La contaminazione tra arti visive e teatro nell’opera di Shōzō Shimamoto

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La contaminazione tra arti visive e teatro nell’opera di Shōzō Shimamoto

Shōzō Shimamoto (1928 – 2013) è stato un artista contemporaneo giapponese.

Co-fondatore del gruppo Gutai, insieme a Jiro Yoshihara, è stato uno degli artisti più sperimentatori del secondo dopoguerra. Il Gutai, primo movimento artistico radicale del Giappone, si sviluppa sul finire degli anni Cinquanta quasi in contemporanea all’arte informale europea e americana, con l’intento di rinnovare la tradizione artistica giapponese. L’opera non è più un semplice supporto ma diviene trasposizione fisica dei gesti dell’artista, che, come nell’action painting, fa dell’opera un’azione.

Suoi lavori sono in collezioni di musei come la Tate Gallery e la Tate Modern (a Londra e a Liverpool) e il Hyogo Prefectural Museum of Art a Kobe, Giappone. Il critico del New York Times Roberta Smith lo ha definito come uno degli sperimentatori più audaci e indipendenti della scena dell’arte del dopoguerra negli anni cinquanta. Internazionalmente noto anche nel circuito della “Mail Art”, della quale è stato un pioniere. “Shimamoto ha fortemente contribuito a rinnovare la fortissima tradizione dell’arte giapponese alla luce degli avvenimenti nella nuova dimensione del dopoguerra e del dopo bomba atomica. Con gli altri membri del Movimento, Shimamoto ha sovvertito l’idea che tutti avevano dell’arte giapponese floreale e decorativa creando così una cultura figurativa completamente nuova. Gutai, del resto, è una parola che in giapponese significa conflitto tra materia e spirito, e Gutai ha prodotto, infatti, una rottura con l’arte spirituale introducendo l’aspetto della materia nel rapporto con la dimensione lacerata dei tempi attraverso la forte frattura con la tradizione e non poteva essere diverso dopo Hiroshima e Nagasaki”.

“Shimamoto mediante “cannonate”, dripping, tagli e buchi della tela ha creato una nuova spazialità bidimensionale. L’artista giapponese è stato, nel ’54 a Osaka, un membro dinamico del movimento d’avanguardia Gutai , fondato da Jiro Yoshihara, ed ha propugnato un uso spregiudicato dei materiali enfatizzando il gesto e l’evento artistico fino a sconfinare nella spettacolarità anticipando, in tal modo, il rito degli happenings negli anni Sessanta. Con estrema naturalezza Shimamoto è passato dai Buchi, all’Informale, dalla Mail Art alla Body Art, dalla performance alla fotografia.

Shimamoto, figura cardine del movimento, avverte fortemente l’esigenza di nuovi segni espressivi che trova nel gesto e nella materia. Le prime sperimentazioni artistiche, gli Ana (Buchi), risalenti agli anni quaranta, consistono in una serie di fogli di carta coperti da uno strato bianco di colore, su cui strofina il proprio corpo fino a creare degli squarci. Dopo aver frequentato assiduamente lo studio di Yoshihara, decide, insieme col maestro, di fondare il gruppo Gutai – Movimento d’Arte Concreta, nel 1954. In occasione della prima apparizione ufficiale del gruppo, avvenuta nel 1955 presso la pineta della città di Ashiya, Shimamoto realizza una lamiera dipinta da un lato bianco e dall’altro blu, che, frammentata in piccoli buchi, crea al buio l’effetto di un cielo stellato grazie ad una lampada. A questi primi esperimenti seguono prego, camminate sopra (1956) una passerella di legno montata su un sistema di molle con cui il fruitore sperimenta attivamente la precarietà del camminare esistenziale, e Cannon Work, in cui colore è sparato sulla tela attraverso un piccolo cannone, opera che costituisce l’inizio del percorso dedicato alla liberazione casuale dell’espressività della materia. Da lì a poco Shimamoto sviluppa la tecnica del bottle crash, una pratica consistente nel lanciare bottiglie piene di colore sulla tela. L’opera diviene il risultato di un processo di relazione tra gesto e materia, tra azione e colore, il cui leitmotiv è la casualità e l’artista è attore e interprete di un’azione performativa che viene condivisa con il pubblico, testimone e completamento dello scenario di colore costruito dall’artista.

