Antonio De Lisa- Francine (monologo teatrale)

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Antonio De Lisa- Francine (monologo teatrale)

Al tavolo accanto al mio al ristorante degli Illicini prendono posto tre giovani donne francesi.

Indaffarata con i miei spaghetti agli scogli non presto molta attenzione, poi pian piano comincio a sintonizzarmi

con i loro discorsi.

Si preparano a partire per la Sicilia. Sembrano molto affiatate.

Nel giro di qualche minuto cucio intorno alla più carina un romanzo lampo. Immagino che conosca un giovane avvenente e costringa le amiche a ritardare la partenza. Mentre lei, che chiameremo Francine, si abbandona agli amplessi sulle rocce color carbone della costa marateota, le altre che fanno?

Cosa dicono?

Fingono indifferenza?

Sono seccate?

Francine intanto si abbandona al sole e all’amore.

Dai lineamenti sembra che venga dal nord della Francia, magari dalla Normandia, ho conosciuto donne con quelle caratteristiche in quei luoghi. Viene dal lungo inverno nordico e nebbioso e sta incontrando il caldo e l’ebbrezza di una fugace avventura. Le camere degli Illicini non mi sembrano il massimo come alcolve lussuriose. Più romantico immaginare gli amplessi di Francine tra una nuotata e l’altra in un’insenatura nascosta. Ebbra di luce.

Le amiche di Francine prendono posto a uno dei tavoli del lounge bar “Yumara” del porto di Maratea, il posto più alla moda della perla del Tirreno, fingendo di non essere seccate per non essere partite.

Hanno preso una macchina a noleggio al loro arrivo all’aeroporto Capidichino di Napoli e per loro ora è facile muoversi in luoghi in cui senza macchina sei finito. Maratea si sviluppa su 13 chilometri di costa, distribuita in piccoli centri, il cui cuore è il bellissimo porto.

Ora le amiche di Francine sono lì, al porto, a sorseggiare uno spritz, la cui scoperta debbono a un loro amico veneziano. Non è il massimo, come spritz, come il vino bianco che il giovane e recente amico di Francine sta offendo alla sua amica nella barca ormeggiata nel porto a poca distanza dal bar.

La differenza è che le amiche sono inchodate alla staticità sterile della terra ferma, mentre l’amico di Francine sta per togliere gli ormeggi e offrire alla sua conpagna la più romantica delle notti di mare.

Il giovane amico di Francine mette su un cd taroccato dei Led Zeppelin e le chiede di avvertire le sue amiche che stanno pr andare a prenderle. Francine non capisce. Vi porto a una festa notturna in barca, risponde Gian Lorenzo.

Francine fa segno di aver capito e manda un messaggio alle sue amiche, che rispondono stupite ed entusiaste. Gian Lorenzo spiega che ci sarà un ritrovo notturno presso la secca di Castrocucco, tutti con le barche, con la musica a palla nella notte avvolgente di Maratea.

Wow, fanno in coro le tre francesi. Gian Lorenzo accende lento il potente motore della barca e fende le luci del porto di Maratea verso l’uscita, offrendo preziosissimo vino bianco alle ospiti, che si guardano inotrno ammirate.

Il porto, le luci, l’acqua calma, il vino.

Fuori dal porto Gian Lorenzo fa cenno di aumentare il volume della musica,

ricevendo un ammicco di consenso dalle tre ospiti, che cominciano a capire tutta la situazione, tutta follemente di loro gradimento. Si sente da lontano anche la musica delle altre barche in avvicinamento. Musica che si innalza nel cielo a sfibrare la notte, illuminandola. Vorticano i segnali con le torce, scorre il vino e la birra, i telefonini si accendono di messaggi. Tutti alla festa. E strana festa si annuncia, vista che si svolge sulle barche. Si immaginano arrembaggi, tuffi vorticosi, scambi di posizioni.

Nella secca di Castrocucco il delirio è comiciato da 29 minuti.

La secca è abbastanza riparata da tutti i lati, non si vede quello che sta succedendo ed è meglio non farlo vedere ad occhi estranei.

Il delirio va condiviso dagli invitati alla festa.

Un passaparola che si sta sviluppando da giorni. Casino alla secca. Ma senza vederlo, non si capisce. Bisogna esserci dentro fino al collo. E loro ora ci sono dentro, fino al collo, sfiorato da una biondissima tedesca che si sta lanciando in tuffo da un motoscafo. Corpi che guizzano come pesci ebbri nella notte, sollevando la schiuma proteica delle acque.

Quando la cameriera si avvicina con il conto, stento a tornare sulla terra dopo il volo pindarico. Le tre giovani donne francesi sono ancora lì, al tavolo accanto, e sorseggiano un caffè parlando del più e del meno. Si preparano a partire per la Sicilia. Guardo quella che ho chiamato Francine, che mi fa un sorriso facendo un cenno di dieniego con la testa, come a dire che non è vero quello che ho immaginato, non ha conosciuto nessun Gian Lorenzo e non ha vissuto nessuna notte folle. Quando mi passa accanto sussurra: però mi sarebbe piaicuto. Addio Francine, fai buon viaggio.

Mario, quello che sta per  diventare il mio ex marito, dall’altra parte del  tavolo intorno al quale siamo seduti, pensa che sia giunto il momento di una parola tenera e romantica, a conclusione del nostro incontro e della giornata, prima dell’appuntamento davanti al notaio per il divorzio. Ho fatto di tutto per non pensarci … e per non intristirmi … anche un film mentale, con protagonista Francine.

Una musica dolce pervade il meriggio profumato di salsedine, nella tremolante ombra degli alberi screzuata di raggi riarsi e assetati. E’ l’ora dei miracoli diurni, quando le ombre della mente fanno filtrare l’eco di una quieta accettazione di tutte le cose che esistono.

Sulla rupe fratornata da mille marosi il tempo rallenta, la brezza lieve e gentile cura le anime, il mondo sonnecchia ai confini della coscienza.

La musica portata da lontano culla i pensieri.

Da dove sto in questo momento

il silenzio amoreggia con lo sciabordio delle onde sulla costa.

E’ un amore leggero, incantato, partecipe.

Ti fa venire voglia di pertecipare, anche se da lontano, quasi di nascosto. E’ incredibile quanto la natura riesca ad essere “artistica”: o è solo un capovolgimento di prospettiva. La notte si fa complice e copre di veli discreti gli amori furtivi.

Il mare lascia sprigionare la seduzione dei richiami, ammalianti.


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