Don DeLillo- L’angelo Esmeralda

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Don DeLillo- L’angelo Esmeralda,
(trad. di F. Aceto), Einaudi, Torino 2013,
216 pagine, 19 euro

Se l’epoca seguita alla caduta del Muro di Berlino potremmo definirla “La Grande Euforia”. Il crollo di Leham Brothers nel 2008, la “La Grande Disillusione”. La narrativa americana fra queste due date è passata da una sfavillante rappresentazione del successo a ogni costo a una cupa riflessione sull’America d’oggi. Don DeLillo è l’autore più rappresentativo di questa parabola.

Ora leggiamo il suo primo libro di racconti, L’angelo Esmeralda, che è come una sintesi dlla sua attività. Sono nove racconti che evocano le allucinazioni di cui è vittima l’uomo postmoderno, incapace di ricavare significati certi dall’esperienza del mondo o dal proprio sforzo introspettivo.

Il racconto che dà il titolo all’intero volume è quello  posto al centro. È la storia di una Suora, Edgar – un personaggio estratto dalle ultime pagine di “Underworld”. Suor Edgar vive nel Bronx e si prodiga per aiutare i meno abbienti di quelle zone di New York, assieme ad un gruppo di volontari. La metropolitana del Bronx è scossa dalle diafane apparizioni fulminee di una bambina morta, Esmeralda, figura al contempo fantasmale e angelica. Il racconto dipinge l’Occidente come un cumulo di rifiuti da cui si trae alimento per distruzioni sempre nuove e come un’accolita di reietti pronti a credere a ogni finzione di verità dispensata dai mass media.

In Baader-Meinhof, La mezzanotte in Dostoevskij, La denutrita, è arduo capire se l’incontro con l’altro, con un evento o con l’arte implichi per i protagonisti un fugace contatto con un pur indecifrabile frammento del reale e con una pur ignota ipotesi di verità, o se essi si imbattano in proiezioni del loro inconscio.

DeLillo ha mai mancato di riferire questa condizione di insicurezza, vissuta dall’individuo contemporaneo, al quadro politico globale. In Momenti di umanità nella terza guerra mondiale si respira perciò il terrore della catastrofe diffuso all’epoca della divisione del mondo in due blocchi. Età in cui, a stemperare l’euforia, specie negli anni Ottanta, per un crescente benessere, v’era in Occidente il timore di poter cadere vittime di insensati complotti o dell’ira di una natura stuprata dallo sviluppo: Il corridore e L’acrobata d’avorio sondano tali paure.

Don DeLillo

La grande paura di oggi, sullo sfondo di risorti conflitti tra culture, è quella del tracollo economico, come viene adombrato in Falce e martello. Jerold Bradway, detto Jerry, è la voce narrante del racconto più scioccante ed attuale oltre che più lungo ed ultimo in ordine di tempo ad essere stato composto, pubblicato due anni  fa su Harper’s Magazine. Jerry è ospite di un carcere di minima sicurezza per colletti bianchi. I crimini di cui lui e i suoi compagni sono accusati hanno quasi tutti a che fare con transazioni fraudolente.  Quello che imprime al racconto un’inquietante dimensione ipnotica è un background surreale degno dei più recenti Cosmopolis, L’uomo che cade o Rumore bianco (1985, tutti pubblicati da Einaudi).

A.DeL.




Categorie:O05- Schede di Narrativa contemporanea - Contemporary Fiction

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