Metrica russa

Metrica russa

Nel territorio abitato da popolazioni parlanti lingue slave si possono agevolmente circoscrivere due aree, che presentano caratteri peculiari sia per quanto concerne il tipo della poesia popolare sia per quanto riguarda la posizione dell’accento nella parola. Il quadro complessivo rispecchia la situazione seguente: nell’area sud-orientale, comprendente le terre a lingua serbo-croata, bulgara, ucraina e russa, si nota prevalenza di poesia epica e accento libero e mobile; nell’area occidentale, che abbraccia le sfere linguistiche polacca, ceca, slovacca e lusaziana, alla predilezione per la poesia lirica fa riscontro un tipo di accento fisso (sulla prima sillaba in ceco, slovacco e lusaziano; sulla prima sillaba nei tempi antichi, ma attualmente sulla penultima in polacco). Nelle zone di confine (Slovenia, Bielorussia) si nota la prevalenza di poesia lirica e accento libero e mobile.

Un terzo elemento poetico caratterizza il distacco tra le due parti: il diverso comportamento nei confronti della rima. Mentre nella poesia popolare slava occidentale essa è indispensabile, in quella sud-orientale non solo ha un rilievo del tutto secondario ma, in determinati casi, è addirittura espressamente vietata (composizioni epiche meridionali). Alquanto problematici appaiono pertanto i tentativi miranti a ricostruire un fondo metrico slavo comune. Alcuni studiosi sostengono che la m. slava originaria si basasse sia su versi con numero fisso di sillabe (fenomeno pressoché costante in Occidente) sia su versi con numero imprecisato di sillabe (caratteristici dei poemi epici orientali e, in parte, meridionali). D’altro canto nei diversi paesi slavi i sistemi metrici assunsero assai per tempo aspetti autonomi, determinati non solo da evoluzioni interne, ma anche da influssi di letterature straniere. Risultati più concreti si possono pertanto ottenere attraverso l’analisi delle condizioni riscontrabili presso le singole nazioni. Nell’area sud-orientale la forma metrica più anticamente attestata è quella delle poesie paleoslave, di contenuto sacro, prive di rima e composte da versi di 12 sillabe, di evidente derivazione bizantina: dopo aver avuto una certa fioritura verso il 10° sec., tale sistema metrico andò dileguandosi nell’età successiva.

Le composizioni popolari epiche russe (byliny o stariny) sono scritte in versi non rimati di varia lunghezza. Dato il carattere essenzialmente recitativo di tali poemi, solo nella parte finale del verso si nota una relativa costanza nel numero e nella posizione degli accenti, mentre, negli altri piedi, si alternano liberamente, fuori di qualsiasi norma, sillabe accentate e sillabe atone. Tra la seconda metà del 18° sec. e la prima metà del secolo successivo, il tipo più frequentemente ricorrente fu quello giambico, ma anche il piede trocaico trovò larghe possibilità di impiego. Attorno alla seconda metà del 19° sec. si diffusero inoltre i piedi dattilici, che, in un primo momento, seguirono rigorosamente lo schema _◡◡ (sillaba accentata + atona + atona), mentre verso il 20° sec. le posizioni brevi cominciarono ad ammettere anche sillabe accentate. Nella produzione novecentesca, accanto ai versi sciolti, registrati in tutta la storia della poesia russa, figurano anche tipi di versificazione nei quali l’unica costante fissa è rappresentata dal numero degli accenti; questi ultimi possono però distribuirsi liberamente sulle varie sillabe.

Le poesie popolari bulgara e ucraina conoscono versi con numeri di sillabe fisse, forniti o meno di cesura. I piedi bisillabici o trisillabici, diffusi dalla poesia ottocentesca russa, furono adoperati anche in Bulgaria e Ucraina dal 19° sec. in poi, alternandosi tuttavia con tipi metrici di ispirazione popolare. Il più comune verso popolare serbo-croato è il decasillabo, che presenta due varietà: con cesura dopo la quarta sillaba (componimenti epici) oppure dopo la quinta (poesie liriche). Esistono tuttavia anche versi più lunghi (bugarštice), che posseggono, in genere, 15 o 16 sillabe, ma possono anche presentare una o due sillabe in più o in meno.

La m. della più antica poesia dotta croata, che ebbe la sua fioritura, tra il 15° e il 17° sec., lungo il litorale dalmata, si ispirò essenzialmente agli schemi popolari. Per influsso di modelli stranieri, generalmente russi, si ebbe, nel 19°-20° sec., qualche tentativo di versificazione fondata sul principio dell’accento in posizioni fisse. La moderna poesia serbo-croata si serve prevalentemente di versi liberi.

L’influenza dei sistemi metrici russi è avvertibile anche nella poesia polacca, nella quale si è tentato di introdurre un tipo di verso basato sulla regolare alternanza di sillabe costantemente accentate e atone. Peraltro, la poesia polacca, dotta o popolare, si attiene a un criterio sillabico oppure a quello del verso libero, tornato in auge specialmente negli ultimi decenni del 20° sec. per effetto di influenze straniere.