Shimamoto è venuto per la prima volta in Italia nel ’63 per la mostra di Torino Continuità e avanguardia in Giappone; nel ’66 espose in Olanda e a Parigi; nel ‘79 in Canada, all’Alberta World Simposium, dove presentò 10.000 quotidiani; nell’85 mise in mostra opere col Gruppo Gutai a Madrid e viaggiò in dieci Paese dell’Est dove realizzò performance. Nell’86 fu invitato per la mostra Avanguardia Giapponese al Centre Pompidou; nell’87 realizzò una performance a Dallas per il centenario della nascita di Marcel Duchamp e nell’88 fu chiamato nelle Filippine per delle installazioni. Nel 1990 , in occasione della grande mostra al Movimento d’avanguardia Gutai, la Galleria d’Arte Moderna di Roma gli ha acquistato la performance realizzata, in contemporanea su tela, Bottle throwing; nel ’91 ha esposto in Germania, a Darmstadt. Nel ‘93 al Global Forum di Kyoto s’era fatto promotore di un happening di artisti di tutto il mondo, alla presenza del Dalai Lama, in cui una sua opera su un Tema ambientalista raggiungeva i duecento metri. Nello stesso anno venne invitato alla Biennale di Venezia e tenne una personale ad Helsinki. Nel ’94 partecipò alla mostra Arte giapponese dopo il ’45 su invito del Guggenheim Museum di New York. Nel ’95 ha realizzato il suo “funerale in vita” col rito Buddista mentre dodici monaci recitavano un sutra. È stato nominato Presidente dell’Organizzazione dell’Arte e della Cultura per i disabili.

Nel ’96 Ben Porter, il fisico nucleare responsabile del Manhattan Project, lo propone per il Premio Nobel per la Pace. Nel ’98 al MOCA di Los Angeles ha tenuto l’antologica Out of Action: betwin objects and performance 1949-1979. Dal 2000 e fino al 2011 gli sono state organizzate in Italia numerose mostre personali durante le quali si è esibito nelle sue indimenticabili performance”

In una delle rare interviste rilasciate da Shimamoto ad Anna Maria Di Paolo per “Stile” nel 2000, il Maestro giapponese così rispose, tra altre, alla domanda: ” Nel suo recupero di una dimensione fortemente lirica, specialmente nelle opere su carta, è inerente dire che si avvicina, in qualche modo, all’essenza del Taoismo?”

R. ” In effetti ha colto la relazione diretta che c’è tra le mie opere come gli acquarelli e i disegni col Taoismo; in questo caso la componente del segno è lirica; inoltre, vede, anche nelle performance il corpo è impiegato come elemento di Natura, quindi in entrambi i casi credo di avvicinarmi al Taoismo col quale del resto è in linea tutta la mia formazione di pensiero.”.


Bibliografia

 

  • “Shozo Shimamoto. Samurai Acrobata dello sguardo 1950-2008”, a cura di Achille Bonito Oliva, catalogo della mostra al Museo di Villa Croce e delle performance a Genova, ABC-ARTE, 2008, Genova
  • Jirō Yoshihara, Shōzō Shimamoto, Michel Tapié, Gutai Bijutsu Kyōkai. Gutai [= 具体] (具体美術協会, Nishinomiya-shi: Gutai Bijutsu Kyōkai, 1955-1965) [Japonais Type: Publication en série: Périodique] OCLC 53194339

 



Categorie:I08- Teatro del Novecento, Uncategorized

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