Antonio De Lisa – Cilentum blues

Antonio De Lisa- Cilentum blues

Quando il gruppo dei Lost Orpheus arriva al “Dum Dum Republic” di Capaccio-Paestum Marvin è completamente ubriaco. Minni, detta anche “Goldfish” (pesce rosso), la tastierista del gruppo, come al solito è la più solerte. Svita e avvita, sistema le luci, prova l’impianto, sotto l’occhio vigile, anche se un po’ assonnato di Oktober Sax, il Grande Vecchio e – come dice il nome – il sassofonista della band. Il caldo è opprimente. Mariel, la cantante, è già a mare, non sa nuotare ma è sempre la prima a entrare in acqua, presto seguita da Fidel e Franz, che un po’ le fanno la corte. Marvin è sudato come uno sterratore, ma continua a percuotere il rullante in una specie di trans ipnotico. Ogni tanto Oktober Sax lancia un urlo, subito seguito dalla saettante corsetta di Minni Goldfish. Visti da lontano sembrano veramente un po’ matti.
Mariel si muove nelle calde acque pestane come una Venere rediviva, inseguita da Fidel e Franz, che si fanno lo sgambetto a vicenda. Il bikini di Mariel sfiora la denuncia per atti osceni in luogo pubblico, al contrario di quello di Minni, che nessuno è riuscito a capire cosa sia, se un bikini o un costume intero; qualcuno dubita che si tratti addirittura di un costume da bagno, ma i misteri di Minni sono insondabili. Minni e Oktober Sax sono gli ultimi ad arrivare sulla spiaggia. Il sassofonista sfoggia un’improbabile canotta psichedelica anni Settanta. Poco dopo si vede anche Marvin, che solca le acque senza togliersi i jeans. Questo sestetto, pur essendo composto da giovanissimi (tranne uno), ha una chiara matrice progressive, un misto di jazz-blues e avanguardia, una cosa da folli; ma ogni tanto riesce ad avere qualche ingaggio importante. Ora si gode le dorate acque cilentane dopo il primo check sound.
Dopo il bagnetto rinfrescante il sestetto dei Lost Orpheus è pronto alla performance. Quasi pronto. Il tempo di asciugarsi e farsi una birra (più di una) su un piatto collettivo di hot-dog. Oktober Sax, un po’ annebbiato dalla birra, dà le ultime disposizioni, mentre Fidel e Franz continuano a civettare con Mariel, che ha inforcato un paio di occhiali da sole da attrice americana. La serata sta per cominciare, c’è un sacco di gente al Dum Dum Republic di Paestum, locale partorito dalla fantasia anni Settanta della proprietaria giramondo. Non si può fare brutta figura, su quel palco ha suonato un sacco di gente importante, James Senese a altri. Pubblico seminudo e molto happening, svolazzi di fumo acido nell’aria. Tutto è pronto. Il sestetto alternerà pezzi vocali e strumentali. I pezzi strumentali nelle mani dei Lost Orpheus possono durare anche mezz’ora, dipende dl pubblico. Qualcuno spegne le luci del locale e accende quelle di scena, accompagnato da quelle di scena. Signore e Signori, i Lost Orpheus …
Il sestetto comincia sempre con un pezzo strumentale, per saggiare serata e strumenti. Oktober Sax ci aggira per il palco parlocchiando al microfono, un po’ spiega che musica fa il sestetto e un po’ dialoga con i membri del gruppo. Vecchia tecnica di riscaldamento. Quando lui parla con qualcuno parte l’assolo. Lui queste cose preferisce farle all’inizio, perché a un certo punto non si capisce più niente. Mariel è un po’ nervosa, ma è vestita da sballo, è bellissima,come Minni Goldfish, che sembra abbastanza calma e sicura, sud solo forse un po’ troppo. Sono veramente belle, i maschi un po’ meno ma traslucidi di fascino musicale e gasatissimi, ci sono delle bellissime ragazze in sala e già prefigurano il dopo-concerto. Mariel attacca il secondo pezzo, “Due derive” e parte il delirio.
Dopo il secondo pezzo, un gruppo musicale si accorge se sta funzionando o no, e qui sta funzionando alla grande. Due derive è un pezzo che si ispira al reggae, ma con un testo molto particolare. Il pubblico del Dum Dum apprezza, musica e testo. La cantante, dopo una stonatura iniziale, sembra ispiratissima. Franz, il chitarrista duetta con la voce solista. Il terzo pezzo è tutto strumentale, Oktober Sax fa un cenno all’addetto al mixer per fargli alzare il volume, molto lentamente, ma si accorge che Marvin si sta baciando con una ragazza entrata furtivamente sul palco dietro la batteria. Decide di lasciarlo fare per un po’ e si lancia in un assolo fragoroso di sax tenore, strizzando l’occhio a Minni per indicarle di starle dietro con la tastiera elettronica e poi indica con la testa Marvin e la tipa, Minni scoppia ridere e fa volare le mani sulla tastiera, bisogna coprirlo per un po’.
A un certo punto non si sente più il basso. Fidel è addirittura sceso dal palco per andare dietro una ragazza che è un vero schianto. Oktober Sax alza gli occhi al cielo guardando Minni e allora tanto vale far partire Franz con la sua Fender. Franz prende la cosa molto sul serio e fa un assolo di un quarto d’ora, veramente bello. I Lost Orpheus stanno riempiendo la notte cilentana di una musica magica. Fanno un po’ quello che vogliono sul palco ma si vede che hanno provato per mesi, ora è puro sballo. Uno sballo organizzato. E riescono a scaldare il pubblico, proponendo un repertorio molto pensato ma anche molto musicale, con testi che affrontano anche problemi seri. Quando la musica ce l’hai nella testa puoi fare qualsiasi cosa, come sta facendo ora Marvin, sotto gli occhi di tutti. Ma che casino ….
Alla fine dell’assolo di Franz una ragazza gli lancia un reggiseno. Ma non era un locale serio questo, e molto impegnato? Ma pensandoci poi cosa vuol dire, che non si possono lanciare i reggiseno? Oktober Sax sussurra qualcosa all’addetto agli effetti speciali, pensa che arrivato il momento di andare sullo psichedelico duro e puro, ma modo suo o loro, nello stile del gruppo, che uno stile ce l’ha sempre, anche quando il batterista pomicia con una ragazza e il bassista scompare dalla scena. Ma ora è ritornato ed è il momento della tastiera elettronica di Minni. Tutti si rivolgono verso Minni alzando le mani come nel saluto yoga al sole. Questi sono fuori di testa.
Il gruppo è stato pagato per suonare un’ora e mezza, ma ora sono passate più di due ore e nessuno accenna ad andarsene. Dopo il bellissimo assolo psichedelico Minni ha fatto cadere la bottiglietta di acqua minerale sulla tastiera, che ha dovuto spegnere immediatamente per asciugarla. Franz e Fidel le fanno segno col pollice alzato. Hanno bevuto troppo, si vede. Quando Minni è pronta attaccano “Notte di sortilegi”, che è molto apprezzata. La notte si tinge di stelle, non c’è luna, tante stelle in cielo quante sono quelle sulla spiaggia. La musica avvolge tutti. Le ondate di fumo si fanno sempre più spesse.
Oktober Sax ha ripreso a girare sul palco, prepara la chiusa. Viste come si sono messe le cose avverte i membri del gruppo di trovarsi presso il furgone entro l’indomani alle 10. Ciascuno vivrà liberamente la sua magica notte d’amore dove e con chi vuole, basta che si parta tutti insieme il giorno dopo, ci sono impegni da rispettare, debbono andare a Santa Maria di Castellabate, poi ad Ascea, a Palinuro, ecc. Avvicinandosi a Minni, Oktober Sax si accorge che quella caduta sulla tastiera non era acqua, ma Sambuca. La proprietaria del locale gli fa cenno che si può chiudere e allora dà il segnale dell’ultimo pezzo, ovviamente “Cilentum Blues”.

***

L’indomani nel furgone che porta i Lost Orpheus verso Agropoli e Santa Maria di Castellabate (la location del film “Benvenuti al sud”) fioriscono i racconti della notte precedente. Fidel e Franz hanno agito in coppia, o meglio: in quartetto.
“Tedesche” dicono, sogghignando.
Poi riferiscono di un’allucinazione, raccontando di aver udito una strana musica e strane voci provenienti dalle mura dell’antica Poseidonia. Gli altri quattro si guardano con complice accondiscendenza, ma poi Oktober Sax scorrendo le notizie in rete scopre che non si è trattato di un’allucinazione. In effetti c’era veramente della musica nel parco archeologico, un percorso sonoro in 3D a cui hanno dato il nome di “Lunacantastorie”, un percorso guidato notturno realizzato in collaborazione con l’università Federico II di Napoli. I dialoghi sono stati registrati in olofonia dall’ingegnere del suono Hubert Westkemper. A questo racconto gli occhi di Minni rispondono con un brillio di curiosità e desiderio. Se fosse per lei, si sarebbe fermata un’altra notte nella città di Hera per assistere all’evento.
Il vecchio furgone Ford riadattato e noleggiato per la tournée scivola piano sulle strade del Cilento bruciate dal sole, tra ulivi e grasse piante di fichi d’India.
“Avete sentito di quell’incidente provocato da un’auto contromano in autostrada?”, chiede Marvin.
“No, quale?”, chiede Mariel.
“Un tizio andava contromano in autostrada”, dice Franz.
“Sì sì, l’ha fatto apposta, aveva litigato con la fidanzata dopo una notte in discoteca”, aggiunge Fidel.
“Insomma, cos’è questa storia?”, chiede a sua volta Minni, staccando la testa dal libro che sta leggendo.
“Un tale che si chiama Lello Tortile porta la fidanzata nella discoteca dove lavora come dj, ma lei, Viria Arba, fa la corte a un tizio discretamente palestrato e pubblica anche un selfie sul suo profilo Facebook. Allora Lello, per fargliela pagare, una volta imboccata l’autostrada fa un’inversione a U e prosegue per cinque chilometri a tutta velocità fino a che non si scontra con un’auto proveniente dalla direzione opposta … un macello …”.
“E la ragazza?”, chiede Mariel.
“Morta!”, risponde, secco, Marvin.
“Che roba …. “, mormora Mariel.
“E che stronzo!”, aggiunge Fidel.
Il mare delle sirene fa capolino a tratti tra i cespugli terrosi e riarsi dell’estate. La tradizione antica parla di tre sirene, in riferimento alle sirene dell’Odissea. Ma i nomi, invece, sono tramandati in due gruppi di tre. Il primo, formato da Partenope, Leucosia e Ligea, risale alla tradizione occidentale. Il Secondo, formato da Molpe, Theilxinoe ed Aglaophone, risale ad una tradizione omerica. Leucosia è l’equivalente di Leucotea, divinità marina venerata, secondo Aristotele, anche ad Elea. Quindi ai Focei di Elea si potrebbe attribuire la diffusione in occidente del mito delle sirene. Molpe, una delle sirene della tradizione omerica, è stata messa in relazione con Molpa e quindi localizzata nei pressi di Palinuro. Due sirene, Leucosia e Molpe, sorvegliano due promontori (punta Licosa e Capo Palinuro) che costituiscono i limiti del golfo e probabilmente anche i confini del territorio di Elea. Anche Kamaraton era una sirena, signora delle acque di Camerota.
Non c’è aria condizionata, bisogna tenere tutti i finestrini aperti. Marvin ogni tanto saluta qualche passante, mentre Mariel parla fitto fitto al cellulare col suo nuovo fidanzato pestano. Ce ne sarà uno per ogni tappa e ogni volta è l’ultimo e il definitivo. Minni traffica con la radio per captare qualche stazione rock & roll da mandare ad alto volume, una sua fissazione immarcescibile. Oktober Sax si è appisolato sulla spalla di Franz mentre Fidel guida, piegato in avanti perché dice che non vede bene la strada.
Mariel riferisce che tra i ragazzi non si parla d’altro che di Cocoricò e di Ecstasy.
“Il problema c’è ed è grosso”, dice.
“Per un grammo e mezzo di ecstasy rischi la vita. Ti spappola il fegato, epatite fulminante da Mdma”.
“Spendi 80 euro per crepare”, aggiunge Marvin.
“E’ da stronzi ma certe volte ti ci trovi in mezzo e non puoi rifiutare”, dice Fidel, con l’approvazione d Franz.
Il problema è veramente grosso, pensa Oktober Sax, a cui tocca il turno di guida, ma in fondo pensa che problema ancora più grande è l’alcol, un fiume di sballo che ogni sera scorre nelle vene di migliaia di ragazzi, senza nemmeno dover andare in discoteca per procurarselo.
Oktober Sax deve fermare la Ford perché si sente lo scricchiolio della longboard sistemata sul portabagagli montato sul tetto del furgone. E’ servita a Fidel e Franz per partecipare al Vertical Summer Tour a Marina di Eboli. E’ un campionato di Stand Up Padding (Sup), un’inusuale variante del surf, che prevede di rimanere in piedi sulla tavola (la longboard, appunto) e di spostarsi utilizzando una pagaia. Fidel e Franz sono appassionati di tutto quello che riguarda tavole in movimento, dallo skateboard allo Stand Up Padding. Se potessero, praticherebbero volentieri anche il surf oceanico. Quando si fermano, Marvin applica con lo scotch su un finestrino del furgone un cartello con la scritta “Ford Fairlane”. L’ha vista in un film americano una Ford che si chiamava Fairlane.

