Antonio De Lisa- Le opere e i giorni della Certosa

Luce da Luce, Gian Marco Montesano e Giulia Basel  - Irma Bianchi Comunicazione

Antonio De Lisa- Le opere e i giorni della Certosa

In una mostra intitolata “Le Opere e i Giorni”, curata da Achille Bonito Oliva, ogni artista ha lavorato in una cella sul tema del Verbo, soggiornando per quasi tutto il mese di settembre (dal 9 al 29) nello storico complesso architettonico della Certosa di San Lorenzo a Padula (Salerno). Venti artisti contemporanei, proiettati in diverse direzioni (Arte Fotografia Musica Poesia Teatro Video), hanno proseguito il lavoro secolare dei certosini nella fascinosa e discreta cittadella santa del Vallo di Diano. “Le Opere e i Giorni è una mostra che si apre negli ultimi tre giorni della propria chiusura” ha scritto e detto il Curatore nella conferenza stampa e lo ribadisce mentre si esce dalla Certosa, accompagnato dalla Direttrice Maria Giovanna Sessa. “L’Arte questa volta avrà a che fare col tempo piuttosto che con lo Spazio. Il Tempo che crea le occasioni, gli incontri, le confluenze”. Visto che le opere sono in permanenza, ne possiamo parlare quasi come di un Museo della contingenza, una raccolta di reperti del mondo della fantasia negli spazi immensi della Certosa, pensata dal Principe Sanseverino per offrire degna accoglienza ai figli minori dei potenti, quelli che si definivano cadetti.

Nella Cella n. 2 incontriamo Luca Maria Patella (Roma 1934) con l’installazione che si intitola “De remediis utriùsquae Fortunae, con esplicito riferimento a un’opera di Francesco Petrarca. Dalla biblioteca della Certosa Patella fa partire un fascio di luce rossa (simbolo del sentimento) che raggiunge il loggiato della cella. Sopra un venerabile leggio è situato un Librone, ricavato da un  raccoglitore di tessuti per parati,  di poesie linguistiche di Pratella. Il visitatore indugia nello sfogliare il volume. Nella cella è situato un computer col quale il visitatore può dialogare via e-mail con l’artista e alcune domande/risposte sono esposte alle pareti. Alle pareti della cella sono esposte: una grande mosca di 150 cm. stampata su carta trasparente; un vaso di scrittura realizzato con un testo a computer, opere grafiche cosmico-ironiche (dalla mistica cosmica all’ironia terrestre). Nella nicchia accanto alla porta di ingresso un fascio di luce azzurra (simbolo del pensiero) parte ad illuminare il teschio in pietra del cimitero, ricoperto da un cappello a larghe falde, e l’albero retrostante. Qui il tema del Verbo risplende in tutta la sua smaterializzata virtualità.

Fanno da contrasto, nella Cella n. 3, i metafisici croissant surgelati che nel video di Dorte Meyer (1969) respirano e s’indorano come pallidi palloncini. E ormai siamo entrati nel regno della materia. Nella Cella n. 10 di Luca Pancrazi (1961), “24 su 24-La cura del selvatico”, l’artista toscano ha recuperato erbacce e rovi del giardino maltenuto. Da parte sua Isabella Gherardi ha collocato centinaia di arance lungo un corridoio, sotto la foto di una radiosa colomba ritratta in una delle chiese del complesso. Mentre Gianni Caravaggio distribuisce caffè distribuito circolarmente sul pavimento.

Ancora: l’imbottigliamento etilico di Fabio Mauri, che soggiornando nella cucina affrescata, luogo di santificazione del cibo, analizza, fotogra e riporduce le formelle del pavimento, sembra avere a che fare poco col Verbo; piuttosto sembrerebbe col “genius loci”, che si esprime nelle celle e nelle forme della vita monastica, così come l’opera pensata per sottrazione di Letizia Cariello (1965), che stipa di lenzuola bianche ben piegate gli incavi dei muri e tappa, con stoffe rosse, i buchi del muro dell’orto, o quella di Maurizio Cannavacciuolo (1954), che elabora i suoi complessi disegni, multicolori e chiassosi, con un tenue tratto sui muri bianchi.

Nella Cella n. 14 troviamo l’artista cino-malese H.H. Lim (1954), che ha studiato e vive a Roma da molti anni, il cui pogetto artistico si intitola “La Pazienza”. Sulla parete di destra, entrando, sono montati sei pannelli in gesso di 250×90 cm su cui sono disposte delle lettere in ordine inverso, come se le leggessimo allo specchio. Non formano per lo più parole di senso compiuto, ma se osserviamo con “pazienza” riusciamo a leggere almeno una frase: “Anche i denti storti dicono chi sei”. Devo confessare che non sarei mai riuscito a trovarla, se non avessi avuto l’aiuto della bella e giovane assistente di Lim, che guida il visitatore curioso con “pazienza” nella cella principesca dell’artista orientale. All’interno della cella Lim ha montato un acquario quadrato di plexiglass di 150 cm per lato, popolato da un unico pesce vivo, una cernia un tantino spaesata. Lim resta fermo per ore su una sdraio, con una canna da pesca munita di esca artificiale che lascia pendere a cinque centimetri dal pelo dell’acqua e aspetta con pazienza che il pesce abbocchi. E’ una sfida in nome della pazienza per il pesce e per il pescatore. Sulla scheda degli artisti troviamo scritto che “La pazienza è indice di persistenza e durata, caratteristiche necessarie al permanere del lavoro sulla scena dell’arte, una forma di autodisciplina”

Ma il presente sincopato precipita nelle performance, nei rap di Lello Voce e nella suadente e corporea parola di Rosa Lo Russo che declama un “triduo pasquale” senza prendere fiato. Poi irrompe la volgarità della prostituta africana recitata da Alessandra Vanzi in un video che accompagna altre due diverse condizioni femminili: donne arabe con burqa e donne anoressiche e viziate.

Che dire in conclusione sull’avvio di questo progetto triennale di rilancio della Certosa di San Lorenzo. Volendo risolvere con una boutade la questione si potrebbe dire che “E’ l’Angelo pavone che squinterna i suoi attributi nel Teatro delle Trasmutazioni”, come ha scritto Mimma Pisani in una poesia su un pezzo di carta appeso al muro nella Cella n. 23. Ma siccome il progetto è serio e ben guidato da Achille Bonito Oliva (che certo per parte sua non si sottrarrebbe all’immagine dell’”Angelo pavone”), dobbiamo prevedere un percorso intrigante da qui al 2004. Nel 2003 il tema sarà il “Precetto”, nel 2004 con la “Vanitas”.

Artisti invitati per il 2002: Maurizio Cannavacciuolo – Gianni Caravaggio – Letizia Cariello – Alessandro Diaz de Santillana – Ilaria Drago – Isabella Gherardi – Thorsten Kirchhoff – H. H. Lim – Rosaria Lo Russo – Fabio Mauri – Dorte Meyer – Gian Marco Montesano e Giulia Basel – Tommaso Ottonieri – Luca Pancrazzi – Luca Maria Patella – Mimma e Vettor Pisani – Antonio Rezza e Flavia Mastrella – Lucia Ronchetti – Roberta Silva – Alessandra Vanzi – Lello Voce.

Antonio De Lisa

 

 



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