Le tre Parche (in Grecia Moire, nella mitologia nordica Norne norrene)

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Le tre Parche (in Grecia Moire, nella mitologia nordica Norne norrene)

Le tre Moire, assimilate anche alle Parche romane e alle Norne norrene, sono figure appartenenti alla mitologia greca. Nella Teogonia di Esiodo compaiono due volte: come figlie della Notte e come figlie di Zeus e Temi, erano la personificazione del destino ineluttabile. Il loro compito era tessere il filo del fato di ogni uomo, svolgerlo ed infine reciderlo segnandone la morte.

Le Moire è il nome dato alle figlie di Zeus e di Temi o secondo altri di Ananke, come per esempio Platone, Repubblica X,135,34

“Altre tre donne sedevano in cerchio a uguale distanza, ciascuna sul proprio trono: erano le Moire figlie di Ananke, Lachesi, Cloto e Atropo, vestite di bianco e col capo cinto di bende; sull’armonia delle Sirene Lachesi cantava il passato, Cloto il presente, Atropo il futuro.”.

Erano tre:

  • Cloto, nome che in greco antico significa “io filo”, che appunto filava lo stame della vita.
  • Lachesi, che significa “destino”, che lo avvolgeva sul fuso e stabiliva quanto del filo spettasse a ogni uomo
  • Atropo, che significa “inflessibile”, che, con lucide cesoie, lo recideva, inesorabile.

La lunghezza dei fili prodotti può variare, esattamente come quella della vita degli uomini. A fili cortissimi corrisponderà una vita assai breve, come quella di un neonato, e viceversa. Si pensava ad esempio che Sofocle, uno dei più longevi autori greci (90 anni), avesse avuto in sorte un filo assai lungo.

Si tratta di tre donne dall’anziano aspetto che dimorano nel regno dei morti, l’Ade.
Il sensibile distacco che si avverte da parte di queste figure e la loro totale indifferenza per la vita degli uomini accentuano e rappresentano perfettamente la mentalità fatalistica degli antichi greci.

Pindaro, in epoca più tarda, le indicò invece come le ancelle di Temi, al suo matrimonio con Zeus.

Esse agivano spesso contro la volontà di Zeus. Ma tutti gli dei erano tenuti all’obbedienza nei loro confronti, in quanto la loro esistenza garantiva l’ordine dell’universo, al quale anche gli dei erano soggetti.

Nonostante molti pensino che le Moire avessero un solo occhio e che se lo passassero vicendevolmente, come nel film di animazione Disney Hercules, bisogna dire che si tratta di una convinzione errata. Questa caratteristica, infatti, è propria delle Graie, come si può ben notare nel mito di Perseo, dove queste ultime vengono descritte con un solo occhio e un solo dente, dei quali fanno uso a turno. E sarà proprio questa loro debolezza che permetterà a Perseo di scoprire il nascondiglio delle Gorgoni.

Citazioni

« Notte poi partorì l’odioso Moros e Ker nera
e Thanatos, generò il Sonno, generò la stirpe dei Sogni;
non giacendo con alcuno li generò la dea Notte oscura;
e le Esperidi che, al di là dell’inclito Oceano, dei pomi
aurei e belli hanno cura e degli alberi che il frutto ne portano;
e le Moire e le Kere generò spietate nel dar le pene:
Cloto e Lachesi e Atropo, che ai mortali
quando son nati danno da avere il bene e il male,
che di uomini e dei i delitti perseguono;
né mai le dee cessano dalla terribile ira
prima d’aver inflitto terribile pena, a chiunque abbia peccato. »
(Teogonia di Esiodo, vv. 211-222)
« Per seconda sposò la splendida Thémis, che generò le Ore(Eunomie, Dike ed Eirene fiorente) che vegliano sulle opere dei mortali; e le Moire, cui grande onore diede Zeús prudente: Cloto, Lachesi e Atropo, che concedono agli uomini il bene e il male. »
(Teogonia di Esiodo, vv. 900-906)
« Ma perché lei che dì e notte fila,
non gli avea tratta ancora la conocchia,
che Cloto impone a ciascuno e compila… »
(Divina Commedia, Purgatorio, Canto XXI, 25-27)

Delle Moire (o Parche) parla anche Virgilio nell’Eneide, nel famoso verso: “Sic volvere Parcas” (“Così filano le Parche”).

In “Ultimo canto di Saffo” (vv. 40-44), Leopardi dice: “In che peccai bambina, allor che ignara / di misfatto è la vita, onde poi scemo / di giovanezza, e disfiorato, al fuso / dell’indomita Parca si volvesse / il ferrigno mio stame?”. La Parca in questione dovrebbe essere Lachesi.


Immagine del titolo

Le Moire Cloto e Lachesi intente a tessere il filo del fato. La Moira Atropo siede nell’attesa inesorabile di reciderlo – John Strudwick, A Golden Thread (Un filo prezioso), 1885 (olio su tela)


Scheda riassuntiva

Nomi: Cloto, Lachesi, Atropo. Dette Moire in Grecia, Parche a Roma.

Ruolo: Dee del destino degli uomini.

Genitori: Zeus (re degli dei) e Temi (dea della giustizia divina). Sorelle delle Ore. Secondo altre fonti figlie della Notte.

Mito: Esse stabilivano il destino degli uomini. Esiodo le menzione come tre filatrici, le Klothes. La vita degli uomini era basata sulla metafora del “filo” della vita e fu sempre Esiodo a dare ad ognuna un nome ed un compito diverso: la prima filava il tessuto della vita, la seconda distribuiva a ciascuno la parte di filo che gli spettava in sorte, la terza tagliava il filo al momento stabilito. Ovviamente la lunghezza del filo determina la lunghezza della vita e stabilire questa lunghezza spettava a loro. Le loro decisioni erano immutabili, neppure gli dei o il potente Zeus potevano cambiarle.
In epoca più tarda furono indicate come le ancelle di Temi, al suo matrimonio con Zeus. Esse agivano spesso contro la volontà di Zeus, ma tutti gli dei erano tenuti all’obbedienza nei loro confronti, in quanto la loro esistenza garantiva l’ordine dell’universo, al quale anche gli dei erano soggetti.

Iconografia: In arte e in poesia erano raffigurate come vecchie tessitrici scorbutiche o come oscure fanciulle.

CLOTO

Ruolo: Filatrice, fila lo stame della vita.

LACHESI

Ruolo: Assegna il destino agli uomini.

Mito: Svolgeva il filo stabilendone la lunghezza ed aggiudicava e distribuiva a ciascuno la parte di filo che gli spettava in sorte.

Leggende: Preannunciò l’eroismo di Meleagro alla sua nascita nella casa paterna.

ATROPO

Ruolo: Taglia il filo della vita al momento stabilito.

Mito: E’ colei che non può essere dissuasa. La più potente delle Moire, la più piccola di statura e la più vecchia.

Leggenda: Predisse alla nascita di Meleagro che la sua vita non sarebbe durata più a lungo del tizzone che in quel momento stava bruciando nel focolare.

Iconografia: Era raffigurata con delle cesoie, una bilancia e vestita di nero con l’espressione del viso duro, arcigna e impassibile.

 


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