Antonio De Lisa- Atlantis. Un mondo nella mente

Logo Atlantis

Antonio De Lisa- Atlantis. Un mondo nella mente



PARTE PRIMA – AMOUR FOU

Sole d’inverno

Sulla spiaggia due giovani efebi
si lanciano una sfida di salti
a torso nudo, a bruciare
le distanze delle giravolte
nel brillio della luce dorata.

Il mare d’inverno
mormora piano il suo
canto mattutino
intorno ai nostri piedi,
resi timidi dallo stupore
di essere lì fuori stagione.

E’ la stupefazione dell’ora

Siamo noi gli intrusi,
con una chitarra
ad intonare
il pigro movimento della risacca.

I pensieri volano piano
nella tersa luce dell’inverno,
conoscono la virtù riparatrice
degli sguardi.


Lontananza

Mi sono spesso chiesto
perché avvero questa lontananza
dalle cose e dalle persone.

E’ come vederle scorrere
dai bordi di una nave
senza direzione.

Solo quando ti avvicini troppo,
t’accorgi della fiamma,
quando è troppo tardi per evitare l’ustione.

La gente copre spesso le proprie azioni
di un manto di parole:
si è bravi a girare la questione.

Non significa che non ci sto in mezzo,
significa solo che so
che prima o poi arriva il colpo.


La mia pelle

Sono incantato dalla mia stessa
misteriosa metamorfosi.

Mi sento avvolto
in una pelle che soffre
il dolore lancinante
del filo spinato,
per sfociare come in sogno
in un tappeto di carezze.

La metamorfosi si racconta
all’alba incombente;
come due allegre comari,
parlano di me come fossi assente.

Come se  fossi io
la cavia e il seduttore,
la vittima e il traditore.


Silenzio

Come un adolescente
schiaccio il naso
sul vetro della finestra
mentre fuori il mondo
si stiracchia in un nuovo inizio.

Le auto sono rade,
la pioggia intermittente;
qualche goccia
rimbalza sul vetro,
come a volermi destare
dal sogno a occhi aperti.

Dietro di me incombe
il freddo vuoto
del silenzio.


Le corde di una chitarra

Nei movimenti senza senso
di una notte senza sonno
capita di sfiorare
le corde di una chitarra,

e dal nulla si materializza
un canto vertiginoso,
come quella volta
che l’ha urlato
con tutta la tua forza,

nel fiume di gente,
in un mare di sensazioni.

Due in uno, quell’uno
che stenta a raccontarsi
e a riconoscersi ora
nel momento dell’assenza.


I gesti, le movenze, l’affondo

Cerco disperatamente
di stoppare quella scena da film
che mi ossessiona.

I gesti, le movenze, l’affondo.

Si ripete in un tunnel
di frammenti ripetuti
e ogni volta
con un ghigno peggiore.

Il freddo ghigno della morte
ha ucciso l’innocenza.


Frammenti

Può nascere un’unità
da un congerie di frammenti?

Mi vado chiedendo
ascoltando le canzoni conosciute
e amate,

sollecitando il ricordo
con il movimento delle labbra,
come a seguire un lontano spartito.

Si può tornare indietro,
mi chiedo con un senso
crescente di angoscia,

specie se quei frammenti sono frantumi?


Solo attesa

Quando ti penso
il mondo mi sorride dentro.
Quando ti sento
è come se si fermasse il tempo.
Quando ti percepisco
ascolto il fruscio delle ali,
come una sorpresa.

Quando ti sento
so cos’è un canto.
Quando ti muovi
so cos’è la danza.
Quando ti abbraccio
mi dimentico di esistere,
sono solo attesa.

Quando ti lascio
è come uscire dal mondo.
Quando ti rivedo
è come un raggio d’inverno.
Quando chiudi la porta
so come è esser soli
all’inizio di una discesa.

Quando ti annuso
scivolo dentro un sogno.
Quando ti sogno
è come perdere il centro.
Quando ti penso,
mi dimentico di esistere,
sono solo attesa.


Respiro

Mi immergo nel tuo respiro
ebbro di sensazioni
inconsuete, a tratti fugaci.
I tuoi battiti del cuore,
sono l’unico ritmo che ascolto,
lontano dal mondo consueto.

All’inizio mi eri quasi indifferente,
poi poco a poco mi hai invaso
e solo allora ho capito che cedevo.
Si era aperto un varco nella diga,
crollava il mio vecchio passato,
mi si schiudeva un mondo nuovo.