***

Il Mediterraneo parla molte lingue, il greco antico, il latino, l’osco, il sannitico. E poi vennero gli arabi di Barberia portando una nuova religione e razziando le coste. Il turchese del mare fu chiazzato di sangue e poi gli arabi di Barberia, arabi con ampie infiltrazioni preislamiche, che venivano dall’Atlante, vollero segnare la loro presenza sulla costa con un segno della loro religione, erigendo una moschea ad Agropoli. E fu l’affronto per i regni cristiani, che non tollerarono di molto l’onta e si coalizzarono tra Amalfi e Salerno per distruggerne le vestigia. Molti dei berberi si fecero briganti, vagando nei boschi dell’entroterra come anime erranti. Si rifugiarono su una montagna che chiamarono gebel, come dettava la loro lingua, e che ora si chiama Gelbison e domina Vallo della Lucania. Forse si mischiarono ai discendenti dei greci di Novi Velia (la Nuova Velia) o forse erano latini, ma anche lucani. Il dialetto della zona è come una trapunta di nomi strani.
Minni alza gli occhi dal libro che sta leggendo, “Lo zen e l’arte della manutenzione della motocicletta” e si rivolge a Marvin:
“Ma che roba è questa?”.
Marvin si sporge dal finestrino per vedere meglio.
“Acid Bar” dice, con un’espressione preoccupata. “Ma come siamo finiti a suonare qui?”.
“Chiedilo al Boss … ahahah”.
Il Boss guarda gli altri un po’ preoccupato. E’ un lounge bar, una roba fichissima, bocconiana, sniffante. “Bè, ormai siamo qui”, dice Oktober Sax scaricando la custodia del sax dalla Fairlane. “Stasera andiamo in bianco”, dice maliziosamente Franz a Fidel. “Bianco, bianchissimo, roba buona”. L’occhio torvo di Oktober Sax li ammonisce che c’è poco da scherzare. Agropoli è un bel posto, ma forse non sono capitati nel locale giusto.
“Ragazzi, avete presente che cos’è la Deep House Lounge Music?”, chiede Oktober Sax, al quale è venuta un’idea.
“Nooooo”, rispondono in coro gli altri.
“Bene, ora ve la spiego. Dobbiamo fare tutti i nostri pezzi in stile acid jazz, stasera”.
“Cioè?”.
“Li inacidiamo, e qui il bassista e il batterista devono lavorare alla grande, senza tante variazioni, un mood ripetitivo e ossessionante”.
“Ok, siamo pronti”.
“Proviamo un po’, poi andiamo a mangiare, qui faremo le ore piccole”.
Il locale è effettivamente in grande spolvero. L’Acid Bar è tutto in bianco, sembra una scena di Arancia meccanica. Gli avventori sono tutti in tiro, dopo aver parcheggiato le loro Porsche e Suv, Mercedes e Audi. Il direttore dice che qui vengono da Salerno e perfino da Napoli, il locale fa perfino concorrenza a quelli della Riviera, cioè Vietri sul mare e Amalfi. Oktober non sembra per niente a disagio.
“Ragazzi, andateci piano, almeno all’inizio, poi dopo potete fare quello che volete, tanto più nessuno ascolta più niente”.
Oktober alza il pollice in segno di intesa, ha capito quello che vuole dire il direttore, circondato da tutte quelle ragazze, tutte biondissime, tutte che presumibilmente vengono dall’est. I camerieri sono di colore e le ragazze bionde. Un raffinato, quel direttore.
Minni si è fatta un giro nel locale insieme a Mariel e racconta di montagne di farina che volteggiano nei camerini e nei séparée, come nuvole bianche. Sono incuriosite ed eccitate e raccontano strane cose a Marvin, a Franz, a Fidel. Oktober è troppo impegnato con un assolo di sax contralto per ascoltare, ma intuisce cosa stiano dicendo e sorride. Intanto, la prima coppia è scesa in pedana, elegantissimi entrambi e già partiti. E’ il momento delle danze preparatorie della notte. I Lost Orpheus si fanno un giro di birra, si battono cinque e partono. E quando partono, partono. A sentirli non sembrano loro, si sono dovuti adeguare, ma suonano, accidenti se suonano, improvvisando su un vecchio pezzo da discoteca: “Infinity”.
Sarà la birra o la voglia di provocare, sta di fatto che alle due di notte i membri del sestetto Lost Orpheus smarriscono la ragione. Comincia Mariel, che comincia a volteggiare per il locale bianco di una notte bianca, poi Marvin, seguito da Fidel e l’immancabile e inseparabile Franz. Il problema è che non tutti si possono portare gli strumenti troppo lontani dal palco; Minni per esempio non può trascinarsi dietro la tastiera. Ma quello che si può fare improvvisando la più pazza esibizione del mondo, lo fanno. Il pubblico, impegnato fino a quel momento in altre pratiche, mostra però di gradire e ricominciano le danze. Tutti in scena, trascinati dai Lost Orpheus, che quando cominciano non la finiscono più, come la domenica mattina, interrotti solo dalle proteste condominiali. Ma qui non ci sono proteste, solo incitamenti. Qualcuno se l’immagina Marvin incitato a fare quello che gli piace di più? Minni salta e si sbraccia come un folletto, Fidel e Franz ci danno dentro come matti. Questo non è più un lounge bar, è un’arena, un’arena cilentana.

L’atmosfera preconcertistica è frizzantissima e ha quasi dell’incredibile. Il concerto comincia praticamente sulla spiaggia e in maniera collettiva, chi sa suonare qualcosa la suona, qualsiasi cosa, Oktober Sax è soddisfatto di questa atmosfera hyppioide da anni settanta e lancia “Imagine”, che risuona per due chilometri di spiaggia mentre le prime luci fanno capolino infrangendo il tramonto, poi con Franz, Fidel e Antonello si lanciano in una specie di macumba voodoo. La realtà comincia a perdere i contorni mentre niente è veramente cominciato. Così si fa la musica, da tutti per tutti, senza biglietti di ingresso. Ma gli organizzatori della rassegna “Jazz in jazz” non sono tanto d’accordo. Oktober gli fa segno di pazientare ancora qualche minuto, qualche minuto di ritorno indietro nel tempo, insieme a gente con trent’anni in meno nella testa.
In un’atmosfera di peace, love and rock & roll il concerto dei Lost Orpheus Plus (più i torinesi) va avanti e avanti. Gente che viene e che va dalla Fattoria alla spiaggia e viceversa. Fuochi si accendono sulla calda sabbia cilentana. Chi ha voglia di suonare sale sul palco e suona. Suona, suona, suona fino a sfinirsi. Anche i Lost Orpheus sono passabilmente sfiniti, ma reggono, non si può cedere così. Marvin ha già fatto fuori una mezza dozzina di bacchette. Minni ce la mette tutta. A Oktober stanno scoppiando i polmoni. I Lost Orpheus per una volta fanno eccezione e inseriscono anche qualche cover tra i loro pezzi. Mariel fa impazzire il pubblico con una clamorosa interpretazione di “Because the night”, a cui segue una struggente “Solitude”. Sono tutti innamorati, di Mariel, della notte, della musica.
A un certo punto della notte (ma, a che punto è la notte?) risuona un grido, un’incitazione, un invito: “Tutti nudi, tutti in mare”. Non si capisce chi ha parlato, qualcuno sostiene che sia stato un Oktober in veste particolarmente rivoluzionaria (con quel nome, poi!, da Rivoluzione d’Ottobre), qualcun altro pensa che sia stato Marvin. Sta di fatto che l’urlo di battaglia è stato lanciato e già i primi ardimentosi garibaldini in veste adamitica si fiondano verso le acque. Costumini molto fashion si mischiano, abbandonati sulla spiaggia, a quelli comprati sulle bancarelle dei pakistani. “Tutti nudi, tutti in mare”. Qualcuno però deve suonare, e allora si decidono dei turni militareschi, in un casino di generi e tendenze musicali pazzesco. Ma ormai nessuno ci fa più caso, l’unica consegna è improvvisare tutti sul pezzo cilentano della tournée cilentana dei Lost Orpheus: Cilentum Blues. E che il mare inghiotta le tossine dell’inverno, dell’Italia, di una crisi che non finisce mai. “Forza compagni! Tutti in mare!”.
Il mare sembra una tonnara schiumante alle diverse luci che provengono dalla spiaggia e dalla Fattoria (che poi è una vecchia casa di pescatori). L’agitarsi di gambe e braccia lumeggia di bianco tutto il tratto di costa. Probabilmente si è sparsa la voce in paese, perché cominciano ad arrivare intere comitive di ragazzi. Tutti in mare, tutti riconciliati per un attimo con se stessi e con la vita. Abbiamo voluto dimenticare vecchi modi di riconciliazione non acquietante, la musica, l’impegno politico, il senso di fratellanza, la dimensione mistica e liberatoria dell’amore e ne stiamo pagando le conseguenze. Ma per una notte si può bucare il velario del tempo, ringraziare la notte, salutare l’alba.
Le prime luci dell’alba illuminano uno spettacolo incredibile, sembra un rito acquatico di propiziazione indiano.
“E’ di là!” grida qualcuno, indicando la direzione del sole nascente e tutti si girano in quella direzione. Il sole appare a metà strada fra una divinità cosmica e un gatto al risveglio. Benefico, pacifico, vitale. Diverse grida di giubilo si levano dalle acque, innalzando un inno collettivo al sole. Oktober intona un mantra che viene seguito da molti, un antichissimo inno di ringraziamento citato anche da Carl Gustav Jung in un suo libro. Tutte le religioni hanno un’origine comune in quell’inno al sole. La costa cilentana brilla di un sole a cui centinaia, forse migliaia di ragazzi stanno innalzando un inno di ringraziamento.
Nel caldo allucinante e ronzante di cicale i membri dei Lost Orpheus sono svegliati da un match di freestyle nelle vicinanze. Fa maledettamente caldo. Il rischio è che l’ondata di calore si propaghi fino a 25-30 metri sotto la superficie del mare. Se dovesse accadere gorgonie, spugne e madrepore potrebbero essere falcidiate. Sono organismi marini abituati a vivere in acque a temperatura costante. Oltre un certo livello di calore, muoiono. Le condizioni attuali di surriscaldamento del mare in superficie costituiscono un serio problema per gli organismi marini. Se si arriva a 25 gradi alla profondità di 35 metri, dove in genere non si superano i 18-19 sarà un disastro.
“Ma che ca…”, si lascia sfuggire Fidel. Guarda l’ora al cellulare, le tre di pomeriggio. Stenta a ricordare dove si trovi, poi ricorda:il concerto, il bagno notturno, il saluto al sole. Sono tutti appollaiati nei loro sacchi a pelo nei dintorni del furgone.
Un biondino sta rappando con il suo avversario, più scuro di carnagione e con una cresta malandrina. Tema: le ragazze, o meglio, la tragica inesperienza e imbranataggine del primo, del biondino. Ciro, il nome del ragazzo con la cresta, lo sta facendo a pezzi, ma il biondino recita in tutt’altro tenore.

