Graphic Novel

Graphic Novel

Il romanzo grafico (o romanzo a fumetti, detto anche, con l’espressione inglese, “graphic novel“) è in particolare un genere narrativo del fumetto in cui le storie hanno la struttura del romanzo, quindi autoconclusive e di solito rivolte ad un pubblico adulto. In Italia il graphic novel è stato spesso inserito nel grande calderone del “fumetto d’autore”, in contrapposizione a “fumetto popolare” (spesso identificato col “fumetto seriale”).

Una tra le prime storie a fumetti ad autodefinirsi graphic novel fu Contratto con Dio, pubblicata da Will Eisner nel 1978; tuttavia questa denominazione non è stata coniata da Will Eisner, come comunemente si crede. In realtà l’uso del termine graphic novel risulta attestato già dai primi anni ’60 in altre pubblicazioni.[2] Nel novembre 1964 lo scrittore di fanzine Richard Kyle ne fa riferimento in merito ad un lungo formato di fumetto e, in seguito, nel 1976, George Metzer lo usa in Beyond Time and Again.[3] Il termine graphic novel lo si ritrova – probabilmente a maggior ragione – anche in Bloodstar di Richard Corben, del 1975.

La questione delle origini e della paternità di questo genere fumettistico, rimane tuttavia aperta e assai dibattuta, anche se in questi ultimi anni si è riusciti a fare maggiore chiarezza sul problema. In ogni caso, dagli anni Sessanta in poi molti stilemi di questo genere, come lo spessore narrativo e l’approfondimento della caratterizzazione psicologica dei personaggi, hanno influenzato intensamente tutto il panorama fumettistico segnandone la crescita artistica. La sua diffusione ha permesso una distribuzione più intensa di fumetti anche nelle librerie, che hanno dedicato al graphic novel sezioni apposite, una cosa impensabile fino alla fine del XX secolo dato che i fumetti venivano distribuiti più che altro nelle edicole e fumetterie.

Per quanto riguarda l’Italia, fin dal 1946, l’Editore Ventura pubblica delle raccolti di albi a fumetti in forma di volumi sulle cui copertine figura la menzione “romanzo completo” e, più in basso, la precisazione “interamente illustrato a quadretti”. A Ventura si deve inoltre il conio dell’inedita espressione “Picture Novel” sulla copertina della rivista a fumetti bilingue italiano-inglese “Per voi! For you!”, quattro anni prima che negli Stati Uniti vi ricorresse la St. John Publications sulla copertina di It Rhymes with Lust, considerato come il precursore del romanzo grafico.

Tra i numerosi studiosi delle origini del genere, vi è il giornalista, saggista e sceneggiatore Luca Raffaelli, esperto di fumetti, il quale attribuisce la nascita del vero e proprio romanzo grafico all’Italia con La rivolta dei racchi (1966) di Guido Buzzelli e con Hugo Pratt. “Buzzelli è stato il primo autore in Italia ad osservare e rappresentare la realtà” e a realizzare i primi romanzi a fumetti italiani, ma in realtà il genere era già apparso in Argentina nel decennio precedente con El Eternauta di Héctor Germàn Oesterheld. Le sue storie non hanno mai un lieto fine; sia per i toni che per i temi precorre la dirompente rivoluzione del fumetto.

Negli anni Sessanta le tematiche diventano infatti più complesse e i personaggi acquistano profondità psicologica. Le trame si ispessiscono di contenuti assai vicini alle problematiche esistenziali dell’individuo. Anche alcuni autori di letteratura si avvicinano al fumetto, come con il Poema a fumetti di Dino Buzzati del 1969, che viene considerata un’opera che anticipa di dieci anni il graphic novel di Eisner. La trasformazione culturale attrae anche l’attenzione di studiosi di fenomeni mass-mediologici. A concentrare il focus sull’evoluzione del fumetto contribuisce, in particolare, il Gruppo 63 di cui faceva parte il semiologo Umberto Eco. Quest’ultimo già con la pubblicazione di Opera aperta aveva introdotto il pubblico dei lettori nell’analisi dei fenomeni di massa secondo una concezione estetica nuova. Nel 1963 pubblica l’introduzione alla prima raccolta italiana delle strisce di Charles M. Schulz dove definisce Schulz “poeta” suscitando non poche polemiche. Scrive Eco nella prefazione: “Se ‘poesia’ vuol dire capacità di portare tenerezza, pietà, cattiveria a momenti di estrema trasparenza, come se vi passasse attraverso una luce e non si sapesse più di che pasta sian fatte le cose, allora Schulz è un poeta”. Il semiologo sancisce ulteriormente la nobilitazione letteraria del fumetto nel 1964 con Apocalittici e integrati.

Di Umberto Eco è anche la definizione di Hugo Pratt come “narratore verbo-visivo”. L’autore nel 1967 aveva già pubblicato Una ballata del mare salato, opera prima della serie delle avventure di Corto Maltese, e uno dei primi romanzi grafici italiani. Parlando di sé l’artista ha affermato, durante una delle interviste con lo studioso francese Dominique Petitfaux: “Sono un autore di “letteratura disegnata”. I miei dialoghi non sono quelli tipici del fumetto, si potrebbero trovare anche in un romanzo (…) potrei essere un dialoghista, e quindi soprattutto uno scrittore che sostituisce le descrizioni, l’espressione dei volti, delle pose, dell’ambientazione, con dei disegni. Il mio disegno cerca di essere una scrittura. Disegno la mia scrittura e scrivo i miei disegni.” Questo contribuì a dare alle sue opere una più giusta considerazione, e di riflesso anche ad un certo tipo di fumetto.

