la sfera dell’umano tutto intero che è arricchito da questa
nuova aurora …

ORFEO
Lasciamo i discorsi, amiamoci.

EURIDICE
E’ dell’amore che parlo.

ORFEO
E’ dell’amore che ascolto, come un eroe romantico.

EURIDICE
No, dovunque appaia riscatta,
anche i fondali di una scena di cartapesta.

ORFEO
E’ teatro l’amore dunque.

EURIDICE
Oh si, l’amore
come teatro dell’amore.

ORFEO
Amo il teatro, allora.

EURIDICE
Si, ma ti rifiuti all’azione
della scena,
(Pausa)
non vuoi essere attore.

ORFEO
No, non attore,
magari un servo di scena, un macchinista,
un guardarobiere.

EURIDICE
Magari un musicista.

ORFEO
Ecco, vedi, la musica è sempre qualcosa
che sta dietro le quinte,
e i musicisti non sono attori, (Pausa)
non cadono trafitti
da pugnalate d’amore, principi splendenti
di una splendida corte.

EURIDICE
Ah potessi io per un solo attimo essere l’autore della musica
che accompagna quella scena, modulare quell’encomio,
suggerire quell’affetto,
orchestrare quel lutto o quel dono:
(Pausa) ti cederei il mio posto di donzella.

ORFEO
Accetterei questo scambio, muto e senza suono,
e mi accarezzerei le trecce,
nel mio specchio perdendomi…
(Pausa) ma adesso, vieni, dobbiamo andare …

QUINTA PAZIENTE DELL’ADE
Esce dall’Ombra e si avvicina a Orfeo
No, non ti lamentare, Orfeo, se alzi il viso al cielo
e ti piove dentro
pensa che domani sarà diverso.
No, non ti lamentare
fai un sorriso e non guardarmi di traverso.
No, non ti lamentare
lo vedi anche tu che la natura sorride sotto il velo
aspetta il momento giusto per uscire. No, non ti lamentare …

Sesto quadro

Membri del Coro in veste di Baccanti, Gruppo Rock

Entrano in scena le Baccanti, all’inizio senza suoni; nel corteo finale ciascuna di loro ha uno strumento a percussione portatile: tamburelli, flexatone, guiro, nacchere ecc

VOCE DELLE BACCANTI
Avete sentito la notizia?

VOCE DELLE BACCANTI
No, quale?

VOCE DELLE BACCANTI
Un cadavere, nel parco dell’Ade.

IV VOCE DELLE BACCANTI
Che orrore!

V VOCE DELLE BACCANTI
Un ironico orrore …

VOCE DELLE BACCANTI
Perché ironico?

VOCE DELLE BACCANTI
Il cadavere penzoloni dal ramo
di un albero mostrava un cartello.

VIII VOCE DELLE BACCANTI
Di che cartello parli?

IX VOCE DELLE BACCANTI
Il cartello riproduceva la figura dei tarocchi
con l’immagine dell’impiccato.

I VOCE DELLE BACCANTI
Ma chi era quel cadavere?

II VOCE DELLE BACCANTI
Euridice.

GRUPPO ROCK
Siamo come due derive
che fendono il vento che arriva dal Mare
nell’ora sonora
del silenzio e del tramonto.
Vi affondiamo incuranti dell’ora;
ma io non vorrei essere in nessun altro posto
con nessun’altra persona.
In nessun’altra memoria.
Con nessun altra fermare il tempo.
Dire addio alla storia.

Finito il pezzo del Gruppo Rock le Baccanti inscenano un corteo colorato e rumoroso, con i loro strumenti a percussione. E’ la Danza delle Baccanti

BACCANTI
Venite, Sorelle!
E’ il nostro bottino, due cadaveri in uno …
Non può sfuggire, Sorelle,
lo consacreremo al Dio silvano, cui nulla è ignoto,
è il nostro Dio di sangue,
un Dio che non ammette oltretomba, un Dio assetato di vita,
splendente e notturno,
è il nostro specchio, Sorelle!


Settimo quadro- Epilogo

 Il Custode del Mito, Gruppo Rock

Proscenio. Dietro il Custode del Mito viene disteso un telo azzurro che rappresenta il mare.

IL CUSTODE DEL MITO
Lo stabilimento balneare è in un’insenatura di costa
a strapiombo sul mare (Pausa)
ma terrazzato con arte partecipe e amorosa e i piani di soggiorno sono gradevoli
sotto pini e alberi di ogni specie. (Pausa)
Più su la piscina e ancora più in alto camere per dormire (Pausa).
Di fuori
non sembrava ma è tutto molto elegante e silenzioso (Pausa).
Vagamente profumato. (Pausa)
Al tavolo una coppia, lui italiano, lei inglese.
Lui è un bel ragazzo dai capelli biondissimi,
di cui non riesco a capire l’accento.
Parla perfettamente l’inglese, anche se fitto fitto
sotto lo sguardo sognante di lei. (Pausa)
Di lei mi colpisce il modo di stringere il bicchiere di vino bianco ghiacciato.
Lo rotola tra le due mani a coppa
come si fa con una ciotola di latte. (Pausa)
I suoi movimenti sono di inizio giornata,  da prima colazione, dopo una breve nottata, forse incerta nello stordimento del sole
e del caldo e per l’ebbrezza del vino ma follemente partecipe. (Pausa)
Si sfila e rincalza il laccio sul tallone dei sandali
con un movimento danzante del piede.
Il movimento fa da contrappunto ai suoi occhi, mentre osserva
il suo compagno che le pulisce il pesce freschissimo nel piatto
con una perizia consumata. (Pausa)
Lei quasi beve soltanto e guarda. (Pausa)
E’ tutto un gioco di sguardi
che fanno eco ai mille giochi della seduzione. (Pausa)
Non importa se quei due stanno insieme da una vita o solo da un giorno.
Quei movimenti, quei gesti caricano di desiderio i loro occhi come una molla che brilla.

GRUPPO ROCK
Il fuoco nella Notte di San Lorenzo Notte di sortilegi
cielo di fregi, sulla costa
fra raffiche impetuose di vento,
vento di terra che frena il mare,
vento che porta fuoco nel rogo
e incendia la notte di San Lorenzo,
vento che scuote in una moltitudine di scintille,
fosca la notte nel fuoco dei fuochi
che dipinge di sue vampe il mare atterrito.
Le stelle perdono la scena spaurite tra folate che rotolano sassi
in un groviglio di alberi allampati
tra spire che vorticano come baccanti.
Fuoco che brucia nel caldo vento che non tace.

SIPARIO


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