La gara di freestyle sarebbe anche divertente se non fosse per quell’orribili ritmo programmato sul beatboxer. Tutti e sei i Lost si alzano dalle larve stiracchiandosi e sbadigliando e guardandosi intorno per individuare i rapper.

La Fairlane dei Lost sguscia sulla panoramica sul far del tramonto. Il sole, esageratamente aranciato, gioca con la pelle dei bagnanti lucertolati lungo la costa. I cartelli stradali annunciano un grande concerto della gloria locale, Marina Marisa, che, reduce da Sanremo, terrà un grande concerto a Marina di Camerota.
“Ma non è la data del rave party dove dobbiamo suonare?”, chiede Marvin.
“Ah, già”, risponde Oktober.
Minni traffica con la radio e trova il tormentone dell’estate. Migliaia di gambe stanno saltando e ballando al ritmo di questo pezzo, “Bailando”, di Enrique Iglesias.
“Bailando!”, grida Minni e si scatena in un ballo a mezzo busto da ferma, seguita da tutti gli altri, con Franz alla guida che fa ballare anche la Fairlane, in un inferno di clakson di protesta.
Yo te miro y se me corta la respiración …
Mariel improvvisa un movimento con le due braccia.
Cuando tú me miras se me sube el corazón (Me palpita lento el corazon)
Y en un silencio tu mirada dice mil palabras
La noche en la que te suplico que no salga el sol …
Minni alza il volume e Marvin percuote con le sue bacchette quello che gli capita sottomano.

Bailando (Bailando)
Bailando (Bailando)
Tú cuerpo y el mío llenando el vacìo
Subiendo y bajando (Subiendo y bajando)
Bailando (Bailando)
Bailando (Bailando)
Ese fuego por dentro me está enloqueciendo
Me va saturando …

“Idea!”, grida una sudatissima Minni, “femiamoci e balliamo in strada!.
“Olé”, le fanno eco gli altri cinque dei Lost.
Franz inchioda la Fairlane nei pressi di una piazzola di sosta. Il panorama del golfo è strepitoso. La musica al massimo.

Yo quiero estar contigo Vivir contigo Bailar contigo Tener contigo una noche loca (Una noche loca) Ay besar tu boca (Y besar tu boca) Yo quiero estar contigo Vivir contigo Bailar contigo Tener contigo una noche loca Con tremenda loca.

I sei si scatenano in una danza sulla piazzola, provocando ingorghi di traffico e fichi di approvazione. Non ci vuol molto perché si fermi qualcuno per unirsi alle danze.

Con esta melodía
Tu color tu fantasía
Con tu filosofía mi cabeza está vacía
Y ya no puedo más (Ya no puedo mas)
Ya no puedo más (Ya no puedo mas)
Yo quiero estar contigo
Vivir contigo
Bailar contigo
Tener contigo una noche loca
(Una noche loca)
Ay besar tu boca
(Y besar tu boca)
Yo quiero estar contigo
Vivir contigo
Bailar contigo
Tener contigo una noche loca
Con tremenda loca

Dopo un po’ arrivano anche i torinesi, con cui si erano dati appuntamento per andare insieme ad Acciaroli e partecipare all’altro concerto dei Lost. Anche loro inchiodano, squittendo di piacere e uscendo dalla macchina con voraci intenzioni danzerecce. Fa un caldo boia, ma non fa niente.
Non si capisce bene cosa sia il “Cicerenella” di Acciaroli, un bar, un lido, un ristorante, un po’ di tutto questo.
“Andate di là, così potete rinfrescarvi e cambiarvi”, dice il proprietario, suscitando il commento entusiasta di Mariel, che non vede l’ora di farsi una doccia. Mariel si dirige con Minni verso i “camerini” bailando con movimento danzante e serpentino.
“Acqua, acqua!”.
Gli altri si girano al suono di una musica follemente tunz tunz che proviene da sotto una veranda. Sulla sabbia sono sistemate una decina di pedane molleggiate, con sopra altrettante fanciulle che saltano al ritmo della musica, guidate dall’istruttrice che sta loro di fronte, una vera virago, un’amazzone, gigantesca e muscolosa, con dei quadricipiti da fare invidia a Maicon. Le fanciulle saltano tutte insieme a ritmo. Ovviamente, Marvin non perde occasione di lanciare un grido di saluto, a cui le ragazze rispondono all’unisono.
“I Lost Orpheus!”, grida una di loro.
“Ammazza, siamo famosi!”, dice un Franz gasatissimo, con tremenda loca…
“Ragazzi, c’è la radio per un’intervista”, dice il proprietario del Cicerenella. Al che Mariel si precipita fuori dal camerino,
“La radio, un’intervista!”.
I ragazzi della radio locale “Costa kiss kiss”, di Agropoli si precipitano su Mariel protentendo giganteschi microfoni gelato.
“Vieni, Minni, vieni anche tu!”, squittisce un’orgasmica Mariel, “Vieni, Minni, non so più che direeeee!!!”.
Minni ha, al contrario, inforcato un paio di occhialoni neri per nascondersi.
“Minni, togli quegli occhiali!”, grida Fidel.
Minni si toglie lentamente gli occhialoni, diventando rossa come un peperone. Alla fine dell’intervista ovviamente l’ultima parola è di Mariel: “Ciao, amici di Cosa kiss kiss, vi amo, ascoltateci, venite a sentirci, prendiamo una birra insieme”.
Gli addetti della radio sono piuttosto imbarazzati da tanto entusiasmo, ma manderanno tutto in diretta. Mariel farà concorrenza a Marina Marisa, che ha appena vinto Sanremo.
Il sestetto dei Lost si gode una meritata cena al ristorante del Cicerenella. Qualcuno dice che è uscita su un giornale locale una recensione del concerto pestano, una colonnina di testo in una pagina occupata da un grande articolo che magnifica le doti di Marina Marisa, la cantante cilentana (di un paesino dell’interno) che ha vinto a Sanremo. Ci sono tre foto di Marina Marisa, che sta trascorrendo le vacanze a Palinuro (“vicino casa”, dice lei, sorridente, in una didascalia). Secondo l’articolista Marina Marisa rappresenta il futuro della canzone all’italiana, “melodica e sentimentale”. L’articolo si conclude con un appuntamento canoro che Marina Marisa terrà a Marina di Camerota, concerto che riempie i cartelloni stradali di tutto il Cilento.
L’articoletto che parla dei Lost Orpheus sottolinea l’originalità dei testi e del sound del gruppo, che non somigliano a quelli di nessun altro gruppo. Il ristorante del Cicerenella è coperto, ma non al chiuso. Diversi lampi illuminano l’abbondante libagione dei Lost (“Una fame!) e l’altrettanto abbondante bevuta.
“Stasera piove”, dice Mariel, interpretando il pensiero di tutti.
“Già”.
“E come facciamo con gli strumenti?”, chiede Franz, seguito da Fidel.
“Non avete mai suonato sotto la pioggia?”.
“Veramente, no!”.
“E’ molto divertente”.
“Divertente?”.
“La sala è all’aperto, ma ha un angolo protetto, lì metteremo gli strumenti elettrici, Marvin suona più avanti, io avanti a tutti, tanto anche se si bagna il sax non succede niente”.
“E se se ne va la corrente”.
“Suoneremo in acustico, Fidel e Franz si portano e chitarre elettriche e Mariel canta”.
“Cosa?”.
“Le canzoni dei Beatles”.
La serata è illuminata dai lampi. Il mare si è alzato e la gente è poca. Il bassista entra con tre note, subito seguito dalla batteria. Solo loro due, per un bel po’. Intanto, il pubblico lentamente aumenta. Un pubblico strano, inclassificabile, un po’ da discoteca, un po’ da spiaggia, un po’ alternativo, un po’ da palestra, un fritto misto difficilmente decifrabile. Queste sono le situazioni più difficili per un gruppo come i Lost Orpheus, che dà molto, ma chiede anche molto al pubblico in termini di intelligenza e curiosità musicale. Oktober fa un cenno al bassista di non muoversi da un certo giro armonico e al batterista di andarci piano e mantenere il ritmo in sordina. Poi invita il chitarrista all’assolo, in contemporanea con il primo fulmine, accompagnato da un poderoso tuono. I Lost si stanno armonizzando con gli elementi naturali, stregoni di una notte di lampi. Il cielo è illuminato a giorno dai fulmini, che squarciano il cielo furiosamente.
“Franz, guarda il cielo”.
“L’ho visto”.
“E non ti dice niente?”.
“Mi sta dicendo un sacco di cose”.
“Vogliamo sentirle anche noi, tu sei il suo interprete”.
Franz strappa un lamento irresistibile alla sua Fender e il cielo lo sta guardando veramente e il pubblico sta guardando lui, sorpreso da tanta intensità. Fidel percorre il manico del suo basso con tutte le tecniche possibili, un walking bass astrale, stregonesco. Minni è un tantino interdetta in tanto misterioso dialogo con gli elementi, poi poco a poco entra, ma ancora incerta.
“Ti devi scegliere un elemento, Franz ha scelto il fulmine, Fidel e Marvin il tuono”.
“Lo stupore del mare”.
“Lo stupore del mare?”.
“Lo stupore del mare”.
“Ok, vai”.
Il mare è annichilito dal temporale, non sopporta di non essere protagonista, al centro della scena. E Minni ha colto bene questo “stupore del mare”, quello che suona non balza immediatamente in evidenza, penetra come un’inquietudine sottile, un scossa che allarma le membra. I Lost stanno praticamente improvvisando tutto, ma il pubblico comincia a gradire. Una ragazza interamente vestita di bianco si è alzata e si è portata a ridosso del palco, improvvisando una danza lenta e solitaria, subito accompagnata da Ornella. Cominciano a cadere le prime grosse gocce di pioggia, questo è l’elemento che sceglie Oktober, la pioggia, ora ciascuno ha il suo, a riempire l’Olimpo.
I ragazzi più esterni ai bordi della sala si spostano per evitare di bagnarsi, ma questo gesto viene interpretato come l’inizio del movimento sciamanico, qualcosa più primitivo della danza, più ancestrale del suono stesso. Questo non è più un concerto, è un happening. Oktober si avvicina al microfono, dopo esseri consultato con Mariel.
“Ragazzi, ora faremo una canzone che si chiama ‘Purple Rain’, è una canzone di Prince, cantata anche da Etta James. Ci piacerebbe che la cantassimo tutti insieme, in piedi … tutti insieme …”. L’invito è accolto da un boato di consenso mentre esplode un tuono di potenza titanica. Chitarra, please. Mariel intona e al primo ritornello tutta la sala canta all’unisono. Il cielo è un ragnatela di luci elettriche. La tempesta rapidamente guadagna il culmine in un pirotecnico totale di fuochi e fiamme che la pioggia scrosciante non riesce a spegnere. Una pioggia violentissima, pesante, cattiva. Fa un rumore pazzesco sulla tettoia del locale, che risuona minacciosa mentre di sotto ormai il concerto ha assunto dimensioni corali. Tutta la sala canta e di tutto. Per reggere Fidel e Franz stanno armeggiando con l’impianto di amplificazione col rischio di farlo esplodere. Hanno messo un altro microfono alla gran cassa di Marvin, che gareggia col tuono. Il cielo si incarica di illuminare con rasoiate di luce la sala e gli astanti, in una girandola stroboscopica. Lo scalpiccio del pubblico è amplificato dal microfono di Mariel, che canta in mezzo al pubblico. Colpi che risuonano nello stomaco, facendo rimbalzare la birra che sta scorrendo a fiumi. E la tempesta non accenna a diminuire, anzi assumendo i contorni di un tornado. Ormai i Lost Orpheus stanno sfidando il temporale.

