Referendum anti-trivelle: cosa c’è da sapere

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Referendum anti-trivelle: cosa c’è da sapere

La Corte costituzionale ha approvato solo uno dei sei referendum “anti-trivelle” chiesti da dieci Regioni.

1 – Che cosa ci chiederà il referendum?

 Il quesito referendario sopravvissuto (dei 6 originari) è debolissimo nei contenuti ma forte nella valenza politica-emotiva. In sostanza ci verrà chiesto: volete voi che, quando scadranno le concessioni nelle acque territoriali italiane, quei giacimenti vengano fermati anche se sotto c’è ancora gas o petrolio?

2 – Quando voteremo?

17 aprile.

3 – Quali effetti diretti può avere il “sì” al referendum?

Se passerà il “sì”, quando scadranno le concessioni verranno bloccati diversi investimenti fra i quali spiccano tre grandi giacimenti già attivi per i quali sono allo studio i potenziamenti. Si tratta del giacimento Guendalina (Eni) nel Medio Adriatico, del giacimento Gospo (Edison) davanti all’Abruzzo e del giacimento Vega (Edison) al largo di Ragusa. Alcune vecchie piattaforme – nei mari italiani ci sono 106 istallazioni per estrarre metano o petrolio – ormai hanno esaurito gran parte delle risorse che erano disponibili quando furono realizzate decenni fa, ma i giacimenti sono ancora assai grandi. Non ci saranno invece effetti sui grandi giacimenti oltre le 12 miglia dalla costa (cioè in acque internazionali di competenza economica italiana), dove si prospettano riserve dalle dimensioni impressionanti.

4 – Quali effetti diretti può avere il “no” al referendum?

Se passerà il “no”, quando scadranno le concessioni le compagnie petrolifere potranno chiedere un prolungamento dell’attività e, ottenute le autorizzazioni in base alla Valutazione di impatto ambientale, potranno investire in rinnovamento degli impianti, aggiornare le tecnologie produttive e di sicurezza ambientale, e aumentare la produzione di metano o petrolio fino all’esaurimento completo del giacimento.

5 – Quali effetti positivi da un “sì” al referendum?

Una vittoria dei “sì” potrebbe allontanare il rischio di incidenti rilevanti nei mari italiani, già inquinati dai depuratori rotti dall’Abruzzo in giù. Il rischio di incidenti nelle 106 piattaforme presenti da decenni nei mari italiani è remoto ma esiste e può avere effetti terribili.

6 – Il referendum salverà le isole Tremiti?

Il referendum (che riguarda solamente la durata delle attività petrolifere già in corso in acque territoriali) non tocca in alcun modo i progetti di studio geologico del sottosuolo dei fondali al largo delle isole Tremiti, di fronte a Puglia e Molise, dove non ci sono (né vi saranno a lungo) attività di studio geologico.

7 – Le isole Tremiti sono a rischio?

Non sono previste ricerche petrolifere in Adriatico. L’unico evento accaduto è che una compagnia petrolifera irlandese, la Petroceltic, ha ottenuto il permesso di poter cercare in futuro eventuali giacimenti in acque internazionali oltre le 12 miglia (22 chilometri) dalla costa molisana e dalle isole Tremiti. Per ottenere il permesso ha dovuto pagare un diritto di cancelleria (basato sull’estensione dell’area interessata) di circa 2mila euro. Prima di poter fare le prospezioni sotto i fondali la compagnia dovrà avviare una procedura pubblica complessa e assai lunga che prevede una Valutazione di impatto ambientale e una nuova autorizzazione. Finché il greggio ha un valore così poco appetitoso, nessuna compagnia – né la Petroceltic né altri – affronterà nei mari italiani né l’investimento cospicuo della ricerca né i tempi lunghissimi della procedura.

Fonte: rielaborazione di un articolo apparso su “Il Sole. 24 ore”



Categorie:H10- Movimenti sociali, H13- Nuove Ecologie

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