Metricologia

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Metricologia

Nel panorama della ricerca letteraria, sia italiana sia internazionale, la metricologia rappresenta una disciplina tra le più vitali. In virtù del rinnovamento derivatole dal sostegno della moderna scienza linguistica (sia storica sia strutturale), ma anche a causa della modestissima attenzione riservatale fino agli anni Sessanta del 20° sec., essa si è infatti rivelata sullo scorcio del Novecento area d’indagine fertile di risultati, tanto più in quanto necessitante di strumenti fondamentali quali repertori, ricerche sistematiche su temi delicati e strategici, e manuali in grado di fissare una terminologia esauriente e univoca. D’altra parte, pur se minoritari in confronto all’impegno profuso nel porre un primo rimedio a tali lacune (o nell’analisi sempre più rigorosa di fenomeni particolari di ogni genere), e dunque meno numerosi rispetto al proliferare di proposte innovative sviluppatesi dal sesto al nono decennio del Novecento, non sono venuti a mancare in questi ultimi anni contributi originali anche sul piano teorico e metodologico.

Acquisizione recente e senz’altro importante, in questo senso, è innanzi tutto la definitiva inclusione della versificazione del Novecento entro l’area della metricità, soprattutto in virtù di sistematiche indagini finalmente dedicate al verso libero, come quelle di E. Esposito (1992) e P. Giovannetti (1994) per lo scenario italiano, di M. Aquien (1997) per quello francese, di J. Silkin (1997) per quello anglosassone, di I. Paraiso (1985) per quello spagnolo. In realtà, la ricerca di un parametro descrittivo e interpretativo adeguato alla libertà metrica novecentesca, com’era prevedibile, ha condotto per ora a soluzioni diverse: dal suo riconoscimento nella minimale presenza della segmentazione tipografica, all’indicazione del non-isosillabismo come principio costruttivo non più secondario ma dominante; dall’individuazione di una ‘periodicità’ sempre ricorrente, sino alla percezione di un imprescindibile ‘ritmo’ di natura propriamente musicale. Va anzi sottolineato che proprio su questo fondamento ‘ritmico’ e musicale del verso, già peraltro segnalato dai primi formalisti, verte spesso il dibattito negli studi metricologici applicati alle maggiori letterature europee: oltre alle ricerche condotte da J. Luque Moreno (1994) sulla poesia classica greco-latina, da ricordare sono almeno quelle di Esposito (2003) sulla versificazione italiana, di D. Attridge (1995) su quella anglosassone, di O. Bělič (2000) su quella spagnola, di O.I. Fedotov (1997) su quella russa.

Per quanto concerne, invece, il panorama francese, è necessario precisare che sulla tradizionale e analoga prospettiva degli accentualistes, come J. Mazaleyrat (1995), oppure su quella di teorici del ritmo come H. Meschonnic, G. Dessous (1998) e R. Pensom (2000), prevale la posizione, basata sul rifiuto dell’accento come fondamento del verso francese, dei syllabistes guidati da B. de Cornulier (1995). Se anche un breve accenno a questo tema, quasi inevitabilmente, ha sollecitato una prospettiva europea, non sorprende che un secondo settore di ricerca in forte sviluppo (anche metodologico) sia appunto quello della metrica comparata, alla quale in anni recenti ha dato un particolare impulso M. Gasparov con la sua Očerk istorii evropeijskogo sticha (1989). Proponendosi di contribuire al dibattito corrente sul rapporto tra verso e lingua (dibattito che vedeva contrapposte le posizioni di L. Timofeev, sostenitore della completa dipendenza del verso dalla lingua, e di R. Jakobson, teorico della forma poetica quale violenza organizzata sulla lingua, soprattutto in presenza di una forte influenza straniera), Gasparov ha tentato per primo una ricostruzione dell’evoluzione e della migrazione delle principali forme metriche entro l’intero panorama linguistico indoeuropeo (dal verso popolare baltico alla metrica quantitativa greca e latina, dal verso sillabico medievale greco, latino e romanzo alla nascita del sillabotonismo germanico, dalla diffusione di quest’ultimo in ambito slavo sino al verso libero internazionale). La lingua per Gasparov definisce, fino a un certo livello, cosa non è accettabile in un sistema versificatorio nazionale, mentre la cultura determina quali tratti sviluppare tra quelli presenti nella versificazione nazionale, e l’attività individuale stabilisce i tempi di riuscita degli esperimenti reiterati; nel complesso, sul piano metrico risultano assai più influenti le esigenze della cultura, su quello ritmico le esigenze della lingua. Ma il suo approccio ambizioso e innovativo consente allo studioso molti altri importanti rilievi, tali da mettere in secondo piano l’inevitabile imprecisione dei particolari; sicché al ponte così gettato hanno dato seguito, in particolare, alcune scuole di filologia romanza (in special modo francesi e italiane), interessate a studiare caratteri e dinamiche dei generi metrici, quanto meno entro il proprio già vasto ambito di competenza (producendo atti di convegni di notevole rilievo quali, per es., Les formes fixes dans la poésie du Moyen Âge roman, 1998; Métriques du Moyen Âge et de la Renaissance, 1999; Les métamorphoses du sonnet, 1999).