***

“Ma si può morire così!”, esclama Oktober alla guida della Fairlane verso Ascea.
“Così come?”, chiede Fidel, trafficando con la chitarra.
“Quel writer di Somma Lombarda travolto e ucciso dal treno …”.
“Ah, sì, i graffitari”, aggiunge Franz.
“Perché, erano più di uno?”, chiede Marvin.
“Sì, i graffitari erano quattro, ma uno solo è morto, era dietro un treno che procedeva lento e non si è accorto di un altro in arrivo che l’ha travolto … non è la prima volta … “.
“Girare di notte tra i convogli è pericoloso … “.
“Ma è questa la sfida interessante, dal loro punto di vista”.
Le ondate ventose del maestrale portano spesso mari in tempesta, con violente mareggiate sulle coste occidentali e settentrionali della Sardegna e tirreniche della Campania, della Calabria e della Sicilia. Rinfrescano l’aria ma fanno ribollire e spumeggiare le acque. In prossimità della costa, se il vento che spira è di intensità adeguata, si possono ammassare notevoli masse d’acqua che, non potendo rifluire verso il largo a causa del vento contrario, danno luogo a forti correnti che scorrono parallelamente alla costa. In questi casi il mare sembra un fiume vorticoso e fare il bagno è un rischio mortale. Il mare di Velia col vento di maestrale ti toglie la sabbia da sotto i piedi. E’ una mare predatore. Potente. Infedele. Basta pochissimo per sentirne il richiamo. Tira come un animale impazzito. Il giornale di oggi porta la notizia di un uomo di 45 anni annegato a pochi chilometri da qui, dietro Capo Palinuro. Si era tuffato per salvare tre ragazzi in difficoltà, ma non ce l’ha fatta. E’ annegato sotto gli occhi della moglie incinta di sette mesi. Una tragedia, la cui eco risuona in tutto il Vallo di Diano, alle spalle del Cilento, alle spalle di questo mare. Il mare in tempesta sembra l’immagine del caos. Spumeggiante come un toro impazzito. Ma anche nel caos c’è una perfezione naturale, quella che siamo così incapaci di vedere. E’ lì che si ascolta Il respiro possente della natura. A Oktober è capitato di accorgersene proprio mentre stava rischiando di annegare, in un pomeriggio di follia nel mare di Ascea. La sensazione bruciante di non farcela toglieva il respiro, in onde che si facevano sempre più alte. Fortuna che aveva un amico vicino, che continuava a gridare nei flutti, ma Oktober non capiva quello che diceva. Poi finalmente capì: “Lasciati andare!”. Come, lasciarsi andare? Verso il largo, verso la morte? Ma aveva ragione. Quel mare è un golfo aperto. Le correnti avrebbero salvato il naufrago dopo un allontanamento che descriveva una parabola. Portarono Oktober a riva cinque chilometri più a sud, verso gli scogli. Stanco, sfinito, ma con la sensazione di aver imparato una cosa importante. Anneghiamo se pretendiamo di afferrare, fronteggiare insensatamente le avversità. Se le assecondi, ti salvi. Ti salvi se hai la saggezza di aspettare che le cose vengano verso di te. Come quella dell’amico di Oktober.
Minni manda dal radione un pezzo di Félenko Féfé dal titolo “Desert Blues” mentre Franz e Fidel arrostiscono degli hamburger su un fornellino da campo nella pineta di Velia. Il vento si è calmato e fa di nuovo molto caldo. La pineta è tutta un frinire di cicale, le gocce di sudore scorrono lente sulla schiena. Marvin insegue le formiche. Mariel è impegnata in una conversazione telefonica col suo nuovo fidanzato di Acciaroli. Minni è in giro a raccogliere rametti con Oktober, e ogni tanto commentano come stanno andando i concerti.
“Meglio del previsto, credo”.
“E’ una bellissima esperienza”.
“Bella, sì”.
“Ci voleva, per uscire dal tunnel”.
Marvin stende il suo sacco a pelo ancora umido per la pioggia della notte precedente, seguito dagli altri, tranne Mariel, che non ha ancora terminato la conversazione col suo ganzo di recente acquisto. I gesti sono lenti nella calura che si fa sempre più intensa. Ci sta anche un tuffo refrigerante. La Fairlane è a vista dalla spiaggia, possono allontanarsi. Marvin si tuffa in mutande, si è dimenticato di mettere il costume. Le acque di Velia sono calde, accoglienti. Il sole ha da poco superato lo zenit ed è implacabile. I sei si allontanano dalla costa come rane, Mariel ha ancora l’auricolare dello smartphone. I muscoli guizzano al sole, la pelle lucida, i movimenti liberi. Il pomeriggio dei Lost Orpheus sulla spiaggia di Velia trascorre via lento. Non devono suonare in serata, sono stati invitati da amici a una festa danzante a tema su un lido il cui tema è la follia delle acconciature nella notte di San Lorenzo. Premieranno chi ha l’acconciatura dei capelli più stravagante.
“Minni vince di sicuro”, dice Marvin sdraiato a pancia all’aria sulla sabbia. Chi li vede, sembrano sei lucertole.
“Perché Minni?”, chiede Franz.
“Nella sua assolta selvatichezza è la più originale”, dice Marvin.
Il vento caldo ogni tanto spazza la spiaggia. Il mare, agitato dalla sera prima, spumeggia in mille diversi colori. Quando arrivano ad Ascea sembra di entrare in una pista di atletica. Migliaia di persone corrono, camminano, rotolano, strisciano, vanno in bicicletta sul suo lunghissimo lungomare. Vanno di moda le tenute catarifrangente, che siano canotte, pantaloncini o scarpe da ginnastica.
“Anch’io, anch’io!”, dice Marvin. “Anch’io voglio scatenarmi stasera!”.
“Ma tu guarda …”.
“Gliela trovo io un’occasione”, dice Franz indicando un cartello che indica un torneo di foot-volley-beach a quattro, calcio con la rete di pallavolo sulla spiaggia.
“Ehi, ragazzi, è il nostro momento!”.
“Vai!”.
“Via verso la gloria”.
Il pubblico è molto numeroso e la partecipazione delle squadre di alto livello. I Lost Orpheus staccano il loro biglietto di gara, saranno fra i primi a cominciare. Si fa subito sul serio, chi perde va fuori. Gli avversari sono un gruppo di giovanottoni tifosi del Napoli, con le creste da ultimi dei Mohicani, belli, longilinei, muscolosi, tartarugati. La tattica della banda del buco, sperimentata con successo dai Lost nei tornei di calcetto, è fuori discussione, inapplicabile. Tocca improvvisare un gioco tutto a volo, di precisione chirurgica e di potenza esplosiva. Le due squadre che precedono più che giocatori di calcio sembrano dei frombolieri, degli atleti circensi, volano, volteggiano, stupiscono. Quando entrano in campo i Lost Orpheus si alza qualche fischio. Marvin alza il dito medio ed è anche peggio, poi si stringe le due mani sulla testa. Casino. Anche gli indifferenti ora sono contro. I Lost battono cinque, urlano “Merda!” e cominciano. Vanno subito sotto, ma qualcuno ha sottovalutato le virtù calcistiche (e guerriere) di Fidel e Franz. Colpi di tacco, rovesciate, passaggi precisi, parabole micidiali. Oktober ha il fiatone ma la classe non è acqua. Marvin colpisce con tutte le parti del corpo tranne che con i piedi. I Lost Orpheus volano, letteralmente, sulla sabbia, ma i loro avversari sono veramente tosti. Praticano un calcio spettacolare, muscolare ma elegantissimo. Niente da fare. Marvin li applaude e riconquista la simpatia del pubblico, che ora applaude lui. I Lost sono fuori, ma con onore.
Il tempo di riprendere fiato e i Lost sono di nuovo sul lungomare di Ascea, pronti a provocare disordini (dialettici). E’ pieno di ragazzi. In piazza ferve una discussione. Marvin si lancia a capofitto senza neanche sapere di cosa si tratti. Ma il tema è serio: non è che con la scusa della droga che circola nelle discoteche si cerca di demonizzare un’intera generazione Non è che con le notizie sparate in prima pagina si cerca di riportare a casa (e tenerceli dentro), ragazze e ragazzi che fanno le loro prime esperienze liberamente? Non è che si sta demonizzando musica e giovani, come si è sempre fatto? Una volta perché erano capelloni, oggi perché disimpegnati? Non c’è malizia e manipolazione dietro tutto questo?

