
Torna puntuale come ogni anno a Teora, in provincia di Avellino, la festa degli squacqualacchiun. Appuntamento da non perdere nel borgo irpino nei giorni 14 e 15 febbraio a partire dalle 16 la tipica maschera Teorese.
L’evento segna l’inizio del carnevale ha inizio con i tradizionali “Squacqualacchiun”, maschere che girano per il paese con dei bastoni causando un rumore cupo di campanacci disturbando i passanti con lazzi e gesti un po’ hot rumoreggiando per i rioni del paese e scomparendo nei vicoli dello stesso.
La tradizione si rinnova ogni anno e il nome di questi uomini camuffati che si aggirano dentro Teora è lungo e senza un preciso significato; sembrerebbe un appellativo dato dalla gente per schernirli.
Il termine “Squacqualacchiun” potrebbe infatti derivare dalla voce dialettale “squacquarat” che significa ‘trasandato’. La loro origine si ricollega ad usi pre-cristiani. Gli “Squacqualacchiun” ricordano riti ripercorrenti la mitologia dei Baccanali oltre al culto di Dioniso o di altre divinità dei boschi. Essi rappresentano il vivere, un momento di ebbrezza, di gioia, di evasione, di libertà.
Queste figure antiche, primitive e grottesche – che ricordano, per certi versi, i Mamutones della Sardegna – indossano un costume composto da un sacco di tela con una giacca stinta messa a rovescio.
Il loro viso è coperto da un cappuccio che funge da maschera e che lascia intravedere solo gli occhi.
In mano portano dei bastoni, alle cui estremità sono attaccati dei campanacci, che emettono un rumore cupo, e degli aghi di pino, che usano per i loro rituali.
Nel loro girovagare per i rioni del borgo irpino, infastidiscono e ingiuriano i passanti con lazzi e gesti un po’ “spinti”.
Una volta giunti nel centro del paese, gli “Squacqualacchiun” improvvisano una danza prima intorno a “lu pagliar” (il falò) e poi intorno alla fontana principale, compiendo il loro rito magico.
La tradizione vuole che la prima apparizione della maschera sia il 17 gennaio, anche se l’uscita più importante avviene l’ultimo sabato del mese in occasione della festa che celebra una pietanza tipica della tradizione culinaria teorese, la Tomacella, una polpetta fatta con frattaglie di maiale, rafano (un’erba essenziale dal sapore simile a quello della senape) e formaggio grattugiato.
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