Una seconda innovazione del linguaggio fumettistico si raggiunge verso la fine degli anni ’70, in particolare con riviste quali Cannibale (1977-1979) Frigidaire (nata nel 1980), ma anche con sistematiche pubblicazioni di qualità in riviste quali L’Eternauta (1980). Tra gli autori si distinse Andrea Pazienza. La sua opera “Le straordinarie avventure di Pentothal operano una prima deterritorializzazione a livello dello specifico fumettistico. Decontestualizzano, infatti, il fumetto dal suo ambito storicamente più proprio: non è più evasione, semplice avventura, non si rivolge ai bambini, non ha come protagonisti supereroi ecc. Diviene anzi un modo per raccontare con un linguaggio nuovo qualcosa che sta accadendo.” L’ibridismo linguistico, la contaminazione dei registri grafici caratterizza le opere di Pazienza ma anche l’intera generazione del ’77 con la quale spesso, si collettivizza la realizzazione delle opere a fumetti. Pazienza è autore di numerose storie. Il suo romanzo a fumetti, Gli ultimi giorni di Pompeo (1986), presenta un tessuto narrativo rizomatico. Si colgono le influenze più variegate, dal lessico aulico al dialetto, e si impongono le tecniche espressive tipiche del romanzo, come il monologo interiore (per certi versi in Pompeo, più affine al flusso di coscienza), sonorità sovente allitteranti; egli racconta stravolgendo l’impianto narrativo tradizionale.

Dagli anni Ottanta altri autori si cimenteranno nel romanzo a fumetti, quelli dell’avanguardia di Valvoline Motorcomics tra cui Igort (Igor Tuveri) e Lorenzo Mattotti, ma anche alcuni protagonisti del fumetto d’avventura come Attilio Micheluzzi, per esempio con Siberia, e Tiziano Sclavi con Roy Mann (sempre insieme a Micheluzzi).

Dall’inizio del nuovo secolo si respira un’aria nuova. Il graphic novel sarà il genere trainante del fumetto con tematiche nuove, tra cui quelle autobiografiche e intimiste. Tra gli autori più interessanti di romanzi a fumetti del nuovo millennio si possono segnalare Gipi con LMVDM (La Mia Vita Disegnata Male), Manuele Fior con 5000 chilometri al secondo, Davide Reviati con Morti di Sonno. Altra tendenza del romanzo grafico di questo periodo è la cronaca, la storiografia, l’attualità, quello che viene identificato spesso con graphic journalism (categoria che però non comprende solo graphic novel, ma vari generi tra cui il documentario o il reportage) Vi sono dunque autori che prediligono la divulgazione di vicende storiche dimenticate e avvolte nel mistero come nel Massacro di Pontelandolfo e Casalduni, raccontato a fumetti da Riccardo Fortuna o di episodi e fatti della storia più recente come Quaderni Russi e Quaderni Ucraini di Igort. Nascono anche case editrici specializzate come le Edizioni Becco Giallo che pubblicano opere di cronaca, per esempio sul G8, ma anche il delitto di P.P.Pasolini e di Peppino Impastato o fenomeni mediatici come WikiLeaks con il graphic novel Julian Assange, dall’etica hacker a WikiLeaks. In questo vento di rinnovamento anche la Sergio Bonelli Editore si muove in questo senso con iniziative editoriali quali la serie Romanzi a fumetti Bonelli, che utilizza volutamente l’espressione italiana per rimarcare la differenza stilistica coi romanzi grafici americani.

Il termine graphic novel nell’uso italiano viene comunemente flesso al femminile per assonanza con novella; in realtà l’inglese “novel” è un termine neutro la cui traduzione corretta è romanzo, per cui la traduzione letterale in italiano risulta “romanzo grafico” (anche se è più diffusa l’espressione “romanzo a fumetti”). L’Accademia della Crusca indica il maschile per genere preferibile, ma ammette il femminile in quanto largamente usato e registrato da diversi dizionari. Daniele Barbieri scrive che «L’espressione graphic novel è entrata nell’italiano attraverso il suo uso al femminile: la graphic novel. Ci sarà anche un errore alla base di questo uso, ma è l’uso che fa la regola, e non viceversa.».

Bibliografia

  • Nicola Andreani, ”Graphic Novel. Il Fumetto spiegato a mio padre”, NPE (Nicola Pesce Editore), 2014.
  • Vincenzo Bavaro e Donatella Izzo (a cura di), Il Graphic Novel negli Stati Uniti, Acoma, ShaKe Edizioni.
  • Jan Baetens, The Graphic Novel, Leuven University Press, 2001.
  • Cristina Greco, Con la china in testa. Fumetto e memoria culturale. Per una lettura di Maus e Palestina, Libreriauniversitaria.it Editore, Padova, 2009.

Fonte: Wikipedia



Categorie:H06- Cartoons and Graphic Novel, N06- Subculture giovanili, Uncategorized

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