Johann Wolfgang Goethe- La vocazione teatrale di Wilhelm Meister

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Johann Wolfgang Goethe- La vocazione teatrale di Wilhelm Meister

La vocazione o missione teatrale di Wilhelm Meister è un frammento di un romanzo teatrale di Johann Wolfgang von Goethe, composto tra il 1777 e il 1785. Noto anche come Urmeister, è stato utilizzato da Goethe nel romanzo di formazione Gli anni di apprendistato di Wilhelm Meister. Una parte del romanzo fu trovata nel 1910 e stampata per la prima volta nel 1911.

Nel romanzo Goethe racconta l’avvicinamento al teatro del giovane Meister, un avvicinamento che ha più il sapore di una predestinazione. Eventi casuali portano il protagonista ad avvicinarsi al teatro: i burattini regalati dalla nonna, le recite organizzate con gli amici e, infine, l’incontro con Marianne, un’attrice che lo proietta totalmente nel mondo teatrale. Marianne è un personaggio chiave perché, con lei, Meister conosce quale sia la vera natura del teatro: non la magniloquenza e la retorica del grande teatro tragico, ma la quotidianità della ‘confusione del camerino’.

Meister sogna di essere un grande attore che recita le tragedie classiche con tutta l’enfasi e la retorica del caso. Con Marianne impara che il mondo teatrale non è ordine, ma un continuo andirivieni tra recita e vita quotidiana. Il passo del camerino è un bel esempio di descrizione di quelli che Francesco Orlando definirebbe ‘oggetti desueti’: oggetti quotidiani si mescolano agli oggetti di scena ed, entrambe le categorie, sono coperte da uno strato di cipria.

La storia d’amore con Marianne è destinata a concludersi perché la vocazione teatrale di Wilhelm deve procedere. E allora ritroviamo il protagonista in strada, in viaggio, pronto a fare nuove esperienze di vita: fondamentale è, a questo punto, l’incontro con una compagnia di saltimbanchi con i quali tenterà di mettere in scena l’Amleto.
È proprio l’incontro con una compagnia di artisti ‘irregolari’, nomadi, che fa scoprire a Wilhelm la vera essenza del teatro: il teatro non è il teatro borghese, ma una forma più popolare in cui si realizza veramente il processo di catarsi auspica da Aristotele nella Poetica.

La stesura del romanzo non fu regolare, Goethe ci lavorò per quasi tutta la vita. La prima redazione, che risale al 1777 – 1785, si contraddistingue per una narrazione lineare: si segue la vocazione teatrale del giovane dalla sua fanciullezza fino all’incontro con la compagnia di saltimbanchi. Goethe, non soddisfatto del romanzo, lo interruppe e lo riprese solamente nel 1796. Questa seconda redazione è profondamente diversa dalla prima (la prima stesura è quella che comunemente si legge): Goethe abbandona la narrazione lineare per una struttura circolare in cui il protagonista ormai adulto racconta il suo passato: è la prospettiva di Goethe maturo che, superati gli slanci romantici, si dedica ad una più pacata riflessione sulla natura del teatro.

Moretti, ne Il romanzo di formazione, dedica alcune pagine a La vocazione teatrale di Wilhelm Meister in cui si sofferma a riflettere su uno tra gli aspetti più interessanti del romanzo: le esperienze di vita che Wilhelm compie, non si realizzano all’interno del mondo borghese da cui egli proviene, ma come membro di una compagnia di guitti.
Moretti osserva come la società borghese impostata su valori materiali, come il denaro, non permette un processo di formazione, mentre esperienze alternative, come il viaggio con gli attori, permettono di portare a termine diverse esperienze di vita e quindi di giungere alla maturità.



Categorie:J03- Estetica del Teatro - Theatre Aesthetics

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