La scultura gotica

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La funzione architettonica della scultura gotica

Nella scultura gotica si assiste ad una certa evoluzione tecnica rispetto allo romanico, ma soprattutto si nota un maggiore dinamismo nella composizione.
I caratteri stilistici sono fondamentalmente simili a quelli della pittura gotica:

• rappresentazione naturale in varie posizioni;

• modellato volumetrico-plastico;

• ricerca delle proporzioni del corpo (generalmente allungato);

• proporzione gerarchica (non sempre presente);

• assenza di prospettiva, al massimo si nota la presenza di piani di sovrapposizione;

• un certo gusto per la decorazione per cui vengono scolpiti con soggetti figurativi anche elementi strutturali, come i doccioni, i pinnacoli, etc..

La scultura gotica d’oltralpe, in Francia e in Germania soprattutto, presenta accentuati allungamenti dei corpo umano, cosa che invece in Italia troviamo meno evidente.

Lo stile gotico si afferma in Francia agli inizi del XII secolo e si diffonde poi gradualmente in tutta Europa apportando numerosi cambiamenti rispetto allo stile romanico che lo aveva preceduto. Nel Romanico la scultura non aveva avuto un ruolo ben determinato come l’architettura o la pittura e anzi era pensata come semplice “decorazione” dell’architettura: portali e statue erano parte integranti degli elementi architettonici portanti.

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Nel Gotico la novità fondamentale per la scultura è che, seppure lentamente, inizia a riappropriarsi della sua dignità artistica, cercando di staccarsi, anche materialmente dagli elementi architettonici. Solo nel Rinascimento però la scultura si riapproprierà completamente del “tutto tondo” che la caratterizzava anche nella classicità.

Continua dunque anche nel periodo gotico la produzione di statue-colonne ma si assiste ad un progressivo aumento e acquisizione di volumi propri, si abbandona la bidimensionalità per rendere la figura tridimensionale. La figura umana, animale o anche gli oggetti assumono spazi propri e ben definiti, volumi precisi, peso, concretezza e collocazione spaziale.

L’iconografia nell’arte gotica: i soggetti della scultura

La scultura gotica a differenza di quella romanica ritorna alla riflessione sulla realtà umana: non solo soggetti tradizionali di fede ma ora la scultura comprende tutti gli aspetti della vita terrena; iniziano ad essere scolpiti soggetti che raffigurano mestieri, le attività agricole che caratterizzano il trascorrere dei mesi, le raffigurazioni astrologiche o soggetti di scienze contemporanee. I grandi misteri e la scultura del terrore lasciano grande spazio e valorizzazione alla realtà terrena umana e dopo molti secoli, l’uomo torna al centro dell’interesse degli artisti.

scultura gotica, Giovanni_pisano, pulpito di sant'andrea

Conseguente alla scelta dei soggetti per lo più riferibili a figure umane, è anche il cambiamento stilistico delle linee dei soggetti: le figure tendono ad allungarsi e ad assumere espressività. Possiamo parlare di una ricerca di naturalismo nella resa dei volti e dei movimenti, non certo, almeno per ora, di realismo. Persiste ancora nel gotico infatti, la produzione di immagini un po’ stereotipate che seguono degli schemi di disposizione fissi: apostoli, processioni di santi, ecc.

L’estrema attenzione alla resa della figura umana conduce lo scultore gotico a un’interpretazione psicologica del personaggio scolpito e questo accade non solo per i soggetti laici scolpiti durante le fatiche del lavoro ma anche per il filone della scultura devozionale: aumenta a dismisura la produzione di statuine di culto che servivano per abbellire gli altari ma anche per uso devozionale privato: soggetti come la Vergine in trono, la morte della Vergine, Madonna in piedi con il Bambino in braccio possono essere commercializzare più facilmente e contribuiscono alla rapida diffusione dello stile scultoreo gotico in tutta Europa.

