L’epoca d’argento della letteratura russa

L’epoca d’argento. L’inizio del XX secolo

I realisti all’inizio del XX secolo: Lev Nikolaevič Tolstoj, Vladimir Galaktinovič Korolenko, Aleksej Nikolaevič Tolstoj, Aleksandr Ivanovič Kuprin, Ivan Alekseevič Bunin, Leonid Nikolaevič Andreev, Maksim Gorkij, Aleksej Michajlovič Remizov, Ivan Sergeevič Šmelëv, Ol’ga Dmitrievna Forš.

Il XX secolo è ricco di importanti avvenimenti che hanno radicalmente cambiato la letteratura russa, questo secolo si suddivide in 3 parti:

  • fine Ottocento fino alla rivoluzione del 1905
  • dalla rivoluzione del 1905 alla caduta dello zar (1917)
  • dal 1917 fino al “realismo sovietico” di Stalin

Durante questo periodo si sono sviluppate diverse correnti, la prima di queste e il Decadentismo russo che prende spunto dalla corrente francese, ma che poi si sviluppò in via indipendente dalla sorella europea. Si guardano a poeti come Paul Verlaine o Arthur Rimbaud; ci si stufa di quel realismo che guarda al sociale e si cerca una poesia che sia individuale e propria del poeta. Questa corrente letteraria si suddivise in vari gruppi e quello più importante è senza dubbio quella che diventerà una corrente letteraria a sé stante: il Simbolismo.

Simbolismo russo

Il simbolo come catacresi per la ricerca di quella verità alla quale l’uomo aspira, ma non riesce ad arrivare a causa della sua materialità, mentre la verità è fatua ed è raggiungibile solo attraverso l’arte. In questo periodo si sviluppa, tra gli artisti, lo studio delle filosofie orientali, del misticismo e l’ingresso nelle sette: qualsiasi strada per ottenere la verità. Il primo simbolista è Solov’ëv, il quale per primo cominciò a studiare filosofie orientali e a parlare della Divina Sofia come di una donna luminescente alla quale l’uomo aspira, ma purtroppo non riesce mai a raggiungere.

Il movimento simbolista cambierà con la rivoluzione del 1905, si capisce che si è guardato troppo in alto e non ci si è resi conto di quello che il popolo tramava, la Sofia di Solov’ëv è diventata per il poeta simbolista Blok una donna da bettola, una “Sconosciuta”, che è vista come la stessa Russia.

I simbolisti in prosa – Dmitrij Sergeevič Merežkovskij: Romanzi storiosofici; Fëdor Sologub: Il piccolo diavolo; Andrej Belyj: Pietroburgo.

L’inizio del XX secolo vede una vivace attività in campo poetico e la fioritura di molte tendenze, dal simbolismo al finitismo al futurismo. Molti poeti partecipano a questa nuova età dell’oro:

  • il presimbolismo (impressionismo) – Nikolaj Maksimovič Minskij, Innokentij Fëdorovič Annenskij
  • i simbolisti della prima generazione (San-Pietroburgo) – Dmitrij Sergeevič Merežkovskij, Zinaida Nikolaevna Gippius, Fëdor Sologub
  • i simbolisti della prima generazione (Mosca) – Valerij Jakovlevič Brjusov, Konstantin Dmitrievič Bal’mont
  • i simbolisti della seconda generazione – Vjačeslav Ivanovič Ivanov, Vera Merkur’eva, Andrej Belyj, Aleksandr Aleksandrovič Blok, Michail Alekseevič Kuzmin
  • gli acmeisti – Nikolaj Stepanovič Gumilëv, Osip Ėmil’evič Mandel’štam, Anna Andreevna Achmatova
  • Marina Ivanovna Cvetaeva, Maksimilian Aleksandrovič Vološin, Vladislav Felicianovič Chodasevič, Georgij Vladimirovič Ivanov
  • i cubofuturisti – Velimir Chlebnikov, Vladimir Vladimirovič Majakovskij
  • gli egofuturisti – Igor’ Severjanin
  • «la Centrifuga» – Nikolaj Aseev, Boris Leonidovič Pasternak.
  • i poeti-contadini – Sergej Aleksandrovič Esenin, Nikolaj Alekseevič Kljuev.
  • gli “OBĖRIU” – Daniil Ivanovič Charms Aleksandr Ivanovič Vvedenskij

Alcuni di loro (Andrej Belyj in particolare), entrano in contatto con il filosofo e mistico russo Pavel Aleksandrovič Florenskij, dando vita a un intenso e reciproco scambio.

