Antonio De Lisa – Il cuore di Isabella

Antonio De Lisa – Il cuore di Isabella

Personaggi

Isabella Morra
Torquato, Precettore di Isabella
Diego Sandoval De Castro
Cesare, Fabio e Decio di Morra, Fratelli di Isabella
Dama di compagnia di Isabella

Luoghi

Castello di Favale

Bosco di Noepoli


 

PROEMIO

DIEGO SANDOVAL DE CASTRO

Sugli scogli che affiorano pigri
tenero è il sussurro del vento
per onde che fremono cantilenanti
nella scia della barca che solca
la notte.
Nel mare una distesa di silenzio
complice delle ombre sulla costa
in un manto che nasconde le anse
come una coperta di affanni.
Il viaggio notturno cerca
l’orizzonte
e la sua concava malinconia
nella brezza ondivaga e mutevole
delle sue diecimila direzioni.


 

SCENA PRIMA

PRECETTORE

Avete sentito, Isabella, dei bei versi usciti dall’ingegno di Don Diego Sandoval de Castro?

ISABELLA

No, ditemi.

PRECETTORE
Amor lunga stagion hebbe ardimento
Ogni vista sprezzar, ch’agli occhi piace;
Che ne sostiene in debole e fallace
Sperar, volge in tormento.

ISABELLA

Quel cruccio che ti viene
improvviso è come
una striatura di bianco
in un cielo dalla virtuosistica

nettezza; una stonatura
a bassa voce, ma che pulsa
persistente, una ferita nel cielo,
tra vampate di caldo

stordente. Indeciso
se prestarvi ascolto
o immergersi nelle calde
acque dell’abbandono

provi l’uno e l’altro,
ma il ronzio rimane
come un flutto ribelle
alla stasi delle ore.

Il caldo si comporta
con i pensieri e le parole
come con i suoni.
Velocizza le emozioni.

 

UNO SGUARDO

Uno sguardo dall’ermeneutica
ambigua e sfuggente
trasforma la luce in una tenebra
accecante. Il significato

compensatorio di questi segni
mi sfugge, anche se non mi allarma,
come nella quieta familiarità
di un fraterno arcano.

 

UN REGALO

Quel dono che ho accolto
da mani inaspettate,
ammiccante e leggero,
sembra alluda a quel dono
sempre atteso e mai dato.
E a rimirarlo passo
la giornata – ogni piega
la fitta di un ricordo,
ogni minuto l’eco discreta
del passato. Lo slaccio
è lento come quel gesto tante
volte o forse mai arrischiato.
Ne accolgo dopo un tempo
che appare interminabile
(ed è forse solo un lampo)
il segreto celato.

ISABELLA

Or, rivolta la mente a la Reina
del ciel, con vera altissima umiltade,
per le solinghe strade
senza intrico mortale l’alma camina
già verso il suo riposo,
ch’ad altra parte il pensier non inchina,
fuggendo il triste secol sì noioso,
lieta e contenta in questo bosco ombroso. 

 


 

Note biografiche

Isabella Morra

a cura di Giovanni Caserta

Nata a Favale, l’odierna Valsinni, nel 1516 circa, morì nell’inverno tra il 1545 e il 1546. Fu uccisa dai fratelli per una presunta storia d’amore con Diego Sandoval De Castro, poeta di origine spagnola, barone di Nova Siri (allora Bollita). Petrarchista, Isabella Morra ha lasciato uno struggente canzoniere, fatto di dodici sonetti e tre canzoni, che, pubblicato per la prima volta nel 1559, ne fa la più grande poetessa d’amore del Rinascimento italiano per originalità e schiettezza del sentire.

Dopo un lungo silenzio, protrattosi dal 1559 fino all’Ottocento, fu riscoperta da Angelo De Gubernatis nel 1901, con una conferenza tenuta nel Circolo Filologico di Bologna, poi pubblicata nel 1907. Ma doveva toccare a Benedetto Croce occuparsene approfonditamente in un lungo saggio, che fu preparato da un viaggio-pellegrinaggio fino a Valsinni, tra il 23 e il 25 novembre 1928, nella speranza di trovar tracce della di lei vita e opera. Non fu trovato nulla, tranne l’aura entro cui si svolse una poesia, che, nata dall’isolamento geografico, diventava il canto della solitudine, secondo immagini e ritmi e sospiri che sarebbero stati, poi, di Giacomo Leopardi. Anche Isabella Morra, infatti, sognò la fuga e la libertà dal suo “denigrato sito”, ove era costretta a “menar” la sua vita e che considerava “sola cagion del suo tormento”. E anche per lei l’unica forma di evasione fu la poesia, intesa come canto.

Vagheggiando il mondo delle corti, la giovane poetessa pensava a Parigi, ove viveva suo padre, esule dal 1528 per aver parteggiato con i Francesi contro gli Spagnoli vincitori. Sola nel suo lontano castello, e in balia dei fratelli rozzi e selvatici, ella sospirava il ritorno del padre; bisognosa d’amore, forse dopo una grave malattia che la portò in prossimità della morte, trovò la quiete nella fede religiosa, di cui sono testimonianza la canzone a Cristo e la canzone alla Vergine; ma fu ripresa da un nuovo ardente desiderio di affetto e libertà al comparir di Diego Sandoval De Castro, marito dell’amica Antonia Caracciolo, applaudito nelle corti d’Italia, amico dell’imperatore Carlo V e dei potenti, ma nemico della famiglia Morra, filofrancese.

I fratelli di Isabella, per motivi d’onore, ma anche per motivi politici, non accettarono nemmeno il sospetto che fra la sorella e il nemico spagnolo, sposato e con figli, potesse correre una simpatia, che forse era solo letteraria. Né si potevano ignorare le voci che correvano tra la gente di Valsinni. Sotto i loro pugnali e archibugi, perciò, nell’ordine, caddero il pedagogo di famiglia, protettore di Isabella e presunto mezzano d’amore, la stessa Isabella e, l’anno successivo, Diego Sandoval De Castro. Per gli assassini, quindi, ci fu l’ospitalità francese, presso il re Francesco I e presso il padre, che dalla Francia non era mai rientrato e che nulla fece per evitare la terribile vendetta.

Attualmente il Canzoniere di Isabella Morra è consultabile in A. Cambria – G. Caserta, Isabella, la triste storia di Isabella Morra, Venosa, Osanna, 1996, che, sulle tracce del nuovo testo critico preparato da Antonietta Grignani (Isabella Morra, Rime, Roma, Salerno, 2000), contiene, insieme con una ricca introduzione, anche il primo commento e parafrasi del testo.

Il 28 marzo 1542, Diego Sandoval de Castro pubblicò le sue Rime, con introduzione di Girolamo Schola di Faenza.



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