La consapevolezza diffusa dell’omogeneità del panorama romanzo trova peraltro conferma in alcune applicazioni di quella strumentazione informatica che anche in questo campo ha aperto strade in precedenza inimmaginabili, a partire dall’elaborazione di programmi specificamente destinati (o adattabili) alla ricerca metrica: come, per es., Anastrof, un database di forme strofiche medievali messo a punto dall’Università di Amsterdam, e includente l’intero repertorio occitanico, oitanico e antico germanico; oppure come il progetto in via di realizzazione a Nantes, mirante a raccogliere i dati relativi all’intera produzione poetica romanza, dal 12° al 15° secolo. Altrettanto importanti, naturalmente, le iniziative limitate alle tradizioni nazionali: per quanto concerne la poesia italiana, è almeno da ricordare l’ambizioso piano di lavoro, messo in cantiere dal Gruppo padovano di stilistica formatosi alla scuola di P.V. Mengaldo, tendente alla realizzazione di un sistematico Archivio metrico italiano; né si dimentichi che già è possibile, ricorrendo agli archivi di testi disponibili in rete o su CD-ROM, predisporre vastissimi inventari di ‘rimanti’. D’altra parte, i servigi resi dal mezzo informatico risultano particolarmente preziosi anche sotto altri punti di vista: la sempre più frequente produzione di massicci repertori metrici, d’autore o d’ambiente, è infatti anche un effetto dell’enorme semplificazione derivata a questi lavori dalla facilità d’uso degli attuali database; al tempo stesso, è facile capire quali benefici derivino da una disponibilità sempre più ampia di dati perfettamente indicizzati a una disciplina come la metricologia frequentemente intesa, in linea con i metodi introdotti dalla linguistica russa e anglosassone, a fondare gran parte dei propri rilievi su risultanze statistiche.

L’accenno all’accresciuta disponibilità di repertori metrici riconduce all’inedito fervore nella realizzazione di strumenti di base cui già si è accennato. Di tali preziosi inventari, in particolare, meritano qui una citazione almeno quelli del canzoniere di F. Petrarca (Zenari 1999) e dei poeti siculo-toscani (Solimena 2000). Ancor più significativamente però l’ultimo decennio del Novecento si ricorderà, nel campo degli studi metrici italiani, per aver finalmente posto riparo a una penuria di manuali e trattati generali in precedenza persino imbarazzante, retaggio di stagioni culturali improntate alla massima sottovalutazione dell’aspetto metrico della poesia.

Da un panorama pressoché deserto, se si esclude la meritoria ma inadeguata Italienische Metrik (1968; trad. it. Versificazione italiana dalle origini ai nostri giorni, 1973) di W.Th. Elwert, si è passati a disporre di almeno una decina di buoni e anche ottimi strumenti, per completezza e rigore espositivo, come la sintesi di P.G. Beltrami (1991, 19942), o magari anche per un’originale articolazione cronologica, tale da realizzare una più diretta connessione tra la storia della metrica e quella letteraria (Bausi, Martelli 1993).

Su tutte, pur nei limiti prefissati di un ambito principalmente prosodico, spicca la poderosa Metrica italiana (1993) di A. Menichetti: opera, questa, frutto di un immenso lavoro di schedatura esteso all’intero panorama della nostra tradizione letteraria (Novecento compreso), e in grado di mettere ordine nella confusione terminologica vigente, come pure di rinvenire norme oppure tendenze in usi che, in precedenza, erano avvertiti come puramente casuali. Della parallela, ricca produzione di ricerche monografiche, pur limitando lo sguardo al solo panorama italiano, non è possibile render qui conto adeguato a illustrare le continue acquisizioni sull’origine e l’evoluzione dei metri, o sui caratteri della versificazione di autori, epoche e scuole. Esemplare può essere tuttavia un accenno a intuizioni particolarmente originali, come quelle che fanno risalire l’invenzione della retrogradatio cruciata propria della sestina alla configurazione del dado (Canettieri 1993), oppure riconducono la struttura del sonetto (14 versi di 11 sillabe) alle impostazioni grafiche dei canzonieri antichi, e soprattutto alle teorie matematiche medievali relative alla figura del cerchio e ai solidi di rotazione (Pötters 1998); come doverosa appare una citazione delle molte ricerche fiorite nell’ambito del già citato Gruppo padovano di stilistica, raccolto intorno al periodico Stilistica e metrica italiana (erede della prestigiosa, ma saltuaria e breve esperienza della rivista Metrica) a partire dal 2001; un gruppo di lavoro che è già approdato a un traguardo fondamentale, vale a dire l’illustrazione sistematica della metrica del Rerum volgarium fragmenta di F. Petrarca (La metrica dei Frammenta, 2003).

