Lost Orpheus Ensemble- Amour fou (Recital-concerto)

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Lost Orpheus Ensemble- Amour fou (Recital-concerto)

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Archiviata l’esperienza del recital-concerto tenuto al Teatro Stabile di Potenza nell’ambito dell’Autunno letterario potentino, la band prepara un nuovo recital-concerto. Si intitolerà “Amour fou”. La nuova esperienza sarà elaborata tutta, infatti, all’insegna del discorso d’amore. La formazione sarà la stessa: Antonio De Lisa (Voce, chitarra e sax), Noemi Franco (Voce, tastiere e synth), Emanuele Libutti (violoncello), Jacopo Colangelo ( Voce e batteria). Anche questo nuovo sforzo produttivo parte da testi che hanno già una veste poetica, da diversi libri di poesia di Antonio De Lisa, ma non si vuole fermare lì: si spingerà a un confronto con la canzone d’amore per cercare di coglierne gli aspetti sonori più profondi. In vista di questa nuova esperienza il gruppo dichiara la propria disponibilità ad allargare gli orizzonti concertistici, aderendo a proposte che giungano da diverse dimensioni organizzative, dai festival di musica a quelli di poesia.


Track List

La mia pelle

Orizzonte sotterraneo

Thousand Waves

La danza, il buio, l’infinito

Katia

Due derive

Indeciso

The sound of the night

Notte di sortilegi

Viaggio notturno

Respiro


Testi


La mia pelle

Sono incantato dalla mia stessa
misteriosa metamorfosi.

Mi sento avvolto
in una pelle che soffre
il dolore lancinante
del filo spinato,
per sfociare come in sogno
in un tappeto di carezze.

La metamorfosi si racconta
all’alba incombente;
come due allegre comari,
parlano di me come fossi assente.

Come se  fossi io
la cavia e il seduttore,
la vittima e il traditore.


Orizzonte sotterraneo

Lui è qui, ma non c’è più.
Più che la situazione
fa male l’inutilità
di parole spese male.

Chorus

C’è qualcosa che ha senso
ormai, in questo deserto irrequieto?

Sì, vecchie abitudini,
nuove lontananze.
Toccare l’irrealtà sfiorandosi,
riconoscersi estranei vivendosi.

Chorus

C’è qualcosa che ha senso
ormai, in questo deserto irrequieto?

Lui era qui, ma non mi sente più.
Questa é la situazione.
Resta solo l’amarezza
di un prevedibile finale.

Chorus

C’è qualcosa che ha senso
ormai, in questo deserto irrequieto?

No. Quieto, il mio respiro
cerca il suo sotterraneo orizzonte.
Ma lui emerge altrove,
luce di un altro mare.


Thousand Waves

My roots are in the sea
Lulled and transported
By the current of the waves.

It is the wave that moves me
Like a cork
In the vortex flow.

It is the wave that pushes me
Away from this
To another time.

It is the wave of the time
That makes me cherish
Another sea breezes.

It is the wave that whispers to me
To go among the people,
Away from the tomb

Of false appearances.
It is the wave that whispers to me
As in an echo of sirens

The need to go
Even if the goal is less
Important than the journey.

The wave sings
With sweet words
The path of pilgrimage.

The wave shows
Perhaps the place
For reunification.

Maybe it’s just an illusion, the call
Of another era, but it is the wave
That leads me to the shipwreck.


La danza, il buio, l’infinito

A vederti ballare
col tuo passo lieve e disinibito
che scivola in un modo indefinito

vorrei dirti tre e tre volte amore,
ma mi basta uno sguardo
perché so che i tuoi passi dorati
a me son dedicati e a nessun altro.
Mi faccio spettatore,
in una folla di umori appagati,
come il muto bersaglio della freccia.
E’ scoccata verso un nuovo invito,
come la danza, il buio, l’infinito.


Katia

Katia lascia scorrere il giorno
senza un verso
senza un rigo.

Katia non è riuscita
a fare il salto dialettico
dalla qualità alla quantità.

Si chiude in frigo.

Katia vive solo di notte,
ogni tanto qualcuno si intromette:
gente strana, vagabondi,
predatori, divorziati e anche sognatori.

