I diavoli di Mohács

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I diavoli di Mohács

– “Poklada, poklada” urlano i bambini a Mohács il Giovedì Grasso. E con ciò hanno inizio le feste e i riti che, dal 12 al 17 febbraio, i sei giorni che precedono la Quaresima, danno vita alla Poklada (o Busójárás), il più antico Carnevale dell’Ungheria, antica tradizione della minoranza serba insediatasi da secoli in questa parte meridionale del paese, dichiarato Patrimonio intellettuale del mondo dall’Unesco.

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I terrificanti Busò – Dal Giovedì Grasso alla domenica le strade di questa bella cittadina del Transdanubio Meridionale (secondo porto commerciale ungherese dopo Budapest) sono affollate di bambini. Vanno in giro vestiti di stracci, corrono e si burlano di tutto, buttano manciate di segatura addosso alle donne. La domenica – giornata clou del Carnevale- gli adulti si sostituiscono ai bambini. Le donne preparano le frittelle e cucinano verze ripiene. Gli uomini tirano fuori le loro impressionanti maschere intagliate nel legno di salice e sormontate da corna, le pelli di pecora, i campanacci e gli altri accessori che – pezzo dopo pezzo- impersonificano i Busò, i protagonisti incontrastati della festa che, in un crescendo, animerà per tutta la giornata le antiche piazze della cittadina. I gesti sono quelli che hanno imparato dai padri, tramandati da generazione a generazione.

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Piazza Kòlò, cuore del Carnevale – A chiamarli all’appello è il potente suono di un corno. Gli uomini che abitano in città si riuniscono in Piazza Kòlò, gli altri sull’altra sponda del Danubio. Inizia la rappresentazione, che avrà come sottofondo ritmato e assordante il suono di raganelle,colpi di mortaio e di bastoni con catene. I Busò- con il volto coperto da maschere spaventose e grottesche, dai colori stridenti, un tempo tinte con sangue di animale- sfilano a gruppi animati e rumorosi fino alla Casa Comunale, dove una loro delegazione viene ricevuta con pane, grappa e vino dal sindaco. Arrivano dalle sponde del Danubio a piedi, in carrozza, a cavallo, rincorrono con risate e urla le donne, ballano freneticamente in cerchio attorno a un grande falò l’antico “kòlò”, danza slava del sud, improvvisano scherzi e giochi in cui coinvolgono i presenti.

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Un fatto del passato – Il Carnevale dei Busò rievoca un fatto del passato. A Mohács, infatti, il 29 agosto 1526 fu combattuta la battaglia che pose fine alla libertà ungherese: re Luigi II nulla potè contro le armate di Solimano II e cadde eroicamente combattendo, mentre per la popolazione iniziò il pesante giogo della dominazione turca. Fin qui la storia. La leggenda, nutrita da una convinta fantasia popolare, però, continua. Per sfuggire alle angherie ottomane- racconta la tradizione popolare – la gente del posto si era rifugiata sull’isola, che ancor oggi si staglia dirimpetto alla città, fra le acque del Danubio. Per scacciare gli oppressori, i giovani del paese ricorsero a un astuto stratagemma. In una notte di buio temporale, si camuffarono con pelli di pecora, maschere terribili, campanacci legati in vita e, simili a diavoli, attraversarono su piccole imbarcazioni il Danubio e si scagliarono contro i turchi, che dormivano nelle loro case,spaventandoli e facendoli fuggire per sempre. Anche quest’anno i diavoli di Mohács attraversano domenica 15 febbraio il Danubio e il loro approdo segna l’inizio del Carnevale: sulla sponda ci sono ad attenderli gli “jankeles” che, con i sacchi pieni di cenere, segatura e farina li scortano, allontanando la gente per strada e spaventando non più i temibili turchi, ma più semplicemente, i bambini.

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Festa fino al Martedì Grasso – Il Carnevale si conclude il Martedì Grasso: sulla piazza principale della cittadina si fa un gran falò e si brucia la bara che simboleggia la stagione invernale, dando contemporaneamente il benvenuto alla primavera.

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La straordinaria ricchezza del folklore di Mohács – Nella cittadina, circa 22 mila abitanti, dopo la cacciata dei Turchi avvenuta alla fine del’600, si stanziarono numerosi gruppi di coloni, provenienti da paesi vicini e lontani, che portarono con sé abitudini, tradizioni, arte, cultura della loro terra d’origine. E così ancor oggi vi vivono fianco a fianco Ungheresi e Svevi, Serbi e Bosniaci, Slovacchi, Bunevac e zingari: a ciò si deve la straordinaria ricchezza del folklore e delle arti popolari di quest’area, considerata una delle più interessanti dell’Ungheria.

(www.mohacsibusojaras.hu).

 

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