La Commedia dell’Arte

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La Commedia dell’Arte

La Commedia dell’arte è un genere teatrale nato in Italia e attivo dalla metà del ‘500 alla fine del Settecento, recitato da attori professionisti e caratterizzato da interpretazione improvvisata sulla base di canovacci e dalla presenza di maschere fisse. I primi esempi di cui rimanga testimonianza risalgono al 1550 ca. e sono atti di costituzione di compagnie o notizie su spettacoli nelle corti venete o emiliane: è l’inizio di una lunga storia che si prolungò non soltanto in Italia, ma anche in Francia (Parigi divenne presto per i comici italiani una seconda patria e la Comédie-Italienne rivaleggiò con fortuna con la Comédie-Française), in Spagna, in Germania, in Austria, in Inghilterra.

La Commedia dell’Arte si sviluppa fra la metà del Cinquecento e la metà del Settecento. La prima compagnia di attori professionisti di cui si ha testimonianza, la Fraternal Compagnia, nacque infatti a Padova nel 1545 sotto la guida di un certo “ser Maphio Zanini”, sottoscrittore davanti al notaio di un contratto che precisava gli obblighi della compagnia.

La Commedia dell’Arte è un fenomeno tipicamente italiano, ma, come si è detto, viene rapidamente esportato dagli attori italiani in paesi vicini come la Francia o la Germania. Influenza drammaturghi come Shakespeare e Molière e poi lo stesso Carlo Goldoni, che con la sua riforma del teatro abolirà gradualmente l’uso delle maschere e sostituirà il canovaccio con un copione.

Per una più precisa definizione è opportuno registrare le varie denominazioni che questo teatro ha avuto. Commedia dell’Arte (arte nell’accezione medievale di mestiere): era un teatro di attori professionisti, uomini e donne, organizzati in compagnie (i Gelosi, i Confidenti, gli Uniti, i Desiosi, gli Accesi, i Fedeli, ecc.), protetti da nobili signori e maturati attraverso un duro periodo di addestramento. Il termine “Arte”, in questo caso, non significa ciò che intendiamo noi oggi ma indica, invece, il carattere “artigiano” della pratica recitativa. Pertanto, la locuzione “Commedia dell’Arte” ha un significato essenzialmente economico e professionale.

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Gli attori

Gli attori delle compagnie sono chiamati “comici dell’Arte”: autori, interpreti, registi dei loro spettacoli; recitavano spesso all’aperto, utilizzando teatri ambulanti o montando palcoscenici di fortuna. Le rappresentazioni al chiuso avvenivano quasi sempre in parti di edifici adibiti anche ad altri usi, come ospedali o dogane.
Il fiorire della Commedia dell’Arte segna l’avvio del moderno professionismo teatrale. Gli attori sono ormai a tutti gli effetti dei professionisti che agiscono all’interno di un vero e proprio mercato dello spettacolo rivolto a un pubblico sempre più eterogeneo.

La recita a soggetto

Questa forma di teatro è Commedia a soggetto (o all’improvviso), in cui non si recitavano commedie scritte, ma si lavorava su uno scenario estremamente schematico (originale o derivato da un qualunque testo letterario), da riempire con parole, gesti, movimenti (i cosiddetti lazzi, che erano i contributi estemporanei di maggiore efficacia dei singoli attori), qualche volta improvvisati al momento, più spesso elaborati nelle prove o nel quotidiano lavoro davanti ai pubblici più diversi.

Gli attori non interpretano commedie già scritte, ma si servono di trame chiamate “canovacci” (privi di battute e di indicazioni sceniche complete) sui quali improvvisano, secondo le richieste del pubblico, dialoghi, scherzi e burle, dando sfogo a tutto il loro estro di ballerini, acrobati, mimi e cantanti. Di qui un’altra definizione della Commedia dell’Arte, detta anche Commedia “all’improvviso”.

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Le maschere

I personaggi sono le maschere: ciascun attore ne rappresenta una. Ogni maschera ha un repertorio di battute che la caratterizzano; ad esempio, tipiche del dottor Balanzone sono le “tiritere”, interminabili sproloqui senza senso, mentre il Capitano Spaventa si esibisce nelle “smargiassate”, sparando grosse bugie sulle sue avventure. Ogni maschera, poi, svolge un “ruolo”: ad esempio, Pantalone è il “vecchio brontolone”, Arlecchino il “servo furbo”, Balanzone il “noioso e saccente pedante”, Colombina la “servetta” furba e allegra.

