N(u)ove registe per una Biennale

N(u)ove registe per una Biennale

Il Leone d’Argento della Biennale Teatro di Venezia 2017 è andato a Maja Kleczewska, 43 anni, da Cracovia,  considerata una delle figure più rilevanti del teatro polacco, lungo una linea che da Kantor arrivaa Lupae Warlikowski (di cui è stata assistente). A Venezia ha inaugurato il Festival con The Rage, dall’omonimo testo teatrale di Elfriede Jelinek, che comincia a scriverlo dopo la strage di Charlie Hebdo a Parigi.

“Pericolosa eroina di performance rituali e video incentrati sul corpo, (…) il cui fascino si basa sulle reazioni fisiche provocate nell’osservatore”: è Ene-Liis Semper, nata a Tallin nel 1969, acclamata video artista, performer e regista che ha rappresentato l’Estonia alla Biennale Arti Visive 2001. Il suo lavoro interdisciplinare è stato cruciale per lo sviluppo di Theatre NO99, fondato nel 2005 con Tiit Ojasoo, co-autore della maggior parte delle produzioni teatrali della compagnia, invitate ai festival di tutta Europa, da Avignone alla Ruhr Triennale, dal Wiener Festwochen al Golden Mask di Mosca. Alla Biennale Teatro è invitata con due spettacoli. Filth (26 luglio, Teatro alle Tese) e El Dorado, the Clowns’ Raid of Destruction (27 luglio, Tese dei Soppalchi).

Un percorso in quattro spettacoli è affidato alla francese Nathalie Béasse (Angers, 1971), che come la Semper ha una formazione pluridisciplinare, legata alla sperimentazione del mondo delle arti plastiche e delle performing arts, prima di portare avanti la sua ricerca con la propria compagnia, fondata nel 1999, interrogandosi sui rapporti tra corpo e oggetto, sulle strutture della narrazione, sui confini tra teatro e danza. Il retaggio della sua formazione artistica si evidenzia nell’attenzione al teatro come materia manipolabile, vettore di sensazioni e immagini, in uno slittamento continuo tra reale e immaginario. Le bruit des arbres qui tombent (28 luglio, Teatro Piccolo Arsenale), Tout semblait immobile (30 luglio, Teatro alle Tese), Roses (29 luglio, Tese dei Soppalchi), Happy Child (31 luglio, Teatro Piccolo Arsenale) sono i titoli in programma.

Copre un arco creativo di oltre 30 anni la trilogia firmata da Maria Grazia Cipriani, fondatrice del Teatro del Carretto con il costumista e scenografo Graziano Gregori, con cui ha portato in tutto il mondo l’unicum del suo teatro, nato sotto il segno della metamorfosi, della fusione tra il mondo della fiaba e il reale, tra gli attori in carne e ossa e la maschera. Con le sue storie che attraversano i secoli, dal mito alla fiaba alle origini del teatro, Maria Grazia Cipriani ha costruito perfette macchine teatrali svelando di queste storie risvolti inaspettati e facendo del teatro “un gioco molto serio” (M. Grande). La trilogia prevede lo spettacolo-manifesto Biancaneve(1 agosto, Tese dei Soppalchi), quindi Pinocchio (1 agosto, Teatro alle Tese), visto come un sogno di Geppetto, un viaggio nelle zone oscure della coscienza, infine Le mille e una notte (2 e 3 agosto, Teatro Piccolo Arsenale), che racconta la storia interminabile, elaborata e complessa come una scatola cinese della figlia del Visir.