***

Marvin sta discutendo con i nuovi amici romani l’influenza del reggae su certa musica rock, per esempio i Police e Sting. Renato, il musicista del gruppo romano, approva in pieno. Tra l’altro Renato e Minni hanno già avuto una piccola conversazione privata in precedenza. Non si può nascondere che ci sia una certa attrazione. Minni partecipa attivamente alla conversazione portando una montagna di esempi; quando ci si mette è un pozzo di erudizione, in qualsiasi campo. Renato è impressionato e dagli occhi dei due si arguisce che tra poco lasceranno la compagnia.
Minni chiede a Renato se suona in un gruppo e questi dice il nome di un gruppo che in reltà è molto conosciuto sulla scena indie romana e che Minni conosce.
“Non dubitavo che lo conoscessi”.
“Ahahaha”.
Renato studia fisica alla Sapienza, al primo anno della magistrale ed è un gran bel ragazzo. Ci aveva già messo gli occhi sopra Mariel, ma ha dovuto desistere. Minni è un po’ imbarazzata. Si accorge di parlare un po’ troppo in fretta, ma non riesce a rallentare, il cuore le batte forte. istintivamente si dirigono verso la spiaggia. Renato le prende la mano. Minni fa cenno di ritrarsi, ma poi cede. Renato per lo più ascolta quello che gli dice Minni; questa nota che ha degli occhi bellissimi e dolci.
Renato chiede a Minni da quanto tempo suona nei Lost Orpheus.
“Dall’inizio, da circa un anno”.
“Per essere un anno, siete già molto avanti”.
“Facciamo le cose molto seriamente”.
“Aspetta che ascolto qualche vostro pezzo su Youtube”.
“Ok”, dice Minni, arrossendo di imbarazzo e di orgoglio contemporaneamente.
A Renato piace la musica dei Lost Orpheus, anche se lui col suo gruppo fa una musica molto diversa, viene dall’hard core più tosto. E questo proprio non lo doveva rivelare a Minni, che impazzisce per i musicisti hard core. E’ la volta di Minni di ascoltare sullo smartphone la musica di Renato e gli piace moltissimo. Finito lo scambio di regali, Renato avvicina il viso a quello di Minni e la bacia senza tante cerimonie. E’ nato un amore.
Dante, del gruppo dei ragazzi romani, ha invitato Mariel a prendere un drink in un posto dove, a suo dire, lo fanno benissimo. Questo drink si prepara in un bicchiere stretto, alto e ghiacciato, facendo attenzione affinché gli ingredienti non si mescolino tra loro, in modo da ottenere, almeno all’inizio, due cocktail diversi serviti nello stesso bicchiere. Gli ingredienti sono il rum chiaro, il tropical blu, granite di arancia e limone, la vodka e l’amarena. Mariel apprezza il cocktail e la corte che le sta facendo Dante, che esibisce dei bellissimi occhi verdi e la guarda diritto nei suoi occhi. Mariel adora essere ammirata, corteggiata, coccolata, viziata. Qualche volta lo fa, per noia, con il primo che capita. Questa volta però è diverso, pensa, guardando su un muro un enorme poster di Marina Marisa.
“Hai dei sandali da urlo”, dice Dante prendendole la mano.
“Ti piacciono?”, chiede Mariel alzandosi con l’indice gli occhiali da sole sul naso. Occhiali da sole di notte, stile Blues Brothers, Mariel non si fa mancare niente, e rende splendente e spettacolare il suo outfit, le sue mises da uscita serale. Indossa un paio di sandali sfarzosi, sandali gioiello, allo stesso tempo in stile rilassato ed easy, uno dei must have dell’estate. Sono illuminati da riflessi lucenti di pietre, strass e cristalli, perline ed inserti color oro, argento e bronzo. Abbinati al suo capo basic, come il suo tubino bianco, fanno un figurone, con il loro total black, illuminati da applicazioni metalliche scelte in base al mood, che per Mariel significa puro rock & roll.
E’ la notte dell’amore per Minni e Mariel. Gli altri vanno in giro per il Festival della felicità, loro la stanno assaporando. A un certo punto un sandalo strano sfiora i capelli ricci di Minni sulla spiaggia, seguito da un “Mi scusi!”, con una voce familiare a Minni, che è assalita da uno strano sospetto. “Ma sei tu, Mariel, che combini?”. Mariel scoppia in una risata fragorosa a pochi metri dall’orlo del mare. “Minniiii!”. Ha bevuto e anche parecchio, resta da stabilire la causa di quel lancio, ma ormai Minni non si stupisce più di niente di quello che combina Mariel.
Sembra Nitro, ma quello che canta le sue canzoni iperrapper da una sponda del retro di un camion adibito alla vendita di patate non è lui, anche se l’imitazione è perfetta. L’impianto elettrogeno pompa energia nei watt degli amplificatori. Su una fiancata c’è scritto “Festival della felicità”. “Margot” sembra un inno generazionale.
Un ragazzo con la cresta urla: “Tutte Margot che cercano l’apparenza al sentimento”. Non è un granché in sintassi, ma esprime bene il concetto. Nitro è il menestrello incazzato di una certa generazione.

“Ciao, dimmi come sto, mi rispondi ‘non lo so’ perché sai già che tornerò. Prendi tutto ciò che ho come Margot, quante volte hai detto “si” e pensavi “no” però… Ti dispiace? Tutto tace, mentre cerco pace non sono capace perché sai che più fa male più mi piace. Lei loquace quanto audace e capricciosa, perspicace, in più vorace e vanitosa ma la notte non si piace e giace sola nel suo letto, stretto per una persona. Balleremo ancora in mezzo al fango, mentre canto, tu sei come Marla: sei il mio cancro. Quando siamo a letto, spesso io non parlo e c’ho l’inferno dentro anche se sembro calmo. Piango e guardo questa Venere che spegne sigarette sul mio cuore portacenere. Non ci posso credere a vedere che sei fredda come l’Everest, la quintessenza come l’etere per ledere le vertebre e lasciarmi sempre fra le tenebre. Fammi accendere già di mattina, prima che questo malessere mi opprima, lanci mille piatti per l’adrenalina e balli con i tacchi sulla mia autostima. Signorina, non pretendo più il tuo tempo, se finisco il mio pacchetto finché aspetto, te l’ho mai detto? Resto su questo muretto e sto ripetendo a me stesso che domani smetto. Tu mi fai lo stesso effetto ma c’ho buchi nel cervello che non curi con l’affetto, quale rapporto diretto? Cerco il tuo rispetto ma sei solo una bambina col rossetto; e adesso non rifletto, voglio aprirti il petto e vedere se sei bella dentro”.

“Sbam Nitro, questo è un colpo dritto al petto!”, grida un ragazzo. Incredibile quante corde profonde tocca questa canzone. Evidentemente c’è un grande problema irrisolto tra ragazzi e ragazze, questioni di sesso e di sentimento, di serietà e di tradimenti. Di ragazze “voraci e vanitose” sono pieni i pomeriggi incazzati dei ragazzi e anche le loro serate e le loro nottate. E quando questo tizio sparge di Margot le vie di Casalvelino i cuori palpitano in cuori disperati. L’idea del camion che canta è geniale. Tutto il paese è coinvolto e negli occhi di Mariel si accende una strana luce.
“La vendetta va servita sempre fredda, si aspetta e si progetta per averla dopodiché si accetta quello che ci spetta, scrivo di te perché sei bella e maledetta”, canta l’imitatore di Nitro, sparando il suo veleno dal camion di patate,

“Che disdetta quando ho detto ‘sei perfetta’, almeno accetta che mi prenda la mia fetta. Lei si accerta, mi corteggia e mi ammanetta, cerca sicurezze in mezza sigaretta. E adesso è spenta, mentre lei tenta di spiegare una bugia già detta, quando amare è la certezza che più la spaventa. C’è chi cerca una conferma, io ti tengo stretta fino a quando il cuore ti si ferma”.

Ma tutti questi ragazzoni che applaudono il tizio che canta sono tutti cuori infranti? Certo, non deve essere facile sentirsi sotto nell’eterna guerra dei sessi. Le ragazze ora guidano fumando con il gomito di fuori e una conversazione al cellulare dell’orecchio e non è molto igienico sfidarle.
“Piango e guardo questa Venere che spegne sigarette sul mio cuore portacenere”, gridano in coro dei ragazzi il più basso dei quali deve essere minimo un metro e ottantacinque. Hanno il cuore “portacenere” anche loro? Ma non doveva essere il Festival della felicità? Questo pezzo è un inno all’infelicità, tutti i pezzi di Nitro sono dei peana alla depressione, delle variazioni sulla bipolarità, delle discese all’inferno di una vita sbagliata. Gridati poi da quel camion di patate fanno un effetto incredibile, sembra una scena organizzata da un cineasta surrealista con problemi di alcolismo.
I membri superstiti dei Lost Orpheus e quelli della comitiva torinese e quelli del gruppo dei romani si guardano intorno ed è in momenti come questi che si sentono sociologicamente attivi. I ragazzi al di sotto dei vent’anni sono come un campo di grano equamente ripartito tra cultori del rap e cultori del reggae, in cui la musica in quanto tale è ridotta al minimo, contano soprattutto i testi e tra i testi quelli che parlano della maledetta gioventù o della gioventù maledetta. Contano i tradimenti o i desideri di fuga, la sfiga e la solitudine. I Lost Orpheus sono fin troppo aperti a tematiche d’oggi, si guardano intorno, anche se con la pretesa di fare una musica “musica”, ecco perché la cantante ha un ruolo importante, per il ruolo che i testi hanno nella loro musica.
Ed è per questo che non si meravigliano affatto quando Mariel e Minni chiedono di essere issate sul camion di patate. Sono entrate in azione e quando entrano in azione nessuno può fermarle. Minni fa scorrere la destra sulla tastiera elettronica e Mariel contratta con un organizzatore un esibizione spontanea, che viene loro accordata. Sul camion salta anche Marvin, che è utile per regolare l’impianto di amplificazione. Mariel col suo tubino nero e i suoi sandali gioiello sembra un’apparizione prodotta direttamente dalla notte, una metamorfosi delle tenebre. E attacca:

Siamo come due derive
Nel vento di mare nell’ora sonora
del tramonto
affondiamo incuranti dell’ora
Siamo come due derive
Ma non vorrei, non vorrei
essere in nessun altro posto
con nessun’altra persona
in nessun’altra memoria
con nessun’altra fermare il mio tempo
dire addio alla storia.
Siamo come due derive.