Ora lo so che non posso fare altro,
ora lo so che sono andato,
ora posso solo ubriacarmi di te.


Desiderio

Sei nei biscotti che inzuppo nel latte
nella chiave di accensione,
sei nel frigorifero e nel portone,
nei passi all’addiaccio,
sei in ogni cosa che faccio.

Ti transustanzi a colazione
con rito leggero e fuggitivo.
Ti raddoppi all’ora dell’aperitivo,
triplicandoti a cena.

Sei nei sogni che spero.

Sei in ogni mio singolo pensiero.



PARTE SECONDA – CONFINI


Molte Europe

Via Tverskaja a Mosca

In una elegante caffetteria
di via Tverskaja a Mosca
capita di parlare con dei ragazzi,
con un grandioso infuso alla menta,
più buono di quello di Marrakesch.

Sono nati tra il ’94 e il’97.
Non sanno nemmeno cosa abbia significato
il comunismo sovietico nel loro paese
(finito nel ’91).

Parlano un ottimo inglese (o francese),
hanno dei bellissimi maglioni di cachemire,
non sembrano molto interessati al passato.

Fare spese il sabato sera è normale,
non lo chiamano “consumismo”,
anche le canne appaiono normali.

Cercano quello che cercano
i loro coetani occidentali:
un lavoro prestigioso,
il grande amore della loro vita.

E’ tutto “normale”, molto “normale”.
Solo il passato non è “normale”,
una cosa strana, un’anomalia.


Viaggio agli Iperborei

Uno strano sole

Finalmente è sceso il buio.
Ho qualche remora ancestrale
a mettermi a letto con la luce del sole.

Sembra di profanare i confini rituali
di divinità apotropaiche.
Non ci si mette a letto con la luce del sole.

Ma qualcuno mi ha spiegato che non è raro
a queste latirudini
trovare gente che lo fa abitualmente.

Evidentemete nel profondo nord
il rapporto con il sole ha connotati
diversi dai nostri, o perlomeno dai miei.

Per me il sole è qualcosa di indispensabile
ma da cui in un certo senso difendersi,
a causa della sua potenza incidente.

Qui è una specie di lucernario,
che si pavoneggia all’orizzonte,
vanitosissimo e innocuo.

Tinge i capelli delle bellissime
ragazze norvegesi,
ma non ferisce nel profondo.


Cairo Quartet

Il Cairo

Stasera ho fatto una pigra passeggiata
sul Lungo Nilo (la Corniche),
per raggiungere il mio angolino preferito,
tra i giunchi e un praticello sui bordi del Nilo.
Ogni tanto arriva qualche coppietta in cerca di intimità
(una ben casta intimità, a dire il vero)
o qualche cagnolino smunto in cerca di cibo,
ma per lo più sono lasciato in pace.

Il tramonto lambisce le acque
prima della luci della sera.

Quando c’è ancora luce, leggo;
quando si fa sera, medito.

“Ya salam aleki ya Masr”
“Che tu sia benedetto, oh Egitto!”,
aveva scritto una mano anonima
su un muro dell’Università americana,
ed era divetato lo slogan della rivoluzione
giovanile egiziana.


Il sole belva degli altipiani

Persepoli

La splendida Persepoli,
i resti della città regale
– della città abitata dal popolo
non è rimasto nulla-
realizzata per volontà di Dario,
che predispose la dislocazione palaziale
a illustrazione della magnificenza persiana,
fu letteralmente depredata da Alessandro Magno.

Qualcuno ha scritto che quel gesto
intendeva vendicare,
da parte del condottiero macedone,
l’incendio di Atene appiccato dai persiani.

Persepoli è come una specie
di gigantesco monumento
al grande scontro,
Persia contro Grecia.

Le porte di Persepoli
sono rivolte verso Occidente:
è lì il nemico.


Appuntamento ad Amman

Wadi Rum

Un amico mi ha voluto
fare una sorpresa,
riprendendomi da dietro

mentre cerco di darmi
un contegno in sella a un dromedario
nel deserto del Wadi Rum.

Ci sarebbero da fare mille considerazioni
su che cosa significhi viaggiare
a dorso di dromedario
nella solitudine del deserto;

quali sensazioni evochi;

quali pensieri riesca a far emergere
dal profondo di se stessi.

E’ come navigare al largo nell’oceano.
Lontano.
Molto lontano.

In fondo gli oceani si somigliano,
quello d’acqua e quello di sabbia.

