Antonio De Lisa- Quenelle

Il piazzale antistante il teatro  Main d’Or, nel cuore di Parigi, domenica pomeriggio. All’ingresso del teatro, presidiato da ingenti forze di polizia, i fan dell’umorista Dieudonné  inscenano davanti a telecamere e fotografi una grande “quenelle” collettiva, il gesto nazista al contrario, promosso da Dieudonné, che ha scatenato l’indignazione in tutto il Paese.

Ma è lo stesso comico ad annunciare  che «il caso Dieudonné è chiuso», dal momento che rinuncia al suo show “Le Mur”. «In uno stato di diritto – ha aggiunto – bisogna rispettare la legge».

Dieudonné ha spiegato che si produrrà ora in un nuovo «one man show» in cui non sono previste le affermazioni antisemite che gli sono state rimproverate. «Spero che tutto si calmerà – ha detto – e che il Consiglio di stato tenga conto di questo mio impegno. Non farò più “Le Mur”, ho un nuovo spettacolo, “Asu Zoa”, questo chiude il dibattito giudiziario. Oggi il caso Dieudonné è chiuso». Davanti ad alcuni giornalisti, Dieudonné – vestito con un costume tradizionale africano – ha aggiunto: «Ovviamente, non sono un nazista e non sono un antisemita».

Chi è questo signore che con il suo spettacolo “Le Mur” ha scomodato i provvedimenti delle più alte cariche dello stato in Francia? Dieudonné M’Bala M’Bala, 47 anni, è un comico francese nato da genitori camerunensi. Dopo il successo negli anni ’90 con in coppia con Elie Semoun (ebreo di origini marocchine) Dieudonné si “convertì” agli one man show, nei quali emerge subito una decisa impronta ideologica.

Nel mirino dell’ironia dell’attore (i cinefili lo ricorderanno persino in “Asterix e Obelix: Missione Cleopatra” con Monica Bellucci) ci sono, dunque, soprattutto l’ebraismo e Israele, spesso equiparati senza mezze misure al Nazionalsocialismo di Hitler. Dieudonné ebbe persino il tempo di presentarsi alle elezioni legislative del 1997, alla testa di una lista opposta al partito di estrema destra Fronte Nazionale. Salvo poi avvicinarsi al leader storico Jean-Marie Le Pen (noto per le sue posizioni xenofobe e antisemite). Un sodalizio così forte che il vecchio Jean-Marie è divenuto addirittura padrino di sua figlia.

Reinventatosi come solista dopo l’addio al vecchio sodale Semoun, la sua narrazione assume una forte connotazione politica, tendente al più becero antisemitismo. Il bersaglio principale dei suoi monologhi è la “dittatura del capitalismo sionista” internazionale, orchestrata dalla Nato e gli Stati Uniti. L’artista aderisce alle teorie negazioniste sulla Shoah, avvicinandosi ai principali autori francesi del filone (Robert Faurisson e Alain Soral) e non facendosi mancare neppure incontri “istituzionali” con il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad (a cui dedicherà un ciclo di spettacoli) e schierandosi senza remore con i massimi rappresentanti della “resistenza” Hugo Chavez, Gheddafi e Bachar al-Assad. Persino Osama Bin Laden, agli occhi di Dieudonné, diventa un baluardo contro la deriva mondialista e “Uno dei personaggi più importanti del secolo”. La ciliegina sulla torta di tale “svolta” è l’appeasement con il vecchio leader FN Jean-Marie Le Pen, simbolo storico dell’antisemitismo transalpino, a cui il comico chiederà di far da padrino al battesimo della figlia Plume.

Nell’era dell’immagine, un solo gesto da parte di un personaggio “vampirizza” in breve tempo gran parte del pubblico, in primo luogo coloro che non hanno anticorpi culturali adatti a prevenire il contagio. Dieudonné ha sempre lanciato strali contro la “Dittatura americano-sionista”. Ma tra i suoi “tormentoni”, oltre alla battuta negazionista “Shoah Nanas”, c’è soprattutto  la celeberrima “Quenelle” imitata, tra gli altri, da calciatori come Nicolas Anelka, Samir Nasri e persino dal campione NBA Tony Parker.

La “que­nelle” – un “saluto nazi­sta rove­sciato” secondo Alain Jaku­bo­vicz, pre­si­dente della Licra (Lega con­tro il raz­zi­smo e l’antisemitismo), riven­di­cato come “rivo­lu­zio­na­rio e anti­se­mita” dall’umorista e dai suoi seguaci — è diven­tata un emblema. La com­pa­gna di Dieu­donné ha per­sino bre­vet­tato il ter­mine. Con­tro chi lo cri­tica e lo accusa di anti­se­mi­ti­smo, Dieu­donné si difende die­tro la scusa di essere “discen­dente di schiavi”.

La Quenelle  sta ormai diventando un gesto di culto, ripreso spesso e volentieri dai giovanissimi. La radio francese “France Culture” ha diffuso la notizia della denuncia di due liceali da parte di un insegnante della regione dell’Essonne, che li aveva sorpresi mentre si immortalavano esibendo la Quenelle ai compagni.

Torniamo davanti al teatro La Main d’Or. I manifestanti ironizzano sulla recente love story segreta del presidente Francois Hollande con l’attrice Julie Gayet: `Hollande poligamo! Hollande poligamo!´ hanno cantato, tornando a chiedere le dimissioni del presidente, che a loro avviso non ha fatto rispettare uno dei principi fondamentali della Francia, la libertà d’espressione.

Alla domanda se non fosse vergognoso fare il gesto della quenelle, Yann, 24 anni, ha detto: «Non è assolutamente vergognoso. La quenelle è il gesto nazista all’incontrario, quindi rappresenta l’esatto contrario del nazismo. Noi non siamo in nessun modo antisemiti. Chiediamo solo che si possa scherzare sugli ebrei, così come scherziamo sui neri, sugli arabi, sui musulmani e su tutti quanti…».

Che effetto mi fa tutto questo, visto che sono tornato da poco da Gerusalemme? Come giornalista, dovrei limitarmi ad osservare.



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