Ha esordito con titoli originali – Ti auguro un fidanzato come Nanni MorettiSex Workers – Livia Ferracchiati, trentunenne, studi di regia alla Paolo Grassi di Milano dove si diploma nel 2014, oltre a una laurea in drammaturgia all’Università La Sapienza di Roma. Sono titoli che tracciano un percorso “a temi”, temi che vengono facilmente mistificati, poco conosciuti, che richiedono anche documentazione, inchieste sul campo. Todi is a small town in the center of Italy (2 agosto, Tese dei Soppalchi), per esempio, è un’indagine sulla provincia italiana, sui limiti che il controllo sociale pone alle libertà individuali. A Venezia si vedranno anche i primi due capitoli della Trilogia sull’identità, un percorso a tappe che racconta l’esperienza della dicotomia fra corpo e mente in fatto di identità di genere, mettendo a fuoco diversi aspetti del disagio di vivere in un corpo che non è percepito come proprio: Peter Pan guarda sotto le gonne (3 agosto, Tese dei Soppalchi), semifinalista al Premio Scenario, e Stabat Mater (4 agosto, tese dei Soppalchi, ore 18.00).

Regista di prosa e regista d’opera, la trentottenne tedesca Anna Sophie Mahler residente a Zurigo, fonda nel 2006 la propria compagnia CapriConnection, con cui sperimenta un’originale idea di spettacolo-partitura che si caratterizza per l’utilizzo di materiale documentaristico intrecciato a musica e immagine, ospitata nei maggiori teatri di area germanica. Tristan oder Isolde (4 agosto, Teatro alle Tese) è dichiaratamente un pastiche, elaborato a partire dai resti della scenografia di Anna Viebrock per l’opera wagneriana diretta da Marthaler del quale la Mahler era stata assistente. Il secondo spettacolo della Mahler, Alla fine del mare (5 agosto, Teatro Piccolo Arsenale), basato sul film di Fellini E la nave va, mette in scena un gruppo di stelle della lirica ormai decadute in viaggio su un piroscafo.

Quarantaduenni, dall’Olanda, Suzan Boogaerdt e Bianca Van der Schoot lavorano insieme dal 2000 dopo aver entrambe terminato la stessa scuola di teatro di Amsterdam. Dal 2011 lavorano a una serie denominata Visual Statements, performance dedicate alla “società dello spettacolo” e al ruolo dell’immagine nella cultura odierna. A questa serie appartengono anche i due spettacoli presentati alla Biennale: Bimbo (5 e 6 agosto, Teatro alle Tese) e Hideous (Wo)men (8 agosto, Teatro alle Tese). I loro lavori sono stati presentati alla Ruhr Triennale e al Theatertreffen; attualmente hanno in lavorazione una nuova produzione per la Volksbühne di Berlino.

Ha costruito una solida carriera di regista Claudia Bauer, classe 1966, nata a Landshut, Baviera, non solo realizzando spettacoli per i maggiori teatri dei paesi di lingua tedesca, ma anche rivestendo ruoli di direzione artistica, come al Theaterhaus di Jena dal 1999 al 2004. Alla Biennale presenta Und dann (8 agosto, Tese dei Soppalchi), dal testo di Wolfram Höll, drammaturgo dell’anno 2014 per la rivista Theater Heute, e Der Menschen Feind (9 agosto, Teatro Piccolo Arsenale), riscrittura del Misantropo molièriano. Sono spettacoli in cui la grammatica del teatro si scompone per ricomporsi in una nuova prospettiva, “scatole magiche dove acidità e incubi grotteschi consegnano uno sguardo di impietoso post modernismo sulla società di oggi” (A. Latella).

Lungo l’arco del Festival – dal 25 luglio al 12 agosto – una installazione di Katrin Brack, figura importante della scenografia europea e Leone d’oro alla carriera, sarà nel foyer del Teatro alle Tese. Aria, luce, tempo sono le tematiche del lavoro della Brack, “tematiche che valorizzano lo spazio scenico rendendolo vivo, in continuo movimento, aggiungendo al luogo un valore performativo che, grazie a piccole variazioni offerte dal contesto, lo rendono ogni sera irripetibile” (dalla motivazione).



Categorie:J08- La Regia teatrale oggi - The Theatre Director

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