Schema delle quartine poetiche cinesi di epoca Tang

Schema delle quartine poetiche cinesi di epoca Tang

La dinastia Tang (唐朝TTángcháoP, 618-907) seguì la dinastia Sui, che aveva riportato l’unità politica in Cina, e fu seguita da un’epoca di disunione nota come il periodo delle Cinque dinastie e dieci regni.

Durante l’epoca Tang, l’arte si distingue per dignità, realismo e vigore incomparabili. Nella cosmopolita e potente capitale Changan regna una grande tolleranza religiosa. L’espansione del buddhismo favorisce l’origine di numerose fondazioni religiose e di un’arte scultorea e pittorica estremamente varia. Sia le persecuzioni religiose dell’845, sia le rivolte e guerre causano la distruzione della maggior parte delle opere. Come testimonianza rimane solo il complesso delle grotte Dunhuang, dove affreschi e insegne su seta e canapa attestano i progressi della pittura buddhista provinciale. Recenti scavi nella regione di Changan, oggi Xi’an nello Shanxi, hanno portato alla luce diversi sepolcri imperiali decorati con pitture, tra cui spiccano gli affreschi della tomba della principessa Yongtai, morta nel 701, che con tratti leggeri di tono scuro, ravvivati da colori, essi raffigurano l’incontro di dame di corte circondate da serve, danzatrici e suonatrici.

Anche la poesia era fiorente durante la dinastia Tang. Il periodo ispirò famosi poeti come Li Bai (noto per saper trarre brillante ispirazione da un boccale di vino), Du Fu (noto anche come il poeta-storico), Wang Wei (poeta ma anche pittore dotato), e molti, molti altri.

In questo periodo nella poesia si distinguevano due stili, uno antico ed uno moderno. Lo stile detto “moderno” poteva essere formata da quattro oppure otto versi, anche se poi in letteratura si trovano versi fuori da questi schemi.
La più usata è la poesia di soli quattro versi e cinque sillabe.

Ad un famoso poeta giapponese fu domandato come si componga una poesia cinese.
«La consueta poesia cinese è di quattro versi» spiegò lui. «Nel primo verso c’è la premessa; nel secondo c’è la continuazione di quella premessa; il terzo verso si allontana dall’argomento e ne comincia uno nuovo; e il quarto verso collega i primi tre. Un canto popolare giapponese esemplifica quanto ho detto:

“A Kyoto vivono le due figlie di un mercante di seta.
La più grande ha vent’anni, la più giovane diciotto.
Un soldato può anche uccidere con la sua spada,
Ma queste ragazze uccidono gli uomini coi loro occhi”.

Il primo verso possiamo dire sia L’esordio ed è chiamato Ki
Il secondo verso espreime lo sviluppo ed è chiamato Chun
Il terzo verso definisce la svolta e viene chiamato Chuen
Il quarto verso ovviamente è il finale ed il suo nome è Ho

Questa metrica è diversa dall’Aikù giapponese e anche nello sviluppo ha le sue peculiarità, ma come vediamo resta sempre lo stile della sfida, dove esprimere massime libertà di simboli in gabbie di regole estremamente rigide. Già questo contrasto tra forma e contenuto è la prima poetica che viene manifestata da questa forma poetica.
La caratteristica di questi quattro passaggi sta anche nel fatto che sono gli stessi passaggi di qualsiasi struttura narrativa completa, sia che si tratti di un romanzo, di un racconto, fino alla più contratta poesia. Questi passaggi quindi compiono un’azione cronologica di sviluppo narrativo anche in una poesia che si nutre di tasselli simbolici ed evocativi che singolarmente vivono della loro solo istantaneità.

Il sole

1 ki- esordio       
2 Chun-sviluppo       
3 Chuen-svolta
4 Ho-finale

 

 

POESIA:

1)      shī (): vari tipi (di metrica e contenuti)

2)       jí (epoca Tang e Song)

3)      Yuan (epoca Yuan)

 

Nella poesia Tang il processo di codificazione (delle regole tonali) si divide in:

a)      (gǔ, ) tíshī 体诗 (stile antico, nato durante gli Han Orientali)

b)      jīn tíshī 近体诗 (stile moderno, nato nel V-VI secolo), a sua volta diviso in:

1)      jué jù (绝句= versi troncati), le più corte, composto in 4 versi cioè una sola quartina composta da 5 caratteri (五言绝句) se non ci sono parole bisillabiche o da 7caratteri (七言) se ci sono parole bisillabiche;

2)      lǜ shī (律诗 = poesia della legge, codificata) in cui le regole metriche sono più rigide. È costituito da 2 quartine (quindi 8 versi) da 5/7 caratteri. Qui l’attenzione non si ferma sulle 2 quartine ma sui 2 distici interni (il primo introduce al contesto della poesia, il secondo/terzo distico contiene un climax e il quarto dà la conclusione). I versi dei distici sono caratterizzati da un forte parallelismo sintattico-semantico che rendeva intuitivo il significato. Il distico finale presenta spesso un enjambement. L’importanza viene data ai due distici centrali. Ma non tutte le poesie di questo tipo hanno un forte parallelismo e questo perché molte poesie erano occasionali, per esempio potevano essere esercitazioni o giochi di abilità fra letterati nel comporre poesie, una sorta di passatempo (vedi gara di abilità ne “Il Sogno della Camera Rossa”);

3)      pái lǜ  (排律 = versi concatenati codificati), poesie molto lunghe, composte da un distico iniziale ed uno finale in 5/7 versi disposti, però, in fila.

Le poesie (soprattutto quelle del tipo shī) sono spesso occasionali e brevi perché di contenuto non narrativo (quindi descrittivo). I temi erano basati sui sentimenti (spesso convenzionali) dell’autore a proposito di eventi significativi nella propria vita sociale di burocrate: i poemi erano così scritti su richiesta di un collega o in risposta ad una sua poesia. Le descrizioni erano brevi e disposte l’una accanto all’altra. Il tema meno affrontato è l’amore. Infatti i poeti di epoca Tang sono molto riservati (tutt’al più c’è qualche accenno all’amore coniugale, alla malinconia per la lontananza e poco più). In genere si parla di allontanamento dal luogo natio (a causa degli esami, della gavetta e così via). Non essendoci lo spazio per elencare le particelle grammaticali spesso i verbi non compaiono. La critica politica (espressa sempre in termini convenzionali) è spesso esplicata in yuèfú; rara è la poesia paesaggistica.



Categorie:U03- Letteratura cinese - Chinese Literature - 中國文學, Uncategorized

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