***

“Avete sentito che stanno facendo l’autopsia a quel ragazzo morto nella discoteca ‘Ciclope’ di Marina di Camerota, proprio qui vicino, a Vallo della Lucania?”. “Sì, ma non c’è molto da scoprire”, ribatte Marvin, senza alzare lo sguardo da un vecchio numero di “Rumore”. Sta leggendo un articolo su un gruppo romano chiamato Si non sedes is, i cui componenti sono amici di Renato. Marvin viene dal metallo pesante ed è direttamente interessato all’argomento. Ne stava parlando con Dante e Olga. I tre gruppi si sono riuniti, mentre il Festival della felicità perde forza avvicinandosi alle prime luci dell’alba e i ragazzi che sfilano nella notte camminano come zombie, fatti di caffeina, taurina, guaranà, ginseng, niacina, mischiate in discrete quantità di alcol.
“Fateci sentire qualcosa di questo gruppo”, dice Franz, che da poco sta assaporando l’ebbrezza del rock più duro e violento. Questi qui sarebbero capaci di fare una rivoluzione, altro che gioventù bruciata. Non sono comunisti perché non sanno cos’è il comunismo, ma ne hanno la mentalità e la rabbia. Chi ascolta certa musica, tra hard core e techno e rap selvaggio, sa che cos’è la violenza e come farla valere in una manifestazione di indignados. Il fatto è che sono pochi, altrimenti non sarebbe così facile controllarli e reprimerli. Molti di questi ragazzi sono autentcamente rivoluzionari e anti-consumisti. Il fatto è che sono soli. Ogni tanto qualcuno si incontra e si riconosce sulle vie del randagismo più post-punk che esista.
Minni recupera il radione da cd dalla Fairlane e lo porta nel gruppo come un reliquia consacrata. Trova i ragazzi sistemati al fresco accanto al fiume Alento, lungo il bordo di un campo di cocomeri.Se li vede il contadino c’è il rischio che li prenda a fucilate. Renato inserisce la pennetta e parte la musica, che dice pressappoco così: “tutta la notte tutte le notti commetti ripeti sempre gli stessi sbagli da giorni ad anni di notte trasformarsi ogni cosa diventa la stessa cosa difficile nascondere i pensieri sembra vuoto ma contiene tutte le risposte impossibile resistere i desideri ma se solo quello che non puoi avere riesci a desiderare e poi solo quando hai perso qualcosa capisci quanto ti manca adesso a nulla ti serve il rimpianto tutta la notte inutile resistere il desiderio di distruggere inutile resistere il desiderio di rovinare inutile resistere il desiderio di sprecare tutto quello che il fato e la fortuna ti destinano distruggi rovina spreca…”.

Il cielo si è pulito dopo il maltempo dei giorni scorsi. Si vedono le stesse e fa di nuovo molto caldo. Ma sull’erba si sta bene. Qualcuno lancia l’idea di sistemarsi lì per la notte, si divideranno comunitariamente sacchi a pelo e coperte prelevate dalla Fairlane, che conserva al suo interno l’intera attrezzatura musicale dei Lost, ma è a vista, non c’è pericolo. Si notano altri bivacchi intorno a loro, gruppi di immigrati pakistani del tutto innocui, non si vedrebbero neanche se non vestissero completamente di bianco. Arrivano zaffate di hashish ma non provengono da loro, ci deve qualche altro gruppo annidato nelle vicinanze. Sotto la torre di Velia, illuminata e radiosa come una sposa, c’è posto per tutti, anche per la disperazione.
In questi giorni i giornali si stanno chiedendo – un po’ ipocritamente – perchè i ragazzi ballano fino a sfinirsi. Perchè sì, verrebbe da rispondere. Perchè sì e basta. Prima esaltano la religione del corpo e della giovinezza facendone un nuovo mito e poi si meravigliano delle esibizioni di questo corpo, la cui ideologia i ragazzi, specie i più giovani, hanno fatto diventare il loro credo. Basta vederli, non hanno un particolare fuori moda, dagli occhiali dal sole al rossetto. Li abbiamo trasformati in automi e adesso ci meravigliamo che ballano fino a sfinirsi, che bevono, che si fanno di quasiasi cosa abbia l’aspetto di una pasticca di ecstasy. Non si critica il mito, dopo averlo creato. Ci voleva un morto al giorno nelle discoteche per accorgersene.
E’ la vigilia di ferragosto. Fa caldo. I tre gruppi hanno deciso di fondersi in una specie di comune, hanno già un nome: Odissea. La comune Odissea ha deciso di esplorare in giornata un po’ la zona del Cilento, ma in mattinata si divide in due gruppi, i Lost Orpheus hanno bisogno di mettere a punto un po’ il repertorio e quindi hanno noleggiato una sala prove a Vallo della Lucania, il resto della comitiva prende la direzione del mare. L’appuntamento è nella pineta di Velia nel pomeriggio. Intanto, fanno colazione tutti insieme. “Che bella pelle che hai”, dice Mariel a Ornella, carezzandole un braccio, “è come di velluto o di buccia di pesca, liscia, setosa, luminosa”. “A volte dimentichiamo che la pelle è viva”, dice Ornella “e che la pelle muore e che la pelle di velluto non è altro che una pelle da cui si ha cura di rimuovere le cellule morte. Basta uno scrub una volta alla settimana”. Mariel le fa un sorriso di approvazione. Renato alza per un attimo lo sguardo dal romanzo che ta leggend, “Fight club”, di Chuck Palahniuk.
Sulla strada per Vallo ci sono non meno di tre grandi cartelloni pubblicitari che annunciano il concerto di Marina Marisa, “reduce dei trionfi di Sanremo” e all’ingresso di Vallo riescono a scorgere anche un manifesto mezzo strappato che annuncia la “Notte del mito” sulla spiaggia del Mingardo, tra Palinuro e Marina di Camerota, il 22 agosto, con la partecipazione dei Lost Orpheus. I medesimi gridano “Urrah!” tutti insieme e si battono furiosamente cinque. “Arriviamo!”. Ma quando imbracciano gli strumenti si rendono conto di quanto abbiano pesato gli stravizi degli ultimi giorni. Tutti fanno uno sforzo per non cadere in depressione.
La cosa migliore quando le cose non girano a dovere, è improvvisare, questo Oktober sax lo sa da sempre, improvvisare su qualsiasi cosa. Velia è pieno di tortore, che tubano in un modo particolare: ta-ta-a–a-ta, croma, semiminia col punto, pausa, croma. Su questo ritmo entra il sassofono, subito seguito dal basso e dalla batteria. Poco a poco torna il clima propizio. Poco a poco lo spirito della musica si impadronisce dell’ambiente. Poco a poco i Lost Orpheus trovano la sintonia. E quando trovano la sintonia la chitarra di Franz parte con i suoi assolo che sembrano lamenti umani.
L’architettura nobiliare dei paesi del Cilento ha una dimensione favolistica, come in altre zone della Campania, come il paese di Montemarano, dove nel 1615 dimorò Giovanbattista Basile, nato a Giugliano ma residente in quel paese in qualità di governatore per conto dei Caracciolo. E fu proprio a Montemarano che Basile scrisse “Lo cunto de li cunti”. A girare tra le stanze di questi castelli che si ergono sul punto più alto della collina si potrebbe ancora sentire l’eco delle vicende di Cecca storta, Ciommetella zellosa, Antonella vavosa, Meneca vozzolosa, Iacova squacquariata, Zezolla, Cienzo, Tolla nasuta, Carmosina, Poziella, Vardello, Jacovuccio, Fabiello, Petrosinella, Marchionno e tanti atri personaggi. La comune Odissea perlustra la zona con curiosità e piacere.

***

Quando i Lost Orpheus sono stati contattati per suonare a Pazzano non avevano la minima di idea di dove fosse Pazzano, ora lo stanno scoprendo, una frazioncina di poche case che per un certo periodo dell’anno diventa famosa in zona per il “Festival internazionale del cibo da strada”. Oktober aveva chiesto dove dovevano suonare e gli era stato risposto in un parco annesso alla piazza del paese, che verso le 10 di sera è gremito come un uovo. Il barbuto “direttore artistico” della manifestazione è un appassionato di musica di tendenza e quindi ha chiamato i Lost. I Lost hanno risposto che avrebbe suonato ovunque, anche in mezzo alla strada, sono anticonformisti anche in questo: portano la musica come il turibolo della rivoluzione prossima ventura.
Per fare gli originali i Lost si sono messi d’accordo – su proposta di Mariel- con il maneggio alle porte del paese per fare entrare in concerto la cantante a cavallo che canta Gimme Shelter. Il barbuto direttore artistico è entusiasta dell’idea. E’ più folle dei Lost Orpheus. Ovviamente Mariel sarà accompagnata da un addetto del maneggio, ma l’ingresso su un cavallo bianco è una trovata meravigliosa e non vede l’ora di esibirla.
L’ingresso è spettacolare, la parte strumentale del gruppo ha attaccato a suonare al buio, ci sono luci solo nel parco, la gente mangia di tutto, cibo di strada di tutto il mondo, si rimpinza di tutto quello che è commestibile sulla faccia della terra. Il direttore artistico è sudatissimo. I Lost sono in grande spolvero, la sezione ritmica va alla grande. Ed ecco l’entrata di Mariel. La folla prima è sorpresa ma non ci mette molto a innalzare grida di tripudio. Fidel e Franz aumentano la portata degli amplificatori. In mattinata si sono sono fatti prestare dalla salla prove, che è anche un negozio di musica, un microfono senza fili per Mariel. La gente applaude, i bambini sono esterrefatti, col sugo dei cibi che cola sul muso.
Mariel fa la diva nazionalpopolare: “Ciao, Cilento!”, grida, spaventando il cavallo, fortuna che c’è l’addetto. Ormai i ragazzi della radio locale “Cilento kiss kiss” di Agropoli l’adorano e l’hanno seguita fin qui, con telecronaca in diretta, da Pazzano. Mariel è raggiante e il direttore artistico la bacerebbe in diretta se potesse. Anche le vecchiette del paese, che di solito imprecano contro quelle “puttane” di turiste, mostrano di gradire. Gradiscono tutti, anche se non si è capito se per la musica o per l’entrata a cavallo, più probabilmente per la seconda. Il cavallo deve averne viste tante nella vita perché è docile come un agnellino, sopporta la musica che viene sparata dagli amplificatori a volume sempre più alto.
Marvin nel delirio dell’ora si sfila la t-shirt mostrando pettorali e bicipiti per niente memorabili. L’idea di suggerire a Oktober di continuare con i Rollong stones è buona, e ovviamente non può che essere “Satisfaction”. Mariel approva tra una sorsata di birra e l’altra he qualcuno le ha offerto come a un cicista assetato durante il giro d’Italia. L’addetto al cavallo le fa un cenno di non agitarsi troppo se non vuole partire a galoppo per i boschi del Cilento. Mariel gli fa cenno che ha capito. Intanto la musica di Satisfaction è partita, con Fidel che balla su una gamba sola, agitando il basso in diverse pose da tango. Minni saltella da ferma in verticale davanti alla tastiera.
Il direttore artistico si precipita ai piedi di Mariel appena scende da cavallo, la porterebbe in trionfo se potesse. Il cavallo sembra aprezzare l’applauso mentre lo portano via. Ora il momento di rallentare e di mandare in onda un pezzo favolosamente romantico, “Streets of love”. Un gruppo di ragazze e ragazzi vestiti di nero, borchiatissimi e tatuatissimi che ha saputo per caso cosa stava succedendo nel parco ora è in prima fila e alza le bottiglie di birra. La musica sta attreversando gli umori di una piazza multiforme.