Il primo e principale artefice del recupero dell’arte romana nel Duecento fu lo scultore Nicola de Apulia, meglio noto come Nicola Pisano (Puglia?, 1210 circa – Siena?, 1278/84): dalla Puglia, regione che ricoprì per l’arte il ruolo che la Sicilia aveva ricoperto per la letteratura, Nicola si trasferì a Pisa dove il suo studio dell’arte antica poteva compiersi e perfezionarsi in quanto in area pisana da diversi anni (ci troviamo alla metà del secolo, subito dopo gli anni Cinquanta) si assisteva al recupero di reperti dell’antichità (sarcofaghi, rilievi… ), pertanto Pisa rappresentava il luogo ideale dove poter mettere a frutto la ricerca iniziata nell’Italia del Sud. E il riferimento ai modelli antichi non poteva che guardare proprio alla scultura, perché dall’antichità classica non erano pervenuti dipinti, ma solo opere scolpite: è anche per questo motivo che nel Duecento la scultura conobbe un’evoluzione più rapida rispetto a quella della pittura.

Grazie a questo studio attento, la scultura di Nicola Pisano raggiunse risultati di naturalismo e plasticismo che erano ancora sconosciuti all’arte occidentale. A questo si aggiunse poi, come anticipato, il secondo fenomeno che connotò l’arte del Duecento, ovvero l’arrivo delle suggestioni derivanti dalla scultura francese: con la drammaticità di quest’ultima, l’arte di Nicola Pisano riuscì a raggiungere una forza espressiva non indifferente. Lo dimostra pienamente il pulpito del Battistero di Pisa, del 1255-1260 circa.

L’opera di Nicola Pisano fu continuata dai suoi due principali allievi: il figlio Giovanni Pisano (Pisa?, 1248 circa – Siena, dopo il 1314), che sviluppò la componente “drammatica” dell’arte del padre arrivando a vette elevate di espressionismo (si veda la strage degli innocenti dal pulpito di Sant’Andrea a Pistoia, realizzato tra il 1297 e il 1301), e Arnolfo di Cambio (Colle di Val d’Elsa, 1240 circa – Firenze tra il 1302 e il 1310), che, al contrario, sviluppò la componente “classicista” prediligendo solide volumetrie e plasticità (statua di Carlo d’Angiò, 1277, Roma, Palazzo dei Conservatori). L’opera di Giovanni Pisano e di Arnolfo di Cambio fu importante anche per gli sviluppi della pittura della seconda metà del Duecento. Infatti, quando la pittura volle iniziare a svincolarsi dalla dipendenza dai modelli bizantini, mancando figure di riferimento valide in pittura, i principali artisti a cui ispirarsi erano proprio Giovanni Pisano e Arnolfo di Cambio. Quest’ultimo fu, peraltro, artefice di una interessante contaminazione tra scultura e architettura (evidente soprattutto nei suoi cibori, come quello di San Paolo fuori le Mura, a Roma) destinata a suggestionare gli artisti di tutto il Trecento.

Durante il secolo successivo non mancarono poi le personalità che seppero diffondere le conquiste raggiunte in Toscana (sia Giovanni Pisano che Arnolfo di Cambio lavorarono infatti principalmente nelle maggiori città toscane, come FirenzePisa e Siena): le figure chiave del secolo, per ciò che riguardava la scultura, furono Giovanni di Balduccio (Pisa, 1300 circa – 1349 circa), che diffuse il linguaggio toscano nel nord Italia, e Tino di Camaino (Siena 1280 circa – Napoli 1337), che oltre a essere uno scultore dotato di una grande originalità e una forte carica innovativa (inventò infatti modelli, soprattutto nell’ambito dei monumenti funebri, che fecero scuola: per esempio quello del cardinale Riccardo Petroni, 1317-18, Siena, Duomo), con il suo trasferimento a Napoli nel terzo decennio del XIV secolo, diffuse i modi toscani nel meridione della penisola imponendo il suo linguaggio fatto di composta, equilibrata e severa plasticità.



Categorie:H15- Storia dell'arte medievale

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