Le maschere regionali lucane

Gli_orsi_(urs)Le maschere regionali lucane

La Basilicata ha maschere legate alla tradizione arcaiche e contadine, a volte legate al personaggio dell’uomo selvatico.


Le maschere cornute del Carnevale di Aliano

Il Carnevale di Aliano si articola in due giorni, la Domenica e il Martedi Grasso. Costruite da sapienti mani artigiane, le maschere cornute – in argilla e cartapesta – riproducono in chiave mostruosa e grottesca le sembianze di animali – musi di buoi, arieti e montoni, becchi di falchi e gufi – oppure quelle di grotteschi volti umani e di demoni cornuti.

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Le maschere cornute costruite con le sapienti mani degli artigiani, i coloratissimi cappelli che cercano di smorzare le maschere che a volte appaiono minacciose sfilano per le strade del paese accompagnate dalla musica delle fisarmoniche e della cupa cupa.

Le maschere sono completate da un copricapo conico sormontato da una folta criniera di striscioline di carta colorata e da variopinte piume di gallo o pavone.  Il costume, nella sua semplicità, rivela la sua origine popolare e contadina, perchè è costituito dai classici mutandoni invernali (“i cauzenitt”) e dalla maglia di lana cinta trasversalmente da un nastro di cuoio da cui pendono numerosi campanelli di bronzo che trillano a ogni movimento e finimenti di muli e cavalli. Una fascia di crine circonda la vita, mentre ai piedi indossano stivali ricoperti di lungo pelo d’animale.
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Legato al fianco, ma pronto per essere brandito e usato contro chi ostacola il corteo è infine il ciuccigno, una sorta di manganello flessibile. Del resto, tradizionalmente alle maschere era consentito tutto, anche sovvertire l’ordine dei rapporti sociali e picchiare chiunque, contadino o signore che fosse, portando così a compimento la funzione di disturbo e di rinnovamento assegnata al Carnevale.
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Il corteo dei Mesi e delle Stagioni nel carnevale di Cirigliano (Mt)

Nel carnevale di Cirigliano sfila un colorito e variegato corteo nel quale ogni maschera rappresenta una coltura tipica di ognuna delle stagioni o dei mesi dell’anno. Il corteo si fa strada al suono assordante dei campanacci,  aperto dai pastori e dai preti blasfemi che accompagnano con in mano una croce ed il teschio di un bovino il feretro del Carnevale trasportato a spalla per le vie del paese. Carnevale, spesso impersonato da un giovanotto in carne ed ossa, viene compianto dalla vedova  “Quaremma”. Terminato il corteo funebre si compie il rogo del Carnevale, un fantoccio che viene fatto bruciare come rito propiziatorio per la stagione primaverile che sta per sopraggiungere.

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Il Carnevale di Tricarico

Durante il Carnevale di Tricarico compaiono le maschere zoomorfe del Toro e della Mucca.

Mucca e Toro

Mucca e Toro


Carnevale di Satriano

Tipici del Carnevale di Satriano sono i particolarissimi Rumit, sorta di alberi semoventi che provengono dai boschi ed invadono il paese, l’Urs e la Quaresima. L’ultima domenica prima del martedì grasso ci si traveste da Rumit (eremita). La maschera rappresenta un uomo completamente ricoperto di foglie di edera, un uomo albero. All’alba questi cespugli vaganti escono dal bosco per raggiungere le strade del paese. Con il ‘fruscio’, un bastone con all’apice un ramo di pungitopo, bussano a tutte le porte: chi riceve la visita del Rumit rispetta il silenzio della maschera e, in cambio di buon auspicio, gli dona qualcosa. Nel corso dei decenni l’interpretazione che le varie generazioni hanno dato a questa misteriosa figura sono cambiate: gli anziani parlano di un eremita che – dopo un inverno rigido – usciva dai boschi per chiedere qualcosa da mangiare. Poi le vicende dell’emigrazione hanno accostato questa figura al satrianese che non aveva la possibilità di lasciare la Basilicata e che, rimasto in una situazione di assoluta indigenza, si nascondeva con delle foglie per restare anonimo. Nella rappresentazione, altre maschere rituali sono Urs e Quaresima: la prima simboleggia l’uomo-animale vestito di pelli ovine e indica prosperità, fortuna e successo. E’ l’ emigrato che ha fatto fortuna e perciò tornato con pelli pregiate e ricchezze, e che – a causa della prolungata lontananza dalla sua terra – è praticamente muto. La Quaresima, invece, è una donna coperta da un manto nero che procede lungo le vie del paese con passo lento e malinconico, portando sulla nuca una cesta con suo figlio concepito durante il periodo del Carnevale, di cui però non si conosce il padre. Poi c’è ‘A Zita e Lu Zit (la sposa e lo sposo, in dialetto): la messa in scena del matrimonio contadino con lo scambio dei ruoli, i maschi fanno le femmine e viceversa. Percorrono così le strade del paese a ritmo di balli e risate, accompagnati da un bizzarro corteo nuziale.