Nei canti popolari cechi e slovacchi è avvertibile una certa tendenza a dividere i versi in due o più piedi. Il metro letterario ceco e slovacco presenta d’altro canto caratteri analoghi a quello polacco. Nei tempi più antichi il verso più diffuso fu l’ottonario, impiegato sia in composizioni satiriche e moralistiche sia in poemi epici.


Nozioni di metrica

(Sistema tonico-sillabico o sillabo-tonico)

Piedi di due sillabe (® misure binarie):

giambo                                              ∪ —                                        ritmo ascendente

trocheo/coreo                                  — ∪                                        ritmo discendente

pirrichio                                            ∪ ∪

spondeo                                    — —

 

Piedi di tre sillabe (® misure ternarie):

anapesto                                          ∪ ∪ —                                    ritmo ascendente

dattilo                                                — ∪ ∪                                    ritmo discendente

anfibraco                                          ∪ — ∪

cretico                                                           — ∪ —

 

Misure binarie:

Dipodia giambica                            ∪ — ∪ — (∪)

Tripodia giambica                           ∪ — ∪ — ∪ — (∪)

Tetrapodia giambica                       ∪ — ∪ — ∪ — ∪ — (∪)

Pentapodia giambica                    ∪ — ∪ — ∪ — ∪ — ∪ — (∪)

Esapodia giambica                         ∪ — ∪ — ∪ — ∪ — ∪ — ∪ — (∪)

 

Misure ternarie:

Dipodia anapestica                        ∪ ∪  — ∪ ∪  — (∪)

Tripodia anapestica                                   ∪ ∪  — ∪ ∪  — ∪ ∪  — (∪)

Tetrapodia anapestica                   ∪ ∪  — ∪ ∪  — ∪ ∪  — ∪ ∪  — (∪)

Pentapodia anapestica                 ∪ ∪  — ∪ ∪  — ∪ ∪  — ∪ ∪  — ∪ ∪  — (∪)

Esapodia anapestica                    ∪ ∪  — ∪ ∪  — ∪ ∪  — ∪ ∪  — ∪ ∪  — ∪ ∪  — (∪)

 

Anacrusi: sillaba premessa alla serie ritmica del verso

Catalessi: mancanza della/delle sillaba/e finale/i del verso

 

Tipi di rima:

maschile/tronca (0 sillabe dopo la vocale accentata)                         a

femminile/piana (1 sillaba dopo la vocale accentata)             A

dattilica/sdrucciola (2 sillabe dopo la vocale accentata)         A(A)

iperdattilica/bisdrucciola (3 sillabe dopo la vocale accentata)

 

Rima perfetta: completa identità dei fonemi di due parole a partire dalla vocale tonica.

Rima imperfetta: l’identità dei suoni non è completa (per es. assonanza e consonanza).

[assonanza = le vocali, nella parte terminale della parola, a partire dall’ultima tonica, sono identiche, mentre le consonanti sono diverse; consonanza: sono identiche le consonanti, mentre differiscono le vocali].

Rima ricca: sono identici anche uno o più suoni precedenti la vocale tonica.

Rima equivoca: le due parole in rima sono identiche ma di significato diverso.

Rima interna o rima al mezzo: la rima collega l’ultima parola di un verso con una parola         che si trova all’interno del verso o di un verso successivo.

Disposizione delle rime:

rima alternata (AB-AB-AB-…)

rima baciata (AA-BB-CC-…)

rima incrociata (ABBA-ABBA-…)

rima incatenata (ABA-BCB-CDC-…)

rima invertita (ABC-CBA-…)

 

Strofe:

Distico = due versi

Terzina = tre versi

Quartina = quattro versi

 

 

 

Esempi pratici:

 

Tetrapodia giambica

 

Мой дядя  самых  честных  правил,

Мой – дя-дя – са-мых – чест-ных – пра-вил,

∪      —  ∪    —  ∪      —     ∪       —   ∪

[da: A. Puškin, Evgenij Onegin, 1823-1831)

 

Мой  тайный  сад, мой  тихий сад;

Мой – тай-ный – сад, мой – ти-хий сад;

∪       —     ∪     —     ∪     —   ∪   —

[da: Ju. Baltrušajtis, Moj sad, 1911)

 

О  сердце  тихое  мое;

О – серд-це – ти-хо-е – мо-е;

∪  —     ∪    — ∪ ∪  ∪—

[da: A. Belyj, Noč’ju na kladbišče, 1911)

 

И  зеленеющие кочки.

И – зе-ле-не-ю-щи-е коч-ки.

∪     ∪ ∪ — ∪ ∪ ∪  —    ∪

 

Потрескивают  огонечки.

По-тре-ски-ва-ют – о-го-неч-ки.

∪     —  ∪ ∪   ∪  ∪ ∪ —    ∪

[da: Ju. Baltrušajtis, Moj sad, 1911)

 

Tetrapodia dattilica:

 

Он  у  каменной  башни  стоял  под  стеной;

Он – у – ка-мен-ной – баш-ни – сто-ял – под – сте-ной;

∪   ∪    —   ∪    ∪      —   ∪      ∪  —     ∪       ∪  —

[da Ja. Polonskij, Tatarskaja pesnja, 1846)].

 

 



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