Sono l’immagine stessa dell’infinito.
E nell’infinito si può abitare solo in spirito.


Nostalgia

Alla stazione Termini di Roma
sono in attesa del treno.
Leggiucchio qualcosa.

Improvvisamente sento che qualcuno dietro
mi sta dicendo: please, please.

Mi giro e vedo una donna araba
completamente vestita di nero,
con il velo che le copre fin sotto gli occhi.

Ha un biglietto in mano,
evidentemente mi vuole
chiedere spiegazioni.

Va a Firenze, ma non ci capisce
niente con i binari.

Mi prodigo come posso,
mentre il figlio reclama la sua attenzione
e lei lo zittisce continuamente.

Siamo a pochi centimetri,
vedo che il velo si muove davanti alla bocca,
sollevato dal fiato.

E’ la prima volta che sono a contatto
così ravvicinato con una donna
completamente velata.

Ad Amman sono inavvicinabili.

Mi fa tenerezza, sembra giovanissima.
Con sé ha anche il biglietto di ritorno.

Mi viene un leggero,
impercettibile attacco di nostalgia.


La Terra promessa

Mar Morto

Il Mar Morto è un Mare solo di nome:
ha una tale concentrazione di sale
da impedire qualsiasi forma di vita.

E’ infossato in una depressione terrestre
di 400 metri sotto il livello del mare.

Si galleggia
nell’acqua senza dover fare nulla,
in un lieve trasporto.

E’ talmente corrosivo che consuma
legno e plastica delle imbarcazioni.

Più a Nord la Valle più sacra del mondo,
la Valle del Giordano,
è attraversata da un fiume
che in realtà è poco pià di un rivolo d’acqua,
semicoperto da una randagia vegetazione.

La natura è come congelata
in questo deserto israelita,
che la fantasia religiosa degli uomini
ha fatto diventare
l’immagine della promessa
della redenzione.

Ogni pietra è un simbolo
in questa natura morta,
simbolo di tre religioni
che vorrebbero spiegare
il mistero della vita.


Nella terra di Sinbad il marinaio

Muscat, l’ora dell’addio

Muscat, Oman, l’ora dell’addio.
Arriva sempre questo momento.
Prima o poi.
La sensazione relativa a quest’ora
dipende da tante cose,
se sei stato bene,
se hai imparato qualcosa nella ruota della vita,
se hai capito qualcosa di più di questo mondo,
che è il motivo stesso per cui si viaggia.

Sì, sono stato bene, qualcosa ho capito;
ma chi ha vissuto l’esperienza
di un viaggio in Oman una cosa soprattutto
si porterà nel cuore: la sua gente.

Non ha un grande artigianato,
la sua storia di fango e gloria
è stata interamente ricostruita nelle sue fortezze,
nei suoi villaggi.

L’Oman non è la Persia,
ma nemmeno Samarcanda.
L’Oman è il suo spazio, la sua gente.

Tranquilla, discreta, pulita. Accogliente.


Suono e silenzio

La musica araba non ha pause.
Una canzone dura anche 15 o 20 minuti.
La musica dei beduini, poi,
ha un ritmo ossessivo pulsante e continuo.

Gli arabi amano talmente il silenzio del deserto,
delle valli rocciose, dei passi di montagna
che quando escono da questa condizione,
soprattuttto nelle feste di matrimonio,
tracciano il ritratto sonoro della sua negazione.

Il silenzio di un paese come l’Oman,
grande quanto l’Italia
e abitato solo da 4 milioni di persone,
è veramente inquietante.
Ha i caratteri della perentoria assolutezza.

Il silenzio circonda interamente la tua solitudine.

Ora capisco perché il libro sacro, il Corano,
è pieno di avvertenze, come per esempio:
qualsiasi cosa fai, sappi che Dio ti vede.

Il pastore arabo o il beduino considera queste frasi
come una consolazone (non sei solo)
e una minaccia (se tenti di uccidere qualcuno).

Non si è mai soli se reciti sui grani del tuo rosario.
Il mormorio continuo della fede
è il tuo compagno di viaggio.


Il sorriso della steppa

Un pianoforte a Tashkent

Qualcuno sta suonando il pianoforte
nella sala di entrata dell’albergo  di Tashkent.
Strana sensazione.

Il piano è un po’ scordato ma non fa niente,
anche la musica è un po’ scordata ma non fa niente.
Tra i marmi e i tappeti dell’Asia centrale
questa musica non ci sta male.

