Antonio De Lisa- Alessandra e i vampiri

Antonio De Lisa- Alessandra e i vampiri

Il problema di Alessandra era la notte. Brava a scuola, anzi bravissima, brava a danza, brava a suonare il pianoforte, quando calava la notte si manifestava la sua paura preferita, che sarebbe meglio chiamare incubo: la paura dei vampiri. Non avrebbe saputo dire quando era nata quella paura, né quale era stata l’occasione. No, forse l’occasione se la ricordava, una sera aveva fatto più tardi del solito e aveva assistito, anche se solo per pochi minuti, al film che il suo papà stava vedendo in televisione, un film sui vampiri. Era stato solo un flash, ma l’aveva segnata profondamente. I denti, in particolare, l’avevano fatta rabbrividire, quei denti sporgenti del vampiro. Alessandra si chiese perché i vampiri avessero denti così sporgenti, e l’aveva chiesto anche al suo papà, che non aveva saputo rispondere; poi alla sua mamma, che non lo sapeva; poi alla sua nonna materna, che non se lo ricordava; infine alla maestra, ma non lo sapeva neanche lei. Nessuno lo sapeva. Aveva anche interrogato il suo smartphone, ma per inesperienza nella ricerca, neanche questo aveva saputo dare una risposta.
Passavano i giorni o, per meglio dire, le notti, e Alessandra subiva sempre la stessa sorte, un lungo viaggio nelle terre della paura. Si svegliava tutte le volte madida di sudore, in preda al panico, in piena notte. I genitori si erano consultati con un medico per cercare di ovviare a quel triste fenomeno, ma il medico aveva risposto che dipendeva dall’età. Anche questa storia dell’età, Alessandra non era riuscita a capire. Non riusciva a trovare un legame tra età e vampiri.
Un giorno di ottobre un’amichetta di Alessandra le aveva proposto di vestirsi in modo strano per Halloween. La nostra eroina era piombata in uno sconforto totale: da un lato era attratta, dall’altra le ripugnava l’idea stessa di vestirsi in qualche modo che somigliasse troppo da vicino ai suoi fantasmi notturni. Ma Francesca – questo il nome della sua amichetta – insisteva: “Dai, ci divertiremo!”. Argomento irresistibile per Alessandra, che amava divertirsi e fare la pazzerella di tanto in tanto.
Alessandra cominciò a sognare a occhi aperti. Il vestito di Halloween! Un’occasione unica di diventare lei stessa uno dei suoi fantasmi. E un giorno, nell’ora di matematica, ebbe l’ispirazione: vestirsi da vampiro! Non ci potevano essere alternative. Vampiro! Era questo che avrebbe dovuto fare, indossare l’abito e la maschera della sua paura. Subito dopo però si chiese se ne valesse la pena, affrontare con tanta sfacciataggine i fantasmi. Le sembrava quasi una profanazione. E più ci pensava, più si sentiva invogliata a farlo.
Non fu facile convincere i genitori, ma alla fine ci riuscì e il pomeriggio del 31 ottobre si chiuse in camera per prepararsi al travestimento. Con l’aiuto della mamma e della nonna aveva trovato tutti gli ingredienti, persino i denti sporgenti. Per simulare il pallore dei vampiri si era fatta truccare, anche se con moderazione; il nero delle occhiaie insonni se l’era applicato lei stessa; la maschera e il lungo mantello nero completavano il travestimento.
Quando venne la sera, la sua amichetta passò a prenderla e, con somma sorpresa di entrambe, anche Francesca era vestita da vampiro. Due vampire, che coincidenza! Due vampire che si sarebbero inoltrate nella notte di Halloween spaventando il mondo. Alessandra ci pensava quasi come una rivincita, aveva passato mesi a svegliarsi di notte e ora era lei quella che incuteva paura. Arrivò persino a chiedersi in che cosa consistesse veramente la paura, ma si sentiva troppo smarrita per darsi una risposta.
