Le maschere della notte di Ognissanti in Italia

Coccalu di muortu

A Serra San Bruno, in Calabria, vi è la secolare tradizione del “Coccalu di muortu”. I ragazzini, dopo aver intagliato una zucca riproducendo un teschio (in dialetto serrese, appunto, “Coccalu di muortu”), gironzolano per le vie del paese tenendo in mano la loro creazione e, o bussando agli usci delle case oppure rivolgendosi direttamente alle persone che incontrano per strada, esordiscono con la frase: “Mi lu pagati lu coccalu?” (“Me lo pagate il teschio?”).

Fucacost

In Puglia, a Orsara di Puglia, la notte tra l’1 e il 2 di novembre si celebra l’antichissima notte del “fucacost” (fuoco fianco a fianco): davanti a ogni casa vengono accesi dei falò (in origine di rami secchi di ginestra) per illuminare la strada di casa ai defunti (in genere alle anime del purgatorio) che in quella notte tornerebbe a trovare i viventi. Sulla brace di questi falò, viene cucinata della carne che tutti mangiano in strada assieme ai passanti. Nella giornata del primo di novembre, nella piazza principale, si svolge la tradizionale gara delle zucche decorate (definite le “cocce priatorje” – le teste del purgatorio).

A San Nicandro Garganico, cittadina in provincia di Foggia, il 1° di novembre è usanza andare di porta in porta a chiedere un’offerta. I bambini bussando alla porta recitano la filastrocca “damm l’anma i mort, ca snnò t sfasc la porta” (dammi l’anima dei morti, altrimenti butto giù la porta). Questa usanza ricorda molto quella del dolcetto o scherzetto, tipica dei paesi anglosassoni.

L’aneme du priatorie

A Massafra, cittadina in provincia di Taranto, gli anziani raccontano che la notte del 31 ottobre l'”aneme du priatorie” (anime del purgatorio) lasciano il cimitero e percorrono in processione le vie del centro storico usando il pollice a mo’ di candela e raggiungendo le chiese per celebrare la messa dei morti. Se incontrano qualcuno per strada lo portano con sé. La tradizione popolare vuole che un tale mentre si recava al lavoro all’alba vide che in chiesa c’era la messa e vi entrò. Al termine della messa quando il prete si girò per la benedizione, si accorse che era senza naso. Solo allora si rese conto che tutti quelli che erano intorno a lui erano morti e fu sopraffatto. Le anime del purgatorio erano molto rispettate dagli anziani tanto che a loro era dedicato un posto a tavola con tanto di posate e tovagliolo. Le anime rientrano nel cimitero la notte dell’Epifania.

In Friuli e Veneto era diffusa la tradizione di intagliare zucche con fattezze di teschio (dette lumèresuche baruche o suche dei morti), e la credenza che nella notte dei morti questi potessero uscire dalle tombe, muoversi in processione, irretire i bambini, e infine che gli animali nelle stalle potessero parlare[32][33]. Sempre in Friuliera diffusa una tradizione simile a quella del “dolcetto o scherzetto”, ma applicata nelle festività natalizie o carnevalesche, feste che hanno pure origine come riti di passaggio d’anno, similmente a Halloween. In queste occasioni i bambini, eventualmente travestiti da figure spaventose e mostruose, potevano bussare di porta in porta recitando filastrocche il cui significato era quello di chiedere dolci, noci o piccoli regali, in cambio di un augurio rivolto all’interlocutore di accedere al paradiso.

In Sardegna e in Corsica è conosciuta nel Sud come Is Animeddas (Sarrabus) o Is Panixeddas; in Ogliastra come Su Prugadoriu; nel Nuorese come Su mortu mortu, Sas Animas o Su Peti Cocone (Orosei). È una tradizione antichissima e prevede che i bambini si rechino di casa in casa per chiedere di fare del bene per le anime dei morti attraverso richieste di doni usando frasi di rito come “Mi ddas fait is animeddas?” (“mi fa le piccole anime?”) o “Carchi cosa pro sas animas” (“qualcosa per le anime). I bambini che bussano alle porte si presentano nel Nuorese come “sos chi toccana” (“quelli che bussano”)[35]“. Caratteristiche simili a Halloween si riscontrano anche nel Nord dell’isola, nell’antica festa di Sant’Andrea celebrata a Martis e in altri comuni dell’Anglona e del Goceano: la notte del 30 novembre gli adulti vanno per le vie del paese percuotendo fra loro graticole, coltelli e scuri allo scopo di intimorire i ragazzi e i bambini che nel frattempo vagano per le strade con delle zucche vuote intagliate a forma di teschio e illuminate all’interno da una candela. I giovani, quando vanno a bussare nelle case, annunciano la loro presenza battendo coperchi e mestoli e recitando una enigmatica e minacciosa filastrocca nella locale parlata sardo-corsa Sant’Andria muzza li mani!!…(Sant’Andrea mozza le mani) ricevendo in cambio, per questa loro esibizione, dolci, mandarini, fichi secchi, bibite e denaro.

Favette o ossa dei morti

In Emilia, in particolare a Reggio Emilia, si festeggia mangiando dolci chiamati favette o ossa dei morti. Sono biscotti dolci di pasta alla mandorla e di zucchero aromatizzate e colorate fatte a forma di ossa. Si dice che mangiare tali dolciumi porti bene in quanto richiamano la protezione dei morti cari, in modo che possano proteggere dalla rigidezza dell’inverno.

Le anime de le morte

In Abruzzo, a Serramonacesca in provincia di Pescara c’è una ricorrenza quasi identica ad Halloween, con tanto di zucche intagliate, ma quando i bambini bussano alle porte al “Chi è?” invece di rispondere “Dolcetto o scherzetto?” dicono L’anime de le morte (le anime dei morti).

A Lucera, Lesina e in tutte le altre città della Daunia (provincia di Foggia), durante le festività di Ognissanti e Tutti i morti si regalano delle calze ripiene di cioccolatini e caramelle ai bambini, che, appese vicino al letto, sono benedette la notte tra l’1 e il 2 novembre dagli spiriti dei familiari morti.



Categorie:K21- Notte di Ognissanti e Halloween, Uncategorized

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