***

Il campeggio nella pineta di Velia è completamente allagato per le furiose piogge della mattinata, che hanno sferzato tutta la costa. I Lost sono tornati dopo l’alba da Palinuro e oggi devono suonare nella piazza di Ascea. Minni scuote il suo sacco a pelo completamente inzuppato, mentre Martin borbotta qualcosa alle nuvole. Dormire tre ore per notte può provocare effetti peggiori delle metanfetamine. In tarda mattinta il gruppo deve tornare in sala prove a Vallo, c’è ancora tempo per un altro paiodi ore di sonno nel fango. Una giovane signora di Milano gironzola con troppa insistenza intorno a Oktober sax. Vuole sapere che musica fa il gruppo e che viaggio sta facendo. Oktober risponde a monosillabi, con un occhio semichiuso. Non vuole perdere del tutto l’occasione perché la donna è veramente notevole, ma non ha la forza neanche di respirare.
Anche Fidel e Franz stanno facendo conquiste, ma sbagliano tutti i verbi. I Lost stanno sfiorando pericolosamente il limite e manca ancora quasi una settimana al concerto finale. Qualcuno di loro si chiede in che condizioni ci arriveranno, ma nessuno ne parla. Fidel e Franz per fare colpo sulle due biondine dall’aspetto frenetico, con le labbra rosso ciliegia, strimpellano qualche canzoncina alla chitarra. Lo sgardo adorante delle biondine ha fatto passare loro il sonno. A un certo punto compare anche Mariel, seguita dal suo nuovo fidanzato di Palinuro, che l’ha seguita con una Harley Davidson color celeste.
Renato ha portato un’enorme tazza di caffè fumante a Minni, che ha molto apprezzato e ora la sta gustando a piccoli sorsi. Dante guarda con occhio torvo i baci che si scambiano Mariel e il tizio della Harley e decide di provarci con Ornella, che non se lo fa ripetere due volte e insieme se ne vanno sulla spiaggia. Oktober invita la signora al bar, ha bisogno urgente di un caffè. Marvin intrattiene Olga, Martina e Serena con uno dei suoi travolgenti sproloqui, che hanno molto successo.
Il giovane barista del campeggio deve essere un appassionato di Martin Garrix, lo si capisce dalla musica a palla che mette. Ora sta mandando “Break Through The Silence”. Ha un paio di occhiali specchiati e l’immancabile orecchino ed è anche piuttosto bello. Sta dicendo che viene da Gallipoli. Si sta facendo l’estate girando e lavorando. Mariel gli lancia un’occhiata di sottecchi e anche le altre ragazze del gruppo. Olga nota che ha un tatuaggio che dice: “Amo chi mi dice sì”. Sta uscendo il sole e l’aria si è riscaldata e il bar non ci mette molto a trasformarsi nella succursale di una discoteca. La musica di Martin Garrix ha il potere di risvegliare le cellule.
Mariel inforca l’Harley Davidson come un’attrice americana anni Sessanta. Ha anche un cappellone da spiaggia bianco. Quando però gli altri la sentono parlare impallidiscono: non ha più voce. Marvin si mette le mani nei capelli. Oh Dio! E adesso come facciamo? E se ne sta anche andando … Mariel ogni tanto ha di questi momenti, specie quanco le cala la voce; fa cose strane, sparisce, lasciando tutti di stucco. Non è molto probabile che la voce le torni in serata, una specie di disastro. E non vuole andare neanche alle prove, dice che è stanca. “Ti tocca tirare fuori il basso”, dice Marvin rivolto a Oktober. Infatti la soluzione potrebbe essere questa: Fidel alla chitarra ritmica e Oktober al basso, la classica soluzione di emergenza dei momenti difficili.
I Lost decidono di prendere un altro caffè prima di partire per la sala prove. Nel relativo silenzio della mattina ronzante di mosche e moscerini, il barista spara un altro pezzo di Martin Garrix, ua specie di bomba chiamata “Turn Up The Speakers”. Forse a quest’ora ci vorrebbe qualcosa di più rilassante, ma il barista ha la cocciutaggine di un fondamentalista e fa partire a un volume impossibile quel pezzo, che scuote gli animi dei campeggiatori, alcuni dei quali si avvicinano come per osservare degli idoli sconosciuti, dei totem inquietanti. Mariel si trattiene con una mano il cappello mentre il tizio con la Harley volteggia intorno come un invasato.
Il service nella piazza di Ascea non è molto buono ma i ragazzi sono simpatici. Con Mariel senza voce i Lost dovranno fare un concerto tutto strumentale e se non si inventano qualcosa saranno dolori. Con la scusa di provare l’impianto Oktober manda di tutto, da Jimi Hendrix a Eric Clapton. Clapton sembra che vada bene, per attirare l’attenzione del maggior numero di persone dalla spiaggia vicina. Infatti, Layla funziona. Deve fare conorrenza a una macchina che sta facendo propaganda a una pizzeria con due enormi megafoni montati sul tetto. Oktober gira manopole, Lyala va bene sia per annunciare un concerto sia per l’apertura serale delle danze su un lido. Il gruppo è un po’ giù di corda per via della defezione di Mariel, ma Oktober e Marvin stanno preparando una batteria di fuochi d’artificio.
Oktober si avvicina al microfono e chiede: “E’ vero che stasera non piove?”. “Noooo!”, rispondono in coro i ragazzi che stanno curiosando alle prove e poi fa cenno a Marvin di cominciare a caricare la batteria. Qualcuno si affaccia dal lungomare per vedere cosa succede, altri dalla spiaggia. Marvin comincia a pestare sul timpano e la grancassa. Fidel e Franz hanno capito tutto e cominciano a svetagliare con la chitarra e il basso. I ragazzi intorno si fanno cenno, come a dire che sta per succedere qualcosa di interessante. Si avvicina anche un gruppo di ciclisti, che chiede a che ora è il concerto. Ogni tanto arriva una folata di vento non proprio caldissimo, bisogna riscaldare un po’ l’ambiente.
Il cielo è basso e gonfio di pioggia. Qualcuno chiede se conoscono le canzoni di Gigi D’Alessio. Marvin alza ritmicamente il pugno al cielo e risponde così a una domanda provocatoria. Vai, Lost Orpheus, grida qualcuno. Marvin indossa sfacciatamente la maglia col nome di Higuain. Dei ragazzi che stanno facendo una partita di foot-beach-volley interrompono per un attimo la gara per porgere i saluti deferenti al gruppo musicale che si presenta in scena con la maglietta del Napoli. In realtà i Lost sono disperati, devono far lievitare il concerto e le stanno provando tutte. Anche la comune Odissea ha deciso di dare una mano ma non sa ancora come.
I Lost hanno messo qualcosa sotto i denti e stanno provando sulla spaggia la scaletta della serata. C’è da fare una rivoluzione completa. Renato dichiara che è disponibile a prendere il posto di Mariel, solo avrà bisogno dei testi scritti davanti. Renato è un ottimo musicista. Anche le ragazze del gruppo vorrebbero partecipare, la comune al completo, in veste di coriste. Ora provano sulla spiaggia, circondati da centinaia di ragazzi. Oktober si alza sulle ginocchia e fa una dichiarazione clamorosa, quarant’anni prima proprio in quel luogo è stato lasciato da una ragazza, che si chiamava Anna ed era bellissima e ora vuole ricordare l’episodio con una canzone dei Formula 3, “Io ritorno solo”. I ragazzi fischiano per solidarietà, le ragazze fanno uno sorrio imbarazzato. Quarant’anni. Una vita.
E visto che Oktober ha preso la strada dei ricordi, imbracciata la chitarra conduce quel pubblico molto partecipe a quarant’ann prima e ovviamente non può mancare Battisti. Il concerto sta cominciando sulla spiaggia. “Mi ritorni in mente”. Gli amori a vent’anni hanno un sapore particolare e anche questi vent’anni che ora lo ascoltano sanno che parlano lo stesso linguaggio, gli scatti di vitalismo puro e l’angoscia della malinconia. Forza ragazzi, con quelle chitarre … Qualcuno accenna a un ballo lento, lentissimo, avvinghiato.
Oktober sente che qualcuno gli sta accarezzando la spalla, è la giovane signora conosciuta in mattina nel camping nella pineta di Velia. Ciao, gli mormora senza emettere suono. Oktober alza il plettro in segno di saluto. Gli astanti si sono seduti sulla sabbia. E’ il tramonto, si sono accese le prime luci, che si riflettono in mare. Martin (con la maglietta del Napoli) ha iniziato una danza sciamanica intorno a Minni, che lo guarda estasiata. Si sente il rumore inconfondibile di una Harley. Sta arrivando anche Mariel, che saluta la folla in un tripudio di baci. I cosi si alzano verso il cielo, di chi è innamorato, ma soprattutto di chi l’amore lo sogna o lo ha perduto. La notte sulla spiaggia è complice.
La folla sulla spiaggia aumenta, molti mangiano panini o tranci di pizza per non perdersi nemmeno un attimo di quell’happening improvvisato. Il cielo si sta liberando di nuvole moleste, come se si aprisse il sipario. Il faro di Palinuro dietro la scogliera punteggia il tempo, le luci punteggiano la costa. Renato sta provando i pezzi di Mariel e vengono bene, molto bene. Il coretto funziona ed è molto senografico. Un concerto che si stava annunciando un mezzo disastro si sta mettendo su un binario appropriato. I pezzi vengono bene, l’ambiente è quello giusto. Stanno suonando dalla mattina e sono stanchi, ma anche energizzati dall’atmosfera. Se si riesce a sottrarre le bottiglie di birra a Marvin i Lost faranno furore fra un paio d’ore.

