Letteratura del Seicento in Russia

2. Periodo di transizione (17° sec.)

2.1 Tra Kiev e Mosca

Nel 17° sec. la R., per effetto dei contatti stabiliti attraverso le guerre, il commercio e la diplomazia, esce dall’isolamento aprendo anche la letteratura a influenze europee mediante traduzioni, rifacimenti e l’assimilazione di temi e mezzi espressivi propri della letteratura d’invenzione.

La letteratura del primo trentennio del secolo ha come tema centrale gli avvenimenti dell’epoca dei torbidi. Il Chronograf («Cronografo», 1617) costituisce un passo importante sulla via della secolarizzazione della storiografia russa; si attenua la rigida divisione dei personaggi in buoni e cattivi, si cominciano a descrivere caratteri complessi e contraddittori come quello di Boris Godunov. Nel 1631 si trasforma in Accademia il Collegio mogiliano (dal nome del metropolita moldavo P. Movilă, in russo Mogila) di Kiev, dove si insegnano la teologia, la filosofia, ma anche la retorica; l’Accademia favorisce la diffusione della poesia metrica barocca ucraina e introduce a Mosca un nuovo genere letterario, il dramma scolastico. Il barocco russo differisce per alcuni tratti essenziali da quello dei paesi che hanno conosciuto la Riforma e la Controriforma: nell’Europa orientale di civiltà bizantino-slava, che non ha avuto un’esperienza rinascimentale, il barocco si fa parzialmente portatore anche di valori culturali dell’Umanesimo e del Rinascimento.

Il bielorusso S. Polockij può essere considerato il primo poeta del granducato di Mosca, poiché concepisce modernamente la poesia come autonoma forma espressiva e introduce nello Stato moscovita la poesia sillabica di derivazione polacca. Fino al 17° sec., la letteratura scritta si esprimeva in prosa, mentre la poesia popolare, che conosceva da tempo le forme metriche, era soltanto orale. Polockij porta inoltre a Mosca (dove era sorta, sul modello kieviano, l’Accademia slavo-greco-latina) la tradizione del teatro scolastico dei gesuiti, scrivendo commedie in versi di argomento biblico. Il primo dramma è invece l’Artakserksevo dejstvo («Azione di Artaserse»), presentato al teatro di corte russo nel 1672 dal pastore luterano tedesco J.G. Gregori.

Si formano, nel corso del Seicento, generi prosastici di tipo moderno; l’elemento della narratio diventa visibile in opere diverse per genere e stile, come la povest´ di Savva Grudcyn, ricca di elementi popolari, che introduce il tema faustiano del patto con il diavolo, o quella di Karp Sutulov, di intonazione anticlericale, dove si raccontano gli stratagemmi ideati dalla saggia moglie di un mercante per difendere la propria virtù, o ancora la povest´ satirica di Erš Eršovič, che ha per protagonisti dei pesci, testimoniando l’inserimento delle vicende di animali nella letteratura scritta. Con la storia di Frol Skobeevcompaiono nella narrativa elementi picareschi e il termine povest´ comincia ad assumere un’accezione non lontana da quella moderna («novella», «racconto»), mentre la Povest´ o Gore-Zločastii («Storia di Dolore-Malasorte») utilizza i principi del verso epico delle byliny(➔ bylina) e quelli del duchovnyj stich («verso spirituale») per narrare le disavventure di un giovane colpito dalla malasorte dopo aver violato i precetti morali trasmessi dai genitori. Grande fortuna ha la Skazanie pro Bovu Koroleviča («Storia di Bova principe»).

Verso la metà del 17° sec. il patriarca Nikon introduce nella Chiesa russa una serie di riforme liturgiche, approvate dal Concilio del 1656, ma violentemente respinte da una parte del clero e dei fedeli, che prendono il nome di ‘vecchi credenti’ e danno origine a uno scisma. Un battagliero rappresentante dei vecchi credenti, l’arciprete Avvakum, ferocemente perseguitato e poi arso sul rogo (1682), lascia le opere letterarie più importanti e innovative del secolo; la sua autobiografia, eccezionale per forza espressiva e originalità di linguaggio, fa ricorso a forme linguistiche popolari e conclude il periodo moscovita della letteratura russa, segnando l’inizio di una nuova stagione letteraria. Il concetto di stile individuale, la presenza dell’autore e della sua biografia avevano cominciato a manifestarsi nella letteratura ucraina e russa tra la fine del 16° e l’inizio del 17° sec., e sul finire del Seicento si affermano definitivamente.

2.2 La tradizione folclorica

Gli skomorochi

Al Seicento risalgono anche le prime trascrizioni di materiale folclorico. La ricchissima tradizione folclorica dell’antica Rus´ era trasmessa dagli skomorochi, attori girovaghi e menestrelli, attivi fin dall’11° sec., rinati nel 16° dopo la fine della dominazione tatara, malvisti dalla Chiesa e messi fuori legge dallo zar Alessio alla metà del 17° secolo. Nel 1619-20 sei canzoni storiche russe sono trascritte per R. James, uno degli ambasciatori inglesi inviati da Giacomo I allo zar Michele III.

Le canzoni epiche russe vengono di solito divise in due categorie: le byliny, in cui prevale l’elemento mitico e leggendario, e le canzoni storiche, che si riferiscono a eventi e personaggi reali. Nelle byliny si distinguono il ciclo di Kiev, che ruota intorno al principe Vladimiro e ai suoi Bogatyri (Il´ja Muromec, Dobrynja Nikitič e Alëša Popovič), e il ciclo della città mercantile di Novgorod, che annovera tra i suoi eroi Sadko e Vasilij Buslaev. Le canzoni storiche esaltano le gesta di personaggi contemporanei: Ivan il Terribile, Ermak, Sten´ka Razin. Altre forme di folclore dell’antica Rus´ sono i canti di tipo rituale per propiziare la pioggia o la fertilità della terra e i canti profani, come quelli di carnevale o dei briganti; diffusa è anche la poesia lirica popolare e quella a sfondo religioso dei duchovnye stichi. Una delle prime raccolte di byliny è quella di K. Danilov, pubblicata proprio all’inizio di quel 19° sec. che vedrà sorgere un vivace interesse per il folclore e moltiplicarsi raccolte e studi.



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