 Le situazioni svolte nei vari spettacoli erano quasi sempre le stesse (fame e sesso come motivi dominanti), animate da un gruppo di personaggi più o meno fissi. Si ebbero così due figure di vecchi: Pantalone, mercante veneziano moralista e segretamente libidinoso, e il dottore, pacioso bolognese con il gusto delle citazioni arzigogolate, della buona cucina e delle donnine compiacenti; una servetta, vispa e intrigante; un capitano, spesso di origine spagnola, spaccone e vigliacco; due coppie di innamorati eleganti e sospirosi; e infine, e soprattutto, due servi, o zanni (Zanni, probabile corruzione di Giovanni, era il nome che si dava a Venezia agli uomini di fatica, provenienti in genere dalle valli bergamasche). Erano questi ultimi i motori autentici degli spettacoli dell’arte: acrobati abilissimi, inventori inesauribili di lazzi, perennemente pronti a intrigare, a menare o ricevere botte, ad aguzzare l’ingegno per placare una fame di generazioni. Col tempo si distinse lo zanni sciocco (Arlecchino) dallo zanni furbo (Brighella), ma la distinzione non fu sempre valida, mentre si registrarono innumerevoli varianti: da Brighella, per esempio, derivarono Pulcinella, Scapino e Pierrot.

Le donne in scena

Una delle più importanti novità introdotte dalla Commedia dell’Arte è infatti la presenza in scena delle donne che recitano. Si tratta spesso di donne molto belle, riccamente vestite e truccate, che, come scriveva il filosofo e teologo Francesco Maria del Monaco nel 1621, “congegnano le loro parole per dare una sensazione di mollezza, i loro gesti per produrre lascivia, i cenni per renderle impudenti, le danze e i balli per dare l’impressione della lussuria”.

È chiara, in queste parole, la condanna nei confronti della Commedia dell’Arte: secondo il pensiero della Chiesa, le attrici, con il loro modo di recitare, contaminano la purezza della donna, cardine della concezione cristiana della famiglia e della società.

 I servi e i vecchi

Ogni compagnia è composta da due servi (i cosiddetti “Zanni”), due vecchi (i cosiddetti “Magnifici”), un Capitano, due innamorati e alcuni altri ruoli minori.
Gli Zanni sono i servi, già presenti nella scena classica e poi in quella rinascimentale, che danno vita a tutti gli intrighi delle commedie. Si dividono in due categorie principali: il Primo e il Secondo Zanni. Il Primo Zanni darà vita alla figura del servo furbo e il Secondo Zanni a quella del servo sciocco. Ambedue prenderanno nomi diversi a seconda del tempo e del luogo. Ma se per il Primo Zanni avremo poche varianti fra cui primeggia quella di Brighella, per il Secondo Zanni ne avremo invece moltissime, ad esempio, tra le più celebri, Arlecchino e Pulcinella.
Fra le parti dei Magnifici (le parti dei vecchi) le due principali sono quelle di Pantalone e del Dottore. Si tratta di ruoli ridicoli, che fanno scaturire la comicità dal contrasto tra la serietà del personaggio e il suo comportamento, per così dire, poco serio, oppure sbruffone e comunque non adatto all’età e al ruolo.

Il Capitano

Il Capitano è il militare spaccone e buffone, simile al Miles Gloriosus di Plauto. Fra i Capitani più celebri c’è Capitan Spaventa (altrimenti detto Capitan Fracassa o Scaramuccia).

Gli innamorati

Quelli dei due innamorati sono ruoli di solito secondari però indispensabili per il coinvolgimento nella rappresentazione delle parti principali e per lo svolgersi della trama. Gli innamorati sono gli unici attori della compagnia che recitano senza maschera.

Bibliografia

M. Apollonio, Storia della Commedia dell’Arte, Milano, 1930

K. M. Lea, Italian Popular Comedy, a Study in the Commedia dell’Arte, Oxford, 1934

A. Nicoll, Il mondo di Arlecchino, studio critico sulla Commedia dell’Arte, Milano, 1965

F. Taviani, La Commedia dell’Arte e la società barocca, Roma, 1969

V. Pandolfi, La Commedia dell’Arte, Firenze, 1988.


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