***

La prima ondina è per Minni. Ha appena messo piede in acqua, nel sole caldo e pulito della mattina, dopo i temporali dei giorni precedenti, quando viene travolta dall’onda, la più innocua. Minni sparisce nelle acque del golfo per qualche istante, suscitando l’ilarità della combriccola sdraiata sulla spiaggia. Vai, pesce rosso, fai vedere chi sei, le gridano, con una piccola punta di preoccupazione per non vederla subito riemergere. Marvin è pronto al tuffo quando vedono rispuntare i capelli rossi del pesciolino rosso.
Passare tutta la giornata sulla calda e morbida spiaggia di Ascea è rilassante. Dormire anche, amoreggiare, fare il bagno ogni tanto, una nuotata. Ci sono tutti. “Ehi, capo, come ci vestiamo stasera?”, chiede Marvin. “Di nero”. Non è una cattiva idea, pensa Marvin e lo pensano anche gli altri. Sulla spiaggia di Palinuro, in nero. Si può fare. A Mariel è tornata la voce. Renato è tornato alla carica con Minni, che non aspettava altro. Oktber si è calato il cappello a larghe tese sulla faccia e ascolta divertito i pettegolezzi della comitiva. la signora milanese l’ha steso.
Minni mette un Cd adatto alla circostanza. Non è proprio la spiaggia solitaria cantata da Battiato, ma neanche troppo affollata. L’aria è tersa, il panorama del golfo si staglia con nettezza, una leggera brezza muove i capelli e accarezza la pelle. Fa un piacevole caldo. Arrivano a riva gli spruzzi delle onde più alte, in un groviglio di polvere d’acqua e sabbia. Una quieta soddisfazione pervade l’atmosfera sociale del gruppo, che ora la consistenza di una grande comitiva. Si sta molto bene insieme, schegge di un mondo che forse non somiglia loro o siamo noi a non vederlo: libere, anticonformiste, musicali. Il sole scende lentamente all’orizzonte.

***

Un giro nella piazza di Palinuro ci sta. Palinuro una volta faceva concorrenza a Capri, o quasi, fino a quando ha chiuso il Club Méditerranée, nei primi anni Ottanta. Era il punto di attrazione di tutta la costa, quando arrivavano delle gigantesse bionde dal nord Europa (Svezia Danimarca, Germania). Gli ospiti delle serate musicali erano sempre prestigiosi, peccato che all’epoca non ci fossero molti soldi per entrare nelle serate mondane, appena i soldi per la benzina per arrivrci davanti con una moto centoventicinque di cilindrata (Benelli). Ora è molto diverso, il Cilento ha ceduto la palma, prima alla Calabria (Capo Vaticano), poi al Salento. Quello che si vede ora sono solo pallide vestigia di un tempo.
Il check sound sta andando bene. Il posto è spettacolare. Minni e Oktober si mettono a quattro mani sulla tastiera, pregando gli altri di andare un po’ in giro per sentire come si sente. Si sente bene, dietro il locale c’è una parete che riflette il suono verso la spiaggia e il mare, dove si intratterrano gli spettatori, una buona situazione. Marvin comincia a misurare col passo dell’oca lo spazio circostante, mentre Fidel e Franz manovrano l’impianto di ampldicazione con l’aiuto del fonico, che sembra uscito da un film di Quentin Tarantino. Ci siamo. Mariel è tra le braccia del proprietario della Harley Davidson, che si è portato dietro tutta la comitiva dei suoi amici, gente poco raccomanabile ma simpatca. Non si sente bene il basso, ma è solo un problema della spia. Il fronte sonoro è abbastanza potente e i membri del gruppo si sentono fra loro. Stasera attacheranno con “Notte di sortilegi”:

Notte di sortilegi cielo di fregi
Sulla costa tra raffiche impetuose di vento
Che porta fuoco nel rogo
E incendia la notte di S. Lorenzo
Vento che scuote in una moltitudine di scintille
Fosca la notte nel fuoco dei fuochi
Che dipinge di sue vampe il mare
Atterrito
Le stelle perdono la scena spaurite
Tra folate che rotolano sassi
in un groviglio di alberi allampati
fra spire che vorticano come baccanti
fuoco che brucia nel caldo
vento che non tace.

Il concerto comincia intorno alle 23 e non si sa quando finirà. Oktober dice che dovranno andare fino a quando non cadranno a terra sfiniti. Una parte del concerto vedrà la partecipazione degli amici, Renato e il coro femmnile. Quando tutti saranno passabilmente rincoglioniti manderanno un po’ di hard core, tanto per gradire, il genere di musica che fa Renato col suo gruppo, simile a quella dei Si non sedes is, che se uno la mette come sveglia salta dal letto come un ossesso. Marvin non vede l’ora. In questo genere di musica la batteria deve volare in mille pezzi.
“Buona sera, popolo!”, grida il proprietario del “Night beach” di Palinuro, sollevando un boato di approvazione. “Questa sera abbiamo il piacere di avere come ospiti i Lost Orpheus, magari nessuno li conosce, ma sono dei fenomeni e avranno un grande futuro. I Lost sono gelosi della loro musica, ma sanno fare anche altro e ci porteranno sulle rive di tutte le musiche che volete”. “Yeah”, grida la folla, che in realtà sono andati lì per ballare, non siamo mica negli anni Settanta, ma sono disposti a tollerare anche paccottiglia del passato. A Franz piace l’attacco di un pezzo famoso dei Led Zeppelin e non vede l’ora di farlo sentire . E’ una strana serata, in cambio di farsi sanguinare le dita fino all’alba possono fare quello che vogliono, tranne che smettere di suonare. E i Lost sono nati per questo.
Oktober prende il microfono con aria tesa: “Desideriamo fare un annuncio, vogliamo mandare affaculo Matteo Salvini e i leghisti e dedicare il pezzo di apertura ai nostri fratelli migranti”. All’inizio non tutti capiscono quello che ha detto Oktober, poi realizzano e si alza un applauso possente. “Le venga a ripetere su questa spiaggia, in questi posti, le cose che dice e poi vediamo”. L’urlo si alza di volume, mentre i Lost attaccano Immigrant song. I ragazzi e le ragazze del pubblico alzano il braccio destro e lo scuotono ritmicamente, come si fa nelle manifestazioni.
I Lost Orpheus entrano in un’atmosfera più consona a una discoteca proponendo una furiosa e vibrante e ironica interpretazione di Infinity (versione 2008) con Renato alla consolle da dj. L’aumento del tasso alcolico della sala si vede dall’incremento di gocce di sudore sulla fronte dei presenti. I Lost, neri come la notte, stanno entrando in partita. Lo si vede dallo scatenarsi di Marvin alla batteria e dal modo in cui Fidel e Franz suonano in ginocchio. E’ cominciato lo svolazzo intorno ai musicisti, che è sempre un buon segno per quello che succederà dopo.
I pezzi del gruppo vanno via lisci come l’olio e sono molto apprezzati. Renato fa un cenno a Oktober, che annuisce, è il momento della strozzatura, del total black, dell’immersione nelle proprie viscere, della musica dura. Le spie degli impianti sono tutte sul rosso, Franz manda in distorsione l’amplficatore, Fidel inserisce il timbro più sgranato possibile. E’ una pioggia di suono che si abbatte sulla spiaggia, con la voce rauca di Renato.
Il proprietario del locale si avvicina a Oktober chiedendogli di cambiare musica, una ragazza si è sentta male, ha avuto una crisi isterica. Non sembrava epilettica, non si mordeva la lingua, ma strabuzzava gli occhi. Oktober abbassa la mano per indicare ai membr del gruppo di cambiare registro, ma nessuno se ne accorge e ci vanno ancora più duro, ai limiti del sopportabile. Questa musica è veramente inquietante, i due microfoni sotto la gran cassa di Marvin fanno uscire il fuoco dal vulcano, una colata lavica pazzesca.
Oktober non sa come uscire da quella situazione. E’ una specie di trance collettiva e quando scoppia il tuono del basso e della batteria sembra che si apra il cielo. Qualcuno esce , scappa dalla spiaggia, ma altri arrivano, senza maglietta, seminudi, invasati, una processione di zombie tarantolati. Renato ha una voce incredibile, seguito dall’urlo selvaggio di chi sta ballando. Molti fanno il segno delle tre dita della mano destra, ma ogni segno demoniaco è al di sotto del livello di eccitazione che si sta raggiungendo in quel posto.
Un’altra ragazza si sente male, si rotola nella sabbia strappadosi i capelli, sembra che questa musica stia strappando dal cuore di ciascuno le angosce più profonde. Bisognerebbe smettere, ma nessuno ascolta, tutti saltano e cantano. Più si va dentro questa atmosfera apocalittica più ci si vuole immergere, come un rito catartico. Tutta la pena, la nausea, l’angoscia delle vite singole si mescola in un grande falò collettivo. Qualcuno si piega su se stesso, stremato, con le lacrime agli occhi, si sudore, di liberazione, di quasiasi cosa che provoca lacrime. La sabbia si alza come nello scalpiccio di una corrida. Quando Renato lancia il suo urlo possente non c’è nessuno che gli resiste.
Una terza ragazza si sente male. Un ragazzo che le è vicino le butta un secchio d’acqua addosso, scoprendo di aver adottato il metodo giusto di guarigione. Non è il caldo che provoca questo effetto, è una serata piuttosto fresca, è questo contatto ravvicinato con le proprie paure, con la propria ombra, con il proprio volto nascosto. In questa situazione non si può fingere, si è coinvolti fin nel profondo. La musica strappa la pelle, come un canto del vero Orfeo, mai nome è stato più appropriato per un gruppo musicale. Un gruppo di ragazzi scuote violentemente la testa, come a voler dire No, no, no, al mondo, a tutto.
Mancava qualcosa: il fuoco, ma non tarda a emergere dalle tenebre. Qualcuno ha accesso un fuoco sulla spiaggia e a decine ora innalzano al cielo tizzoni ardenti presi dalla parte ancora non bruciata. Centinaia di fiammelle che punteggiano la notte, portate in cielo dal movimento ritmico sempre più convulso. Sembra che a ballare non ci siano giovani esserei umani, ma il loro inconscio messo a nudo. Qualcuno sta entrando in acqua con le fiaccole, mentre i Lost Orpheus suonano sempre più forte, fuori controllo. Se non è delirio, il confine è molto vicino. Delirio, forse follia messa a nudo, collettivizzata, esorcizzata.
Renato attacca un altro pezzo dei “Si non sedes is”, “Desidero distruggere tutto, attivando una specie di danza sciamanica collettiva, che comincia a ruotare tra gambe e braccia. Quando rallenta il pezzo a poco rallenta anche la danza e all’orizzonte si schiariscono le tenebre. A che punto è la notte? sembra finita.

Antonio De Lisa


Cilentum blues – Racconto estivo a puntate Personaggi e trama Marvin, percussionista dei Lost Orpheus Minni Goldfish, tastierista Mariel, cantante Franz, chitarrista Fidel, bassista Oktober Sax, sassofonista Un gruppo di musica moderna, i Lost Orpheus, ottiene una serie di ingaggi per suonare in locali un po’ alternativi della costa cilentana. Il viaggio comincia dal Dum Dum Republic di Capaccio-Paestum, che ricorda più Woodstock che un lido balneare. I concerti vanno molto bene e i rappresentanti del sestetto intrecciano amicizie e avventure picaresche sulle strade e nei luoghi del Cilento, da Paestum ad Agropoli, da Santa Maria di Castellabate ad Acciaroli, da Ascea a Palinuro. Non manca anche una strana avventura a Marina di Camerota, dove il sestetto viene ingaggiato per una festa rave sulla spiaggia: il più contento di tutti è Marvin, ma anche gli altri, dopo i primi momenti di perplessità, ci daranno dentro senza risparmiarsi. Si avvicina la fine del viaggio, ma non sarà una fine triste, la musica riserverà altre sorprese.

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