Katia ogni tanto alza il gomito
ma non molto, solo per andare
un po’ su di giri, ne ha passate tante
ultimamente con la storia dei suoi amori.

Katia si sposta sulla poltrona
per chiudere un po’ gli occhi stanchi
e non pensare più a niente
ma si alza, è ancora troppa l’adrenalina.

Katia vive solo di notte.
Non c’è più nessuno che si intromette.
Musica a palla.
Movida Blog.
Chattaggio selvaggio.
E occhio gonfio la mattina.


Due derive

Siamo come due derive
che fendono il vento che arriva
dal mare nell’ora sonora
del silenzio e del tramonto.

Vi affondiamo incuranti dell’ora;
ma io non vorrei
essere in nessun altro posto
con nessun’altra persona.

In nessuna altra memoria.
Con nessun’altra fermare il tempo,
dire addio alla storia.

 


Indeciso

E la sua assenza
la sento più viva
di mille presenze,
e mi sembra allora
che si svolga, forse,
come una metamorfosi
dell’assenza in essenza,
così mi appare,
quasi la vedo,
ma non la metamorfosi: lei,
vedo lei, insieme
alla metamorfosi
che di lei è specchio,
quasi, e allora penso,
mentre all’alba
mi frantumo e mi sciolgo
nelle mille schegge di luce
di un giorno
oscuramente luminoso,
annusando l’ambiguo
odore del freddo
che stordisce e ristora
-dopo una notte in bianco-
penso, ma non so cosa penso,
e nemmeno lo so se penso,
e si fa riempire, il tempo,
della sua assenza,
ma è un’impressione,
come il ricordo incombente
della sua presenza.
Indeciso.


The sound of the night

The sounds of the night
have something of the music
and something of the randomness
of the noise.

They mark the space,
mark the time,
are like an echo
of the day.

The colors have an appearance
flaky and insincere
in the border area
between day and evening.

The sounds of the night
have something of the music
and something of the randomness
of the noise.

Friends that keep us
from going too deep
in ourselves.
It is the slow scan
of the zero-time.

The quiet of the balance,
the closed circuit of oblivion,
the limited field of farewell.

The sounds of the night
have something of the music
and something of the randomness
of the noise.

I enjoy the suspension
of an hour without minutes
in no-time
of a parallel world.

The sounds look
after like faithful dogs.
Silence does not exist.


Notte di sortilegi

Notte di sortilegi
cielo di fregi, sulla costa
fra raffiche impetuose di vento,
vento di terra che frena il mare,

vento che porta fuoco nel rogo
e incendia la notte di San Lorenzo,
vento che scuote
in una moltitudine di scintille,

fosca la notte nel fuoco dei fuochi
che dipinge di sue vampe
il mare atterrito. Le stelle perdono
la scena spaurite tra folate che rotolano

sassi in un groviglio di alberi allampati,
tra spire che vorticano come baccanti.
Fuoco che brucia nel caldo
vento che non tace.


Viaggio notturno

Sugli scogli che affiorano pigri
tenero è il sussurro del vento
per onde che fremono cantilenanti
nella scia della barca che solca
la notte.

Nel mare una distesa di silenzio
complice delle ombre sulla costa
in un manto che nasconde le anse
come una coperta di affanni.

Il viaggio notturno cerca
l’orizzonte
e la sua concava malinconia
nella brezza ondivaga e mutevole
delle sue diecimila direzioni.

 


Respiro

Mi immergo nel tuo respiro
ebbro di sensazioni
inconsuete, a tratti fugaci.

I tuoi battiti del cuore,
sono l’unico ritmo che ascolto,
lontano dal mondo consueto.

All’inizio mi eri quasi indifferente,
poi poco a poco mi hai invaso
e solo allora ho capito che cedevo.

Si era aperto un varco nella diga,
crollava il mio vecchio passato,
mi si schiudeva un mondo nuovo.

Ora lo so che non posso fare altro,
ora lo so che sono andato,
ora posso solo ubriacarmi di te.


Tutti i testi sono di Antonio De Lisa

Diritti riservati


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Sezione Teatro – Sezione DOR (Opere Drammatiche e Radiotelevisive)


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