Al di là dei risultati specifici, deve essere comunque rilevata quale preziosa conquista metodologica l’ormai diffusa attitudine a interpretare i fatti metrici alla stregua di risorse imprescindibili per qualsiasi approccio interpretativo di testi poetici: dalla loro costituzione filologica al commento critico, fino alla ricostruzione storico-letteraria. Ed è agevole riconoscere che tale elemento di crescita deve molto, in Italia, all’esempio di G. Gorni, e in particolare ai saggi confluiti nel volume Metrica e analisi letteraria (1993) nei quali si trova per la prima volta ricostruita l’evoluzione storica delle principali forme metriche (tra cui è innovativamente accolta la forma-canzoniere); si dimostrano con inedito acume le risorse offerte dall’analisi metrica non solo all’esatta costituzione filologica dei testi, ma (se trasmessi anonimi) anche alla loro attribuzione; e si giunge a rinnovare tradizionali nozioni d’ordine storico-letterario, tramite l’elaborazione di categorie originali come quella del “petrarchismo metrico”.bibliografia

Sintesi generali:

M. Gasparov, Očerk istorii evropeijskogo sticha, Moskva 1989 (trad. it. Storia del verso europeo, Bologna 1993).

Sulla teoria delle forme metriche europee:

J. Mazaleyrat, Eléments de métrique française, Paris 1974, 19958.

B. de Cornulier, Art poëtique. Notions et problèmes de métrique, Lyon 1995.

O. Bělič, Verso español y verso europeo, Santafé de Bogotá 2000.

E. Esposito, Il verso. Forme e teoria, Roma 2003.

Poétique de la rime, éd. M. Murat, J. Dangel, Paris 2005.

Sul fondamento ritmico del verso si veda in partic.:

J. Luque Moreno, Arsis, thesis, ictus: las marcas del ritmo en la musica y en la metrica antigas, Granada 1994.

D. Attridge, Poetic rhythm. An introduction, Cambridge 1995.

O.I. Fedotov, Osnovy russkogo stichosloženija: metrika i ritmika (Fondamenti della composizione poetica russa: metrica e ritmica), Moskva 1997.

H. Meschonnic, G. Dessous, Traité du rythme: des verses et des proses, Paris 1998.

R. Pensom, Accent and metre in French. A theory of the relation between linguistic accent and metrical practice in French, 1100-1900, Bern 2000.

Sulla storia e le implicazioni interdisciplinari delle forme metriche:

P. Canettieri, La sestina e il dado. Sull’arte ludica del trobar, Roma 1993.

G. Gorni, Metrica e analisi letteraria, Bologna 1993.

W. Pötters, Nascita del sonetto. Metrica e matematica al tempo di Federico ii, Ravenna 1998.

Sulla versificazione del Novecento:

I. Paradiso, El versi libre ispanico. Origines y corrientes, Madrid 1985.

E. Esposito, Metrica e poesia del Novecento, Milano 1992.

P. Giovannetti, Metrica del verso libero italiano (1888-1916), Milano 1994.

M. Aquien, Le renouvellement des formes poètiques au 19. siècle, Paris 1997.

J. Silkin, The life of metrical and free verse in twentieth century poetry, London 1997.

Per sintesi generali e per alcuni repertori riguardanti la metrica italiana si vedano:

P.G. Beltrami, La metrica italiana, Bologna 1991, 19942.

F. Bausi, M. Martelli, La metrica italiana. Teoria e storia, Firenze 1993.

A. Menichetti, Metrica italiana. Fondamenti metrici, prosodia, rima, Padova 1993.

M. Zenari, Repertorio metrico dei ‘Rerum vulgarium fragmenta’ di Francesco Petrarca, Padova 1999.

A. Solimena, Repertorio metrico dei poeti siculo-toscani, Palermo 2000.

La metrica dei Fragmenta, a cura di M. Praloran, Roma-Padova 2003.

Fonte:

Enciclopedia Italiana – VII Appendice (2007) di Italo Pantani

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