 

Con A. P. Čechov (1860-1904) apparve una voce del tutto nuova. Si configurò il quadro di una generazione che viveva nell’ombra, timida di mostrarsi, priva di ideali, quasi amasse, come il protagonista di una sua famosissima novella, celarsi in un astuccio. Umorista finissimo Čechov fu il maestro del racconto piccolo, breve. Ma all’umorismo si sovrappose e vinse quasi sempre la vita non voluta, la vita accettata in attesa di non vivere e solo nel teatro Čechov sembrò scuotersi e aprirsi alla speranza, finalmente consapevole che una realtà nuova doveva pur apparire all’orizzonte. Rassegnato ancora una volta in Zio Vanja e ne Le tre sorelle, dopo aver sognato ne Il gabbiano, ne Il giardino dei ciliegi annunciò, con i colpi di ascia che abbattono gli alberi, il tamburo di una nuova vita intenta a farsi luce attraverso l’intrico delle vecchie cose ormai finite. Il teatro si mosse nella sua nuova concezione scenica e interpretativa con K. S. Stanislavskij, V. I. Nemirovič-Dančenko, V. E. Mejerchold e E. B. Vachtangov. Anche la poesia visse un momento di particolare intensità e ricchezza con il simbolismo che ebbe in A. A. Blok (1880-1921) forse il lirico più importante del Novecento. Con lui emersero V. Ja. Brjusov (1873-1924), K. D. Balmont (1867-1942), Z. N. Gippius (1869-1945), V. I. Ivanov (1866-1949), mentre tra i prosatori, contestati gli uni come gli altri dal grosso pubblico, andavano affermandosi D. S. Merežkovskij (1865-1941), L. N. Andreev (1871-1919), A. Belyj (1880-1934), tutti preludendo a una riproposta del realismo che si avverò con I. A. Bunin (1870-1953), A. I. Kuprin (1870-1938), A. S. Serafimovič (1863-1949), per sfociare nella letteratura proletaria. Improvvisamente realismo tradizionale e simbolismo si esaurirono alla vigilia della prima guerra mondiale. La Russia si aprì a tutte le avanguardie, specie con l’acmeismo di N. S. Gumilëv (1886-1921) e di A. A. Achmatova (1889-1966), il futurismo di V. Chlebnikov (1885-1922) e si aprì agli studi critici ispirati all’ideologia marxista. G. V. Plechanov (1856-1918), A. V. Lunačarskij (1875-1933) e V. V. Vorovskij (1871-1923) furono gli anelli di congiunzione tra la cultura prerivoluzionaria e quella postrivoluzionaria. E mentre Majakovskij si affacciava alla letteratura prerivoluzionaria, per realizzarsi nella Russia postrivoluzionaria, M. Gorkij (1868-1936) si poneva perfettamente a cavallo tra le due età pre- e postrivoluzionaria. Espressione genuina della grande anima popolare con Makar Čudra (1892), Foma Gordeev (1899), Piccoli borghesi (1902), Bassifondi (1902), La madre (1907-08), Gorkij passò dall’anarchismo al marxismo, dal Romanticismo al realismo, esaltando nel popolo, negli operai, i protagonisti di quella rivoluzione di cui difese poi i valori intellettuali accogliendo sotto la sua ala di primo presidente dell’Associazione scrittori i più alti ingegni del suo tempo. Per gli sviluppi successivi della letteratura russa, vedi Unione Sovietica.



Categorie:R11- Letteratura russa del Novecento / Русская литература - 20 век /, Uncategorized

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