Quares’m

Quares’m

‘A Zita e Lu Zit

‘A Zita e Lu Zit

VIDEO

La foresta che cammina del Carnevale di Satriano 2015 – The walking forest (video ufficiale)


Carnevale di San Mauro Forte

Campanacci nel carnevale di San Mauro Forte

Campanacci nel carnevale di San Mauro Forte

La sagra del Campanaccio: festa di antichissima tradizione, si svolge a partire dal 16 gennaio ed ha origine sia nei riti pagani propiziatori legati al culto della terra ed alla transumanza e sia nelle celebrazioni sacre in onore di Sant’Antonio Abate. Gruppi numerosi di uomini girano rumorosamente per le strade del paese con grossi campanacci, che suonano tenendoli tra le gambe. I campanacci sono di sesso maschile e femminile, i primi più lunghi, i secondi più larghi; hanno funzioni propiziatorie, di fecondità dei campi e di sollievo dai malanni. I campanari iniziano il loro peregrinare con tre giri intorno alla chiesa di San Rocco, dove è custodita l’immagine di Sant’Antonio Abate; i rumorosi cortei si fermano di tanto in tanto quando i campanari sostano nei pressi delle cantine o di punti di ristoro dove vengono loro offerti bicchieri di vino o salsiccia ed altri prodotti derivati dall’uccisione del maiale, e poi ripartono con il loro fragoroso trambusto fino a notte fonda.


Carnevale di Montescaglioso

I Campanacci caratterizzano anche il carnevale di Montescaglioso. In quest’ultimo centro tra le tante maschere si ricordano anche la quaremma, il cucibocca, u’ zembr, u’ fus’ (o “la parca”) e ’u zit’ e ’a zita.

Quaremma

Montescaglioso-Quaremma e suoi figli

Montescaglioso-Quaremma e suoi figli

La Quaremma è una pupa di paglia e di stracci raffigurante una vecchia brutta e magra, abbigliata con abiti neri, con la conocchia e il fuso appesi al fianco. E’ la moglie di Carnevale o Carnevalone, ed è vestita a lutto per la moglie del marito, in alcuni centri bruciato sul rogo l’ultima domenica di Carnevale. Azione che indica alla popolazione la fine dei bagordi e l’inizio della Quaresima, tempo di digiuno e di penitenza. Alcune volte si notano, appesi, anche sette piccoli fantocci al fianco della Quaremma. Sono i figli della Quaremma e sono anche le sette settimane della Quaresima. La celebrazione della Quaresima, risale alla metà del II secolo d.C. In origine durava sei settimane ed era caratterizzata da diversi rituali che la differenziavano dalle altre festività. Il Mercoledì delle Ceneri segnava, e segna ancora oggi, l’inizio della Quaresima (Quadragesima), periodo di quaranta giorni dedito alla moderazione, al ritiro, alla purificazione del corpo e dell’anima, che si concludeva, come oggi, il giorno di Pasqua. Proprio in riferimento a queste disposizioni ecclesiastiche sono nate alcune parole come Carnevale (dal latino carnem levare, cioè eliminare la carne) o Martedì Grasso (l’ultimo giorno di carnevale, in cui si può mangiare “di grasso”).

Cucibocca

I cucibocca di Montescaglioso

I cucibocca di Montescaglioso

I Cucibocca si presentano come figure vestite di scuro, con indosso un mantello o vecchi cappotti, in testa un cappellaccio o un disco di canapa da frantoio, il viso incorniciato da folte barbe bianche. Al piede una catena spezzata che striscia sul selciato con un sordo rumore. Bussano alle porte e chiedono offerte in natura. In mano un canestro con una lucerna ed un lungo ago con cui minacciano di cucire la bocca ai bambini. Così come vuole la tradizione, in casa e in piazza, si consumano i nove bocconi del Cucibocca. Nella notte che precede l’Epifania il cucire la bocca segna la fine delle libagioni natalizie. L’avvicinarsi della Quaresima induce al digiuno ed alla astinenza dalla carne, per altro ancora praticate nella vigilia dell’Epifania nelle comunità iitaloalbanesi della Basilicata e della Calabria. Secondo una credenza ancora presente in molti paesi del Meridione, nella notte del 5 Gennaio, le anime dei defunti, tornano tra i vivi dal Purgatorio e si dirigono verso le case dove hanno vissuto. Il corteo sfila nella notte più profonda, invisibile ai viventi che, nel totale silenzio, si barricano in casa e lasciano un’offerta, libagioni e acqua per dissetare le anime arse dalle fiamme. Il misterioso corteo dei Cucibocca, con un fiammella in un canestro, la catena al piede che segnala la loro presenza e la richiesta del silenzio e dell’offerta, appare una rivisitazione della processione delle anime del Purgatorio. Un’altra suggestiva tradizione evoca memorie ancora più ancestrali. Nella notte che precede l’Epifania, gli animali riacquistano il dono della parola, possono predire l’immediato futuro, ma hanno anche il potere di maledire gli uomini che maltrattano le bestie ed osino origliare il loro sommesso parlare.



Categorie:K01- Le Maschere - The Masks

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