Siamo giusto in tre:
io qui perché è l’unica zona con il wi-fi.
Una coppia di moscoviti che gorgoglia
vezzeggiativi in una angolo,
immemori della passata grandezza
della loro patria.

I camerieri dai lineamenti
disperatamente mongolici,
ma che parlano in russo,
sonnecchiano dietro snak bar deserti
sognado yurte immerse nel silenzio.

Suoni lenti cavalcano la notte della steppa.


Samarcanda

A Samarcanda anche i pensieri
si pongono in prospettiva.
Le cose importanti perdono senso,
le piccole cose ne acquistano.

Ma devi avere la giornata tutta per te.
Misurare lo spazio.
Inoltrarsi nel mercato
sfavillante si spezie.

Accettare che la tua piccola storia
e la grande Storia
siano inguaribilmente sfasate.

La condizione più appropriata
per Samarcanda
è quella del flaneur.
Lo spazio ti riempie.


Sull’altopiano del Tibet

Om mani padme hum. Il mormorio incessante del mantra

Om mani padme hum
è  il mantra buddhista
che risuona il tutto il maestoso Tibet.

Il mantra è uno
“strumento per pensare”,
per favorire il distacco dalle
ossessioni quotidiane.

E’ inciso sulle rocce,
dipinto sui templi,
scritto su strisce di carta,
mormorato da monaci e fedeli,
sussurrato dalle bandiere
che garriscono al vento.

Lo recitano tutti,
per andare avanti;
fra le fatiche della vita.

«Salve, o gioiello nel fiore di loto»
dice questa lirica
sequenza di sillabe sacre.

“Gioiello” allude
al Bodhisattva Avalokitesvara,
di cui il Dalai Lama è considerato
la reincarnazione vivente;

il “fiore di loto” è simbolo
di purezza e di elevazione spirituale,
sboccia avvolto dalla luce
anche se affonda le sue radici
nel fango delle acque stagnanti.


Finisterre

Una favola andina

La compagnia aerea con cui volo
verso l’Argentina,
verso una Patagonia sognata da una vita,
ha orari bislacchi a bordo:
hanno portato la cena praticamente
alle tre di notte (ora italiana).

Io avevo già cenato
(una entrecote dall’aspetto equivoco,
tirata fuori da un contenitore di plastica,
ma rivelatasi buonissima),
nell’aeroporto di Madrid,
e quindi ho saltato,
ma avrei dovuto ricenare,
ho avuto fame per tutta la notte,
senza nemmeno una dormita.

Ogni tanto sorvegliavo dal finestrino
il mondo che si svolgeva lento
nel buio della notte planetaria:
l’Africa notturna è priva di luci,
come l’oceano atlantico,
di più sul Brasile.

E il sorgere del sole
ha avuto le movenze
di una favola andina.



PARTE TERZA- L’ODORE DELLA GUERRA

Terrore a Parigi

La ragazza che fugge spaventata
gli sembra una lontana conoscenza
sui marciapiedi di un vecchio ponte
nel pieno centro di Parigi.

Le immagini sono scure e confuse,
a tratti sembra un uccello in volo
e qualcuno dietro lo sta strattonando
tirandogli violentemente

un lembo della giacca bagnata,
da cui cade il portafoglio
con una carta di riconoscimento,
ma quella carta non gli appartiene.

Piove a dirotto, sente l’acqua
che gli sale su per le ginocchia
nel crepitio degli Ak 47
che falciano la gente per strada.


L’odore della guerra

C’è un volto che ci interroga
da una foto scattata di fretta,
quello di una bambina siriana
con i suoi occhioni profondi.

Viene da una guerra maledetta.
Al massimo le forniremo
gli elementi minimi di un’accoglienza,
per non farci sentire in colpa.

Quella bambina arriva
da una grande civiltà implosa.
Non ci sta chiedendo nulla,
ci guarda soltanto.

Non sappiamo cosa sia una guerra,
la vediamo solo in televisione,
lei l’ha subita dalla nascita
tra le macerie della sua terra.


Il pianto dell madri

Accarezzare la carne della sua carne
straziata dalla violenza, cullare
il corpo senza vita di un figlio straziato
è il primo passo all’inferno per una madre.

Non ci può essere nulla, niente
che riscatti quella sofferenza.
Con quel figlio muore anche la giustizia.
E’ una condanna intrisa di veleno.