Le due amiche si erano preparate così bene da suscitare – anche se per un solo attimo- un brivido di paura in chi le osservava. Fu lungo la prima attraversata del corso principale della cittadina in cui vivevano che si rivelarono, con un senso di malcelata trepidazione, di avere la stessa paura, quella dei vampiri e di svegliarsi in preda agli incubi ogni volta questi comparivano nei loro sogni. Erano, tutte e due, ossessionate dai vampiri. Si presero per mano, decise a interpretare le loro stesse angosce, perché insieme si può vincere la paura. E’ quando si è soli, o si resta soli, che è la paura a vincere. Insieme, si può uscire dall’incubo. Fortificate da questa convinzione, le due amiche interpretavano con sempre maggiore convinzione il loro ruolo, riuscendo a far spaventare qualche altro bambino che si avvicinava. Fecero spaventare persino il bulletto della classe, quello che si dava tante arie e che le tormentava, cosa che considerarono una grande conquista e che le mise decisamente di buon umore.
Nel fare tutte quelle moine, però, non si erano accorte di essersi allontanate troppo dalla postazione dei loro genitori; il guaio era che non conoscevano bene la zona in cui erano capitate e dove portasse il vicoletto che avevano imboccato e da dove avevano cominciato a girare a caso. A un certo punto videro avvicinarsi una sagoma, la cui ombra era ingigantita dalla lampada stradale alle sue spalle. Sembrava un gigante con le spalle incurvate e con un grande coltello in mano. L’ombra proiettata sul muro era spaventosa. Le due amichette emisero un urlo soffocato, stringendosi l’una sull’altra, ma l’ombra si rivelò solo un passante indaffarato. Avevano visto davvero il coltello o se l’erano solo immaginato? I misteri della notte cominciavano a infittirsi e così le fitte al cuore. Quanto più si inoltravano in quel vicolo magico, tanto più si facevano frequenti gli spaventi. Tutto era paura in quella stradina. A un certo punto sentirono un fracasso di metallo sull’asfalto e di vetri rotti. Questa volta fu spontaneo lanciare un urlo ben forte, accucciandosi alla base di un muro. Solo dopo qualche secondo ebbero il coraggio di aprire gli occhi. Erano state le ombre di loro stesse a spaventare un giovane ciclista di passaggio, che era rovinato a terra, col suo vestito di Halloween, e ora si lamentava perché si era slogato un piede. Le due amichette accorsero ad aiutare il malcapitato, che si chiamava Mario, un bambino che andava nella loro stessa scuola. Questi rise di sollievo quando si accorse che non era aggredito dai vampiri ma soccorso dalle due bambine. Mario si lamentava per il dolore ma era ben contento di essere scampato alla terribile sorte che attende coloro che sono aggrediti dai vampiri, almeno secondo la sua fantasia. Insomma, quella della paura dei vampiri sembrava essere una vera e propria epidemia. Non ci misero molto, tutti quanti, a riderci su e a dirsi che in fondo era una cosa abbastanza stupida. Si dissero prudentemente che forse i vampiri esistevano davvero ma non andavano in giro la notte a spaventare i sogni dei bambini. Probabilmente i vampiri avevano qualcosa di diverso a cui pensare e non ci sarebbe stato niente di strano immaginare che forse si spaventavano loro stessi alla vista dei loro mantellacci neri. La loro immagine non compariva allo specchio, per vedersi andavano al cinema, mangiando pop corn e divertendosi un sacco. A spaventarsi.
Alessandra e Francesca dopo l’avventura della notte di Halloween non ebbero più neanche un incubo, erano guarite; se lo ripetevano in continuazione vedendosi a scuola. Guarite. Ma un giorno Francesca rivelò ad Alessandra che aveva quasi nostalgia dei suoi amici notturni. E Alessandra dovette ammettere la stessa cosa. Da allora in poi divennero accanite fans dei film sui vampiri, non se ne persero uno. Il cinema restituiva loro quella importante fase della loro vita.

Antonio De Lisa

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