Scenari della Commedia dell’arte- Indicazioni bibliografiche

162_image1_160 Scala

Scenari della Commedia dell’arte- Indicazioni bibliografiche

 


Repertorio di Scenari della Commedia dell’arte

  • I 50 canovacci del Teatro delle Favole rappresentative di Flaminio Scala.
  • Gli scenari di Basilio Locatelli, “Scenari della scena de soggetti comici et tragici”.
  • Gli scenari corsiniani, “Scenarii. Raccolta di scenari più scelti d’istrioni in due volumi”.
  • La raccolta di 176 scenari del conte di Casamarciano.
  • Le Opere Regie di Ciro Monarca della Biblioteca Casanatense di Napoli (già di proprietà di Benedetto Croce).
  • Gli scenari della Biblioteca Magliabechiana di Firenze.
  • Gli scenari di Placido Adriani:
  • L’innamorata scaltra
  • Li due Pulcinella simili
  • Gli imbrogli
  • La pietra incantata
  • Pulcinella finto prencipe
  • Pulcinella medico a forza

Prospetto delle principali raccolte conosciute di scenari


Scheda

Fonte: http://www.scielo.br/scielo.php?script=sci_arttext&pid=S0101-31732001000100009


SCALA, Flaminio (m. 1620 ca.). Il teatro delle favole rappresentative, overo la ricreatione comica, boscareccia, e tragica: divisa in cinquanta giornate. Venezia, Giovanni Battista Pulciani, 1611.

PRIMA EDIZIONE di questa opera capitale per la conoscenza della Commedia dell’Arte. Si tratta infatti della più ricca raccolta a stampa di scenari teatrali, che, concepiti per la recitazione “a soggetto”, costituivano il canovaccio sul quale gli attori eseguivano le loro improvvisazioni e variazioni recitative. Benché le giornate in cui l’opera è suddivisa siano cinquanta, i testi teatrali riportati, tutti composti e interpretati dall’autore nel corso della sua lunga e fortunata carriera, sono quarantotto: tra questi figurano per lo più commedie, ma anche una tragedia, un’heroica ed una pastorale.

Il Teatro delle favole rappresentative è stato utilizzato per lungo tempo come testo fondamentale per attingere argomenti scenici da riproporre e rielaborare. Esso rappresenta l’unica raccolta di questo genere data alle stampe da un attore. Scala offre una visione a tutto tondo degli spettacoli, descrivendo le maschere, le trame, i lazzi e i personaggi.

Benché egli non nomini mai espressamente i propri colleghi, trattandosi di scenari realmente recitati dai più celebri attori dell’epoca, è facile risalire dalle parti ai nomi dei grandi comici che abitualmente le impersonavano: Capitan Spavento è Francesco Andreini, Arlecchino è Tristano Martinelli, Pedrolino è il famoso Zanni Giovanni Pellesini, e così via.

Flaminio Scala, di nobile famiglia, ma di oscuri natali (di lui s’ignorano sia il luogo che la data di nascita), fu letterato ed attore comico. Recitò prevalentemente con il nome di Flavio nel ruolo di innamorato. Fu amico di Isabella e Francesco Andreini della Compagnia dei Gelosi e lavorò anche con la Compagnia dei Desiosi (1597) e con quella degli Accesi (1600-1601).

Nel 1606 recitò alla corte di Mantova. Nel 1611 assunse la direzione della Compagnia dei Confidenti, che era al servizio di Don Giovanni de’ Medici. Nel 1619 pubblicò la commedia Il Finto marito. Intorno al 1620 fu attivo soprattutto a Venezia. Dopo quella data si perde di lui ogni traccia. Dubbia è la notizia che Scala nel 1577 abbia ottenuto da Enrico III il permesso di aprire un teatro stabile a Parigi.

Descrizione fisica. Un volume in 4to di cc. (8), 160. Sul titolo grande stemma calcografico del dedicatario dell’opera, il conte Ferdinando Riario, marchese di Castiglione di Val d’Orcia.

F. Govi, I classici che hanno fatto l’Italia, Milano, Regnani, 2010

Fonte: http://www.alai.it/classici-italiani/gli-scenari-della-commedia-dell-arte-1611

 


I canovacci della Commedia dell’arte

Einudi, Torino 2007
I mil – lenni, pp. LXXIV – 854 € 90,00
ISBN 9788806187774

Note a cura di Anna Evangelista
A cura di Annamaria Testaverde
Prefazione di Roberto De Simone

È stato Ludovico Zorzi, negli anni Settanta e primi Ottanta, a lavorare sistematicamente sui canovacci della Commedia dell’Arte nell’intento di ottenerne il quadro completo a livello di inven- tario e di trascrizioni, e avere dunque gli strumenti per comprendere nel profondo la natura e i meccanismi del teatro «all’improvviso».
La morte dello studioso, nel 1983, ha interrotto questo imponente lavoro, ma alcuni suoi allievi hanno continuato a studiare in quella direzione. Una di loro, Annamaria Testaverde, con la collaborazione di Anna Evangelista, riunisce ora in questo volume una cospicua raccolta dei più interessanti canovacci, o scenari che dir si voglia, tutti tratti da stampe o manoscritti seicenteschi.
Sappiamo che, a partire dalla fine del Cinquecento fino a Goldoni, si recitava «a soggetto». Ma che cosa erano i soggetti? Com’erano scritti? Quali le loro caratteristiche linguistiche? Nel presente volume ne vengono raccolti settantatre fra quelli messi in scena nel periodo d’oro della Commedia dell’Arte: il Seicento. Leggendo questi canovacci si può capire il livello culturale degli attori-autori che li scrivevano: le conoscenze dei classici da un lato, l’inestricabile gioco dei debiti e dei crediti con il coevo teatro spagnolo, inglese e francese dall’altro. C’era fame di teatro in tutta Europa e il teatro era la prima forma di comunicazione globalizzata. Un’idea su una trama o su un personaggio realizzata su un palcoscenico in un punto d’Europa giungeva all’altro capo del continente più veùlocemente di una notizia politica. È un secolo, il Seicento, in cui nasce il consumo culturale socialmente allargato e l’Italia, con la sua Commedia dell’Arte, attraversa da protagonista questa nuova Europa, anticipando quello che nei due secoli successivi avverrà soprattutto grazie al melodramma.
Questa raccolta di canovacci può farci capire più da vicino che cosa fossero i testi sui quali si basavano le rappresentazioni. E può riuscire a farci intuire che cosa fosse quel teatro, quel fenomeno così caratteristico della nostra storia culturale quanto scarso di testimonianze. Il lavoro di introduzione e restituzione testuale di Anna Maria Testaverde e Anna Evangelista è preceduto da un prezioso scritto di un grande uomo di teatro: Roberto De Simone, che ha intervistato per l’occasione l’ultimo depositario dell’antica arte del recitare all’improvviso.

 



Categorie:J09- Laboratorio di Commedia dell'Arte

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