Li trattiamo come nemici
di un esercito in guerra.
Ci stiamo esercitando
in un odio programmato

che provocherà altri lutti.
Temiamo la violenza
che starebbero covando
i migranti e siamo convinti

delle nostre convinzioni.
Ci siamo sostituiti a Dio,
siamo diventati giudici supremi,
senza processo, come un’esecuzione.

Molti di loro sono solo bambini.
Il pianto delle madri
non potrà lenire quel lamento,
sanare quell’immenso dolore.


Mediterraneo

Questo era il nostro mare,
l’acqua benigna
che ha nutrito la nostra
infanzia mediterranea.

Ora non si sa più di chi sia,
a chi appartenga questo mare
trasformato
in un regno dei morti.

Fanno impressione e orrore
le dichiarazioni sciacalle
e la retorica della violenza
della maggior parte dei politici,

i titoli bastardi dei giornali,
il sapore amaro dei reportage
sulla “pioggia di fuoco”
degli aerei francesi su Raqqa.

Fanno orrore, appena un po’ meno
di quei morti viventi
che hanno sparato a Parigi.
Ma solo un po’.



PARTE QUARTA – ORIZZONTI

Desert blues

Nel deserto mi sento sentire
come non mi capita altrove
in un buio pieno di luce.

Sono le  privazioni di una tenda
senza acqua e senza energia,
di uno spazio che di giorno brucia
e di notte ulula.

Il sibilo del deserto pervade
la memoria profonda
del mio abisso privato.


Ponti

Lo sciabordio dell’acqua sulla sponda
è rinfrescante e tranquillizzante.

Sui ponti che si susseguono
in lontananza
continua a scorrere il traffico,
ma da qui è attutito.
Tutto è pace e silenzio
e in questi momenti tutto è niente.

Non deve essere diversa,
questa fase contemplativa,
da quella di un vecchio che vedo
sulla seggiola sul balcone di casa.

Riuscire a raggiungere
questa tranquilla accettazione
del proprio destino per lui
forse è stata una necessità,
per me una conquista.

Non si può chiedere di più,
questa è la radice dell’ansia
e della depressione;
qualche volta forse
bisogna imparare
a chiedere di meno,
o a non chiedere e basta.



cropped-logo-promozionale-uno.jpg

© 2000-17 Tutti i diritti riservati  – © Copyright 2000-17 – Rights Reserved


Sede e Contatti – Location and Contacts: Antonio De Lisa
c/o LOST ORPHEUS MULTIMEDIA – Via del Popolo, 127/129

85100 POTENZA (ITALY) (0)39- 097137457 / Cell. 3333878854

Site: www.adelisa.it

E-mail: lostorpheusmedia@gmail.com
Logo Lost Orpheus Multimedia

Deposito opere presso la SIAE

Bollino

Le opere teatrali e musicali di Antonio De Lisa sono depositate presso la SIAE

Sezione Musica

Sezione Teatro – Sezione DOR (Opere Drammatiche e Radiotelevisive)


This work may not be re-sold, distributed, copied or transmitted in any other form without permission of the author.

© Copyright 2000-17 – Rights Reserved

Licenza Creative Commons

This opera is licensed under a Creative Commons Attribuzione – Condividi allo stesso modo 3.0 Unported License.



Categorie:A03- Atlantis. Un mondo nella mente (Terza raccolta ufficiale- Inedito), Uncategorized

Tag:, , , ,

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

SCIENZA E CULTURA - SCIENCE AND CULTURE

Lo stato dell'arte tra storia e ricerche contemporanee - State of the art: history and contemporary research

ORIENTALIA

Studi orientali - Études Orientales - Oriental Studies

NUOVA STORIA CULTURALE / NETWORK PHILOSOPHY

NUOVA STORIA CULTURALE / NEW CULTURAL HISTORY

TEATRO E RICERCA - THEATRE AND RESEARCH

Sito della Compagnia Lost Orpheus Teatro

LOST ORPHEUS ENSEMBLE

Modern Music Live BaND

Il Nautilus

Viaggio nella blogosfera della V As del Galilei di Potenza

Sonus- Materiali per la musica moderna e contemporanea

Aggiornamenti della Rivista "Sonus"- Updating Sonus Journal

The WordPress.com Blog

The latest news on WordPress.com and the WordPress community.

Antonio De Lisa - Scritture / Writings

Teatro Musica Poesia / Theater Music Poetry

In Poesia - Filosofia delle poetiche e dei linguaggi

Blog Journal and Archive diretto da Antonio De Lisa

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: