Antonio De Lisa- Lucanian Blues – Spring

Olio

Antonio De Lisa- Lucanian Blues – Spring

Un’associazione ambientalista, dal nome di “Total out”, ha invitato i Lost a presentare il concerto spettacolo “Ruins/Rovine” a Marsico Nuovo, nella Val d’Agri (una delle grandi valli della Basilicata), dove si trova il più grande giacimento di petrolio e gas dell’Europa continentale. Il presidente di “Total out” ha organizzato una serie di incontri sui testi dello spettacolo dei Lost, per i giovani e la cittadinanza, da tenere fra aprile e maggio. L’associazione è riuscita ad ottenere dal preside del Liceo scientifico il permesso di fare le “prove aperte” in un’aula dell’istituto. Ora i Lost hanno appena finito una mattinata di prove, sotto sforzo, concentrati. Minni ha l’aspetto un po’ stravolto e Mariel appare un po’ troppo pallida. Il pubblico è consistito in due anziani personaggi di Marsico. Uno ha tenuto una bottiglia di Peroni in mano per tutto il tempo.

Non sono molti 40+40 chilometri andata e ritorno, ma con questa fatica accumulata pesano, anche se si lasciano attraversare dalle suggestioni socio-paesaggistiche. Il paese è all’inizio della valle, laddove il paesaggio bucolico e agreste si mescola con i super-Tir che vanno a prendere il prezioso liquido. Marsico Nuovo è aggrappato a uno sperone roccioso alle pendici orientali del monte Volturino. Ha un discreto patrimonio artistico fatto di illustri palazzi e chiese, risalenti al periodo medievale: Palazzo Pignatelli, il Palazzo Navarra, la chiesa di San Michele, la chiesa di S. Gianuario e la cattedrale. Roccaforte longobarda, fu assegnata dai Normanni ai Malconvenienza e poi ai Guarna. A sud dell’abitato, adagiato sul letto del fiume Agri, sorge il santuario di S. Maria di Costantinopoli, con portale originario della fine del ‘500. I Lost cominciano a capirne le caratteristiche. Colgono l’occasione di quest’esperienza per scrutare le dinamiche del territorio. Minni è estremamente interessata, Mariel un po’ meno. Fidele e Franz sono interessati alle ragazze del posto.

La prima infrazione i Lost la commettono alle 7.30. Ci sono troppi super-Tir che ingombrano la strada Potenza-Brienza-Marsico-Taranto. Vanno a prelevare petrolio nella Val d’Agri. I Lost portano la Protesta. Loro vanno a prelevare la Ricchezza. Ricchezza che scorre in mani di multinazionali lontane, lasciando sull’asfalto scie e chiazze di residui oleosi. Troppo lontane. Ma i Lost si prestano alla causa della denuncia civile, anche se con qualche piccola licenza in deroga al codice della strada. Ma sono i Metallica, nello stereo del pullmino, che spingono e sono già alla terza sigaretta.

Oggi i Lost Orpheus hanno provato per il concerto che terranno a Marsico. Eseguiranno i pezzi di un concept-album, un album tematico intitolato “Ruins” e interamente dedicato alle rovine lucane. Per l’occasione Romano, reduce da Bologna, farà la voce recitante. Romano ha la mano molto calda a pocker e ne ha dato ampia dimostrazione agli astanti. Ha un gioco scientifico e aggresivo, insieme. Temibile. I pezzi di “Ruins” vengono molto bene, sono pezzi duri, di denuncia, controcorrente.

Il pezzo forte dell’album “Ruins” è la canzone finale, che porta lo stesso titolo. All’Art Park l’ha cantato Marida, lunedì lo canterà Mariel. Entrambe riescono a coglierne lo spirito. Il pezzo fa pressapoco così:

Ruins
Sono le nostre rovine
a venirci dietro meste,
sembrano sepolcri al confine,
la gente se ne va da tale peste.

Non si vede più nemmeno
una pietra rimasta in piedi,
una sola fabbrica sul terreno,
solo petrolio e leccapiedi.

Chorus

Lucania antica
come ti sei ridotta?
Sembri una vecchia strega
puzzolente e un po’ mignotta.

La rete stradale scadente,
fra straripamenti e frane,
ponti e treni sospesi sul niente,
non ci si vede neanche un cane.

Gli operai per malasorte
sono tornati contadini.
Tutto ha sapore di morte
tra gli sfigati degli Appennini.

Chorus

Lucania antica
come ti sei ridotta?
Sembri una vecchia strega
puzzolente e un po’ mignotta.

Di ritorno dalle prove cambiano disco, dopo un panino al volo e l’ennesimo caffè. Come stanno riducendo questa regione oggi è quasi indescrivibile. No, non è per il panino, né per i troppi caffé. Il mal di stomaco si può anche sopportare. Così la stanchezza e la mancanza di sonno. Non è questo. Sono tanti gli ingredienti che concorrono a questa infausta miscela. Ma non vogliono pensarci. Innestano “Going Down” di Vaughan-Beck e via, per un altro giro, per un’altra storia.

I Lost sono in vista della Notturna Potenza, e stanno attraversando il cimitero industriale di Tito Scalo. In questa zona c’è il più alto numero di perdita di lavoro dell’intera provincia. Hanno creato un deserto e lo chiamano Basilicata. Il traffico è notevole, Est-Ovest, ma è come vedere mosche che non sanno più dove sbattere. Come i Lost, del resto. Ma loro portano la Protesta.

Dopo i trambusti della mattinata, il silenzio dell’ora. Oktober apre lo studio, a Potenza e scopre qualche bolletta non pagata nella cassetta delle poste. Dopo un po’ lo raggiunge anche Minni e insieme mettono un po’ d’ordine nello studio.

Sono le solite sette del mattino. Il traffico è intenso. Difficile fare sorpassi sulla Basentana. Da Tito fino a Brienza i Lost si trovano incolonnati dietro un grande pullman. A Brienza si fermano per prendere un caffè, proprio dietro il pullman. Scendono i passeggeri. Hanno tutti la stessa tuta. Sono vestiti uguali. Sembrano i membri di una squadra di calcio. Ma ovviamente non lo sono. Sono operai della SATA di Melfi. Operai FIAT. San Nicola di Melfi, la sede dello stabilimento, è lontano. Chissà che viaggio hanno fatto. Infatti, hanno la barba non rasata, lo sguardo stanco. Le tute sono chiazzate di macchie scure, macchie da meccanici. La geografia del lavoro in Basilicata ha qualcosa di paradossale. Gente che fa due ore di viaggio per andare, due per tornare, più le otto del lavoro. E in turni sempre diversi. Producoce ricchezza con la stessa pazienza dei contadini di una volta. Ed enormi sacrifici. Ma qualcuno dice che il Sud è improduttivo. Un’immensa quantità di lavoro operaio. Ma è ricchezza che scorre. Altrove. Lontano.

Brienza, l’antica Burgentia medievale, con il bel castello angioino appollaiato su una collina a 713 m. Oktober pensa che prima o poi dovrà fare una visita alla secentesca cappella della Madonna degli Angeli, c’è uno splendido ciclo pittorico del Pietrafesa.

Ripartono. Il caffè preso nel bar di Brienza era ottimo. In 50 metri ci sono tre bar. Il bar in questi paesi è una valvola di sfogo sociale, un rito, il centro dell’aggregazione. Per giovani e vecchi. La gente va a lavorare a San Nicola di Melfi, ma quando ritorna si trasforma da proletario in “paesano”, scioglie le sue fatiche facendo battute sulle partite di calcio del Mondiale giocando a Tressette. Tutto si riassorbe in Basilicata. Tutto è sommerso, sotto traccia. Anche se sfrecciano le bisarche caricate con le “Punto” prodotte a Melfi, accanto, sulle strade, scorrono filari di viti ordinatissimi e ben curati. Quando si attraversa un paese, Pergola, Paterno, Sasso di Castalda, si vedono ancora le tendine alle finestre, con qualche vaso di gerani. I Lost stanno preparando un concerto per i figli e le figlie di questa gente. Come sono questi figli? Che cosa sanno? In che cosa sperano? A che cosa ambiscono?

Il paesaggio lungo la valle dell’Agri ha un suo fascino. Questa è una delle più belle culle naturali della regione, benché una parte di territorio, tra Viaggiano e Corleto Perticara, sia legato allo sfruttamento degli idrocarburi. Palazzi gentilizi, chiese e castelli medievali sono scrigni di storia a cielo aperto, assieme ai santuari mariani e luoghi di fede legati all’antica transumanza. Qui si snodava anche la strategica via Herculea, antico tracciato romano che collegava la via Appia alla via Popilia. Lungo questa strada, che tagliava la Basilicata da nord a sud, i Romani costruirono, sulla confluenza del torrente Sciàura con l’Agri, la città di Grumentum, nata nella prima metà del III secolo a.C., importante centro strategico militare. Mentre lungo la via Popilia, che collegava Capua a Reggio Calabria, si sono sviluppati diversi insediamenti fondati da comunità monastiche bizantine, tra cui Lagonegro.

Seguendo il corso dell’Agri, si incontra un susseguirsi spettacolare di cime, interrotte da valichi e passi: il monte Volturino, la montagna sacra di Viaggiano, sulla cui vetta splende il santuario della Madonna Nera, mentre il Sirino, spruzzato di bianco in inverno, è una nota stazione sciistica. Da qui i monti iniziano a precipitare a picco sul mare, fino alla bella costa di Maratea.

Oggi i Lost provano “Petrolio”.

Petrolio

E’ l’alba di un nuovo giorno
in Val d’Agri, ma sembra la fine,
tra nebbia, interruzioni, copertoni,
gallerie interminabili senza luce,
e fiumi di fumo di catrame bruciato.

I pesanti Tir vanno a prelevare petrolio,
una grande ricchezza che scorre in mani
di società multinazionali lontane,
lasciando sull’asfalto e sui campi scie
di chiazze inquinanti oleose e malsane.

Chorus
A noi tocca la fine per cancro.
le famiglie distrutte e i torti.
Ma tranquilli, egregi signori,
non daremo più fastidio,
fra poco saremo tutti morti.

Siamo nella Chernobyl lucana.
A nessuno importa che qui c’è gente
sull’orlo di un disastro ambientale.
Farà la fine dei propri nonni
in una nuova migrazione meridionale.

I paesi giacciono in fin di vita
e sul paesaggio tanto decantato
ma che è ormai solo un malato
neanche il cielo è più sincero,
chiazzato di offese e maltrattato.

Chorus
A noi tocca la fine per cancro.
le famiglie distrutte e i torti.
Ma tranquilli, egregi signori,
non daremo più fastidio,
fra poco saremo tutti morti.

Intorno al “Centro Oli” di Viggiano
non cresce più neanche una mela.
Era un terreno fertilissimo,
ci hanno buttato tanto veleno
da farlo diventare una discarica.

I contadini vendono i terreni,
non servono più a niente,
la storia delle generazioni svanita,
qui niente ha ormai più senso,
nemmeno forse la vita.

Chorus
A noi tocca la fine per cancro.
le famiglie distrutte e i torti.
Ma tranquilli, egregi signori,
non daremo più fastidio,
fra poco saremo tutti morti.

I Lost sono nel piazzale del Liceo, in una pausa delle prove, che coincide con la campanella della ricreazione degli studenti. Marvin ne approfitta per prendere qualcosa in macchina, Fidel fumare una sigaretta, Oktober accendere distrattamente lo stereo. Aveva caricato “Mad World” cantata da Elisa. E’ più lenta e intensa della versione originale dei Tears for Fears e della cover di Gary Jules. Sgranocchia una caramella. Un gruppetto di studenti passa dietro l’auto come uno stormo di uccellini. Ascoltano la musica. Una di loro si gira e sorride. “Teacher, look right through me…”.

Domenica. Pausa. Oktober la dedica a curare il suo blog su Facebook. Giardiniere filosofico. E’ curioso notare l’andamento dei post la domenica mattina, almeno di coloro che sono rimasti in città. Gli amici di fb sono tutti presi dalle loro passioni musicali e li si immagina intenti a svaligiare Youtube. Mentre le amiche fb fanno ampi e succulenti resoconti di quello che hanno preparato da mangiare. Per esempio: pane ai 7 cereali, crostata e zuppa di pesce. Da leccarsi i baffi.

Il primo avvenimento della mattinata è il malore di una ragazza del Liceo. E’ successo questo: a una ragazza usciva il sangue dal naso, l’amica, per aiutarla, l’ha accompagnata in bagno, ma l’accompagnatrice si è sentita male alla vista del sangue. Dopo che si sono calmate un po’ le cose, per fortuna, Oktober si è avvicinato al gruppo degli studenti per sapere se quella che aveva perso i sensi stesse bene. A un certo punto gli è sorta una curiosità, così, spontaneamente. Si è rivolto alla ragazza che si è sentita male alla vista del sangue. Le ha chiesto che cosa avrebbe scelto come facoltà universitaria, quali erano le sue propensioni. Medicina, ha risposto.

Il caldo ha investito le prove. Con le sue ondate liquefa i pensieri, scioglie le impalcature argomentative, confonde i migliori propositi. La tonalità principale è la lamentela, il mugugno, il malumore sotterraneo.

Il pullman delle linee “Ventre” scarica gli operai dello stabilimento SATA di Melfi, gli operai FIAT, uno dopo l’altro. Picerno, Tito, e così via. Scendono a piccoli gruppi, qualcuno da solo. Hanno disegnata sulla tuta la “P” di Punto che è la stilizzazione di un guidatore col volante. Ormai i Lost hanno capito che quelli che vedono sono gli operai del turno di notte. Quelli che entrano in fabbrica alle 10 di sera. Le notizie che ascoltano alla radio sono devastanti. Con le dita sul volante Fidel passa col pollice su “Mode” per switchare da radio a stereo. Spara “Bad Seede” dei Metallica a volume altissimo. La nebbia avvolge il paesaggio, come uno stato d’animo.

Tra nebbia, interruzioni, gallerie lunghissime con luci spente, fumi di catrame bruciato. La strada è tutt’altro che rilassante. Anzi. I Lost si illudono che la musica dei Rammstein possa farsi largo a forza di percussioni amplificate, chitarre distorte e voci possenti. Scalano rapidamente una serie di pezzi. Non vanno bene nemmeno i Rammstein. Provano con i Massive Attack. La nebbia si dirada. Si comincia a vedere il sole, proprio sotto le prime propaggini della Sellata, che si vede in lontananza. Un’immagine di sfolgorante bellezza.

Marvin sta passando davanti a un’aula durante l’ora di Scienze. Il collega docente descrive un possente paesaggio omerico i cui personaggi sono rocce, attività laviche catastrofiche, vulcani a scudo, possenti movimenti oceanici. Il programma di Quinta è basato sulla geografia astronomica. I ragazzi più volenterosi brillano in questa materia perché non c’è bisogno di essere “portati”, come in Matematica o Filosofia. Qui ci vuole solo memoria (una grande memoria, le nozioni sono centinaia). Poi, inaspettatamente, comincia a parlare degli insediamenti dell’ENI nella zona. Marvin non ha colto il passaggio di collegamento, ma trova che l’argomento sia molto interessante. Evidentemente il docente è un ambientalista.

L’intero complesso denominato “Centro Olio Val d’Agri‘, entrato in esercizio nel 2001, rappresenta l’ampliamento del preesistente “Centro Olio Monte Alpi‘ in produzione dal 1996 -si legge nel sito dell’ENI. E’ ubicato a Viggiano nella zona censita come “Zona produttiva per insediamenti industriali‘ e occupa una superficie di circa 180.000 m2. La capacità nominale di trattamento è pari a 16.500 m3/g (metri cubi al giorno) di olio (corrispondenti a 104.000 barili/giorno) e di 3.100.000 Sm3/g (standard metri cubi al giorno) di gas associato al greggio.

Nel COVA avviene il trattamento dell’olio prodotto dai pozzi qui convogliato per mezzo della rete di raccolta. Il fluido estratto dal giacimento e in arrivo al COVA è una miscela “multifase‘, ossia contenente diverse proporzioni delle tre fasi oleosa, acquosa e gassosa. Il trattamento che avviene all’interno del COVA consiste nella separazione dell’olio estratto dal gas e dall’acqua di strato cui è naturalmente associato, al fine di poter esportare olio stabilizzato e gas. Dopo il trattamento all’interno del COVA si ottengono quindi: olio greggio stoccato in appositi serbatoi e quindi trasferito, tramite oleodotto, alla Raffineria Eni di Taranto per le successive lavorazioni; gas naturale (metano), desolforato, disidratato e opportunamente condizionato, immesso tramite una stazione di pompaggio presente nel COVA nella rete di distribuzione nazionale Snam Rete Gas; acqua di strato, trattata all’interno del COVA al fine di eliminare i residui di idrocarburi e di gas e successivamente, per mezzo di una condotta interrata dedicata, inviata al pozzo reiniettore Costa Molina 2. Qui viene reiniettata nel giacimento da cui era stata inizialmente estratta insieme all’olio e al gas.

Pausa. I Lost adorano il rito dello sgranocchiamento. Esso consiste in un’attività di continua, costante masticazione di beni alimentari procurati in viaggio. Gigantesche torte di mele, pan di Spagna guarnito, sontuose montagne di Tiramisù. E così, assimilate pantagrueliche dosi di zuccheri, i membri del Lost tornano agli strumenti con rinnovata voglia di suonare. Fino a un minuto prima stanchi e dall’occhio vitreo, si presentano con ancora qualche granellino di zucchero ai lati delle labbra e si lanciano in vorticosi assolo.

Ora è Oktober a passare davanti al laboratorio di Fisica. Se dovesse dipendere dai circuiti elettrici che disegnano gli studenti rispondendo alle domande di Fisica, interi condomini andrebbero a fuoco, palazzi altissimi collasserebbero su se stessi, fabbriche si ridurrebbero in fumo, caselli autostradali comincerebbero a vorticare in cielo come astronavi spaziali. Il bello della fisica è che se sbagli ti bruci. I disegnini con resistenze e condensatori hanno l’alata gratuità di un quadro di De Chirico, il surreale non-sense di una raffigurazione surrealista, la plastica geometricità di una scultura di Henry Moore. Circuiti elettrici, magnetismo, leggi di Ohm. Una fucina di invenzioni da riscrittura fantastica delle leggi di Maxwell. Senza parlare della relatività speciale e generale. I sistemi di riferimento ballano nel cosmo come ballerini di tango. Tutto sulla carta. Tutto fantastico.

La seduta si è svolta senza sorprese. La calma soporifera ha dominato l’atmosfera. Il ron-ron è come una ninna nanna. E ora la mattinata scorre sonnolenta. Non un picco. Non un guizzo che ti toglie il fiato per la sua originalità. Tutto sulle acque lisce della piattezza. Solo un evento giunge a scuotere la sonnolenza. Un particolare squillo di telefono, che giunge tra l’aula e il corridoio. Il motivetto è quello di “Faccetta nera dell’Abissinia”. Tutti si girano esterrefatti verso la persona che ha ricevuto la telefonata. La persona in questione, imperterrita, fa suonare la seconda parte della frase: “Aspetta e spera che già l’ora si avvicina”. Poi risponde: “Prooonto!”

Intanto i Lost intonano:

Fast fud

Lento il treno solca
le profonde vallate lucane,
sonnacchioso e indolente,
ogni fermata uno sbadiglio.

Il sole ha il tepore
delle vacanze sospese.
Lunghe misteriose epocali
le fermate alle stazioncine locali.

Quando vedi il Sele vuol dire che sei
quasi a Eboli, nei pressi di Salerno,
lì dove si era fermato il padreterno.

A Battipaglia c’era
un negozietto di sfogliatelle,
calde e untuose come un dolce messicano,
ora al suo posto c’è un fast fud americano.

Nella seduta di stamattina è entrato trionfalmente in scena il GIA (Genitore Incompetente e Arrogante). Scalpita fuori dalla porta del Preside. Si vedeva che aveva voglia di sfondare le costole di qualcuno, di graffiare a sangue lo sfortunato, di seviziare il malcapitato. E’ una donna. Ha accompagnato la figlia. E’ nervosissima. Pallida. Con le occhiaie. Fulmina con lo sguardo le amiche della figlia che si avvicinano per salutarla. Ci squadra, via via che entriamo a scuola, dalla testa ai piedi. Solo al presidente accenna un sorriso. E’ livida dalla rabbia. Ma nessuno sa perché. Ha l’atteggiamento di un Dio vendicatore.

Nel pomeriggio il Presidente dell’associazione “Total out” invita i Lost alla premiazione di una tesi di laurea. Si tratta di un premio offerto da un’altra associazione, per la migliore tesi di laurea di un ragazzo o di una ragazza del posto in economia. La ragazza si presenta bene, con una tesina su “La questione meridionale e i ritardi del Mezzogiorno nello sviluppo economico”. La ragazza comincia a parlare. In principio le tesi sono sostenibili: la formazione dello stato unitario; i ritardi del Mezzogiorno; il fallimento della Rivoluzione del 1799; la prima tratta ferroviaria Napoli-Portici. Gli argomenti sono un po’ giustapposti, ma pertinenti. Poi comincia a prendere una piega particolare. Ma non è difficile rimetterla in carreggiata. Il presidente della giuria che ha assegnato il premio si complimenta con lei e alla fine della prova le chiede che prospettive di lavoro abbia per l’avvenire. Allora la ragazza riprende con foga il discorso, spiegando con dovizia di esempi l’importanza dell’economia nella società contemporanea. Anzi, lei stessa vuole fare l’economista e ha deciso di iscriversi a una specialistica dell’Università Cattolica di Milano. Non vede l’ora d cominciare. Anche quest’estate si darà da fare. Il presidente è interessato. Pensa che si riferisca all’apprendistato presso un’azienda. La ragazza è visibilmente orgogliosa di quello che sta per dire. Tutti sono in attesa. Poi, con un sorriso smagliante, ci rivela che farà la Pierre alla “Sagra della strazzata” di Moliterno. C’è un attimo in cui il tempo si ferma. Poi, lentamente ricomincia a battere e le occhiate volteggiano tra i commissari. Pierre (Pubbliche Relazioni) alla “Sagra della strazzata” di Moliterno. “Strazzata” viene da “stracciata”, è una specie di pizza o focaccia. Le hanno dato questo nome per il movimento della preparazione: si “strappa” la pasta dal mucchio e si mette a cuocere direttamente sui mattoni caldi del forno. Anzi, all’inizio serviva quasi solo a questo, a provare il calore del forno. La ragazza è stata assoldata come Pierre. Non capiamo che tipo di relazioni pubbliche possa richiedere una sagra. Là si mangia, non c’è bisogno di propaganda. Qualcuno glielo fa notare, pur nell’ambito di un apprezzamento per questa forma di impegno. Il presidente, anzi, si lancia in un lungo panegirico del sistema americano, concludendo col dire che lì i ragazzi d’estate distribuiscono i giornali pur di guadagnare qualcosa. Ma la ragazza lo interrompe. Non c’è compenso, presidente. Il presidente è un po’ interdetto. Pierre alla “Sagra della strazzata” e gratis. Si fa esperienza, interviene una ragazza dal pubblico degli uditori, evidentemente anche lei assoldata. La chiamano, come apprenderemo poi, “Centovetrine”, per la sua patologica dipendenza dal noto seriale televisivo. Il presidente le sorride. Già, si fa esperienza.

I Lost colgono l’occasione per fare una visita nella zona. Pochi chilometri a sud di Viggiano, nei pressi del lago artificiale di Pietra del Pertusillo, si trova l’importante area archeologica di Grumentum. Dei resti dell’antica città romana restano tre complessi monumentali. Il primo è costituito da un teatro dell’età augustea, da due tempietti di età imperiale e da una domus patrizia. Il secondo complesso corrisponde all’area del Foro antico; sul lato nord sorge il cosiddetto “Capitolium” e sul lato sud il presunto “Cesareo”. Altri edifici pubblici sorgevano sul lato ovest e il restante perimetro era circondato da portici. Il terzo complesso è costituito dai resti dell’anfiteatro, costruito nel I secolo a.C. e modificato in età imperiale.

I primi insediamenti abitativi nella zona si possono far risalire al VI secolo a.C., tuttavia la fondazione della città vera e propria risale al III secolo a.C. ad opera dei Romani, nell’ambito della creazione di una serie di avamposti fortificati in posizione strategica realizzati durante le guerre sannitiche: la città sorse infatti quasi contemporaneamente a Venusia (291 a.C.) e a Paestum (273 a.C.).a Grumentum passava la via Herculea, tra Venusia e Heraclea, e un’altra strada conduceva alla via Popilia sul versante tirrenico, facendo della città un nodo di comunicazione strategicamente importante.Durante la seconda guerra punica, vi si svolsero due battaglie tra Romani e Cartaginesi (215 e 207 a.C.). Lo storico Tito Livio narra del primo scontro tra Annone il Vecchio e l’esercito romano condotto da Tiberio Sempronio Longo, e di come nel secondo Annibale si fosse accampato a ridosso delle mura della città e fosse quindi stato sconfitto e costretto alla fuga dai Romani, provenienti da Venosa e guidati da Gaio Claudio Nerone.

Durante la guerra sociale la città si schierò con i Romani e venne distrutta e saccheggiata dagli Italici, attraversando un periodo di crisi e di calo demografico. A partire dalla seconda metà del I secolo a.C. la città venne ricostruita, e una serie di monumenti pubblici vennero edificati in epoca cesariana e augustea. A quest’epoca, o al successivo periodo giulio-claudio risale probabilmente l’attribuzione dello statuto di colonia.

Nel 312 d.C. il giovane Cristiano S.Laverio venne decapitato fuori le mura di Grumentum alla confluenza dei fiumi Agri e Sciaura, era il 17 novembre sotto il prefetto Agrippa grazie a S. Laverio Martire Grumentum nel 370 divenne sede episcopale, ma subito dopo iniziò un progressivo abbandono della città e del fondovalle, a causa delle continue incursioni saracene (IX e X secolo). Gli abitanti di Grumentum si sparsero per tutta la Val d’Agri fondando sulle alture circostanti nuovi centri fortificati, che divennero gli attuali paesi della zona: fra questi Saponara, ribattezzata poi Grumento Nova proprio in onore di Grumentum, fondata nel 954 sulla collina sovrastante l’antica città.

I Lost lavorano intorno a un nuovo pezzo:

Area di sosta

Col sole aranciato basso sull’orizzonte
procediamo lenti e sorpassati dai padrepii
disegnati sulle fiancate dei tir.

Chorus

Il sonno di noia è senza sogni,
la fame senza spasimi,
il pullman ha una direzione ignota.

Riempio di carboidrati, zuccheri
e grassi l’attesa e fuori piove.
Risalendo, siamo rimasti in due.

L’autista indifferente mette nell’impianto
stereo del colosso a motore
una canzoncina mielosa di Ligabue.

E’ naturale dimenticare
l’ultimo problema esistenziale
in un’area di sosta autostradale,
tra gli sbuffi dei freni a pressione
dei tir a lunga percorrenza, di notte.

Chorus

Il sonno di noia è senza sogni,
la fame senza spasimi,
il pullman ha una direzione ignota.

La sola compagnia di un passeggero
incupito nelle sue cuffie color latte
e l’autista, che fuma una sigaretta dopo l’altra,
mi ricordano l’Epiro o la Tunisia meridionale.

Arriva il giorno della prova generale. Le strade sono deserte. Alcuni membri dei Lost escono di casa con un legittimo senso di euforia pur in un quadro clinico complessivo di profonda prostrazione fisica e mentale. La stanchezza ha raggiunto livelli di guardia. La lancetta è costantemente sul rosso. Marvin si addormenta mentre mangia, Mariel, che è un essere notturno, si è addormentata alle 11 di sera. A Minni cade dalle mani il libro che sta leggendo, perde il segno, precipita al suolo con un tonfo sordo. L’inquilino del piano di sotto si è lamentato, sostenendo di sentire strani colpi in camera da letto. Sicuro che va tutto bene? Bene, bene. Nessun problema.

I Lost fanno colazione e si avviano. Le strade sono deserte. Il paesaggio sta cambiando: dal verde primaverile al giallo estivo. Questa è una regione che d’estate si veste d’oro, soprattutto nelle valli. Nessun Tir sulla Basentana, solo qualche furgoncino turbo del genere che usano gli artigiani (il popolo delle Partite Iva), quelli che si fanno pagare duecento euro per un intervento di dieci minuti al rubinetto della cucina. Costoro quando sorpassano non mettono la freccia, quando sono sorpassati si piazzano al centro della strada. Ti danno appuntamento e si presentano due ore e tre quarti dopo. A parte costoro, nessuno cammina ancora. Fra poco, probabilmente. Le strade si riempiranno di vacanzieri della domenica, in direzione Metaponto, Pisticci, Scanzano, Policoro da un lato e Paestum e il Cilento dall’altro. Mettono la musica “a palla” e lanciano il pullmino verso l’orizzonte.

Il concerto sta per iniziare, ma non si nota un grande fermento. In sala ci sono cinque giovani con i capelli rasta e tre vecchiette, che forse hanno sbagliato locale.

La voce recitante intona il testo:

I viaggi di ritorno in Basilicata
(o forse andata) mimano eterni
sospiri pazienti su strapuntini
erranti e senza gloria di corriere
scotellariane e contadine,
con panini avvolti nei fazzoletti,
in pesanti atmosfere da rifugio sotterraneo.
Le vicissitudini della cronaca
ci spingono continuamente dentro
e fuori dalla storia.

I Lost sono profondamente convinti della necessità di fare qualcosa che sradichi dalla mediocrità dei rapporti consolidati e proietti in una dimensione nella quale si può sperare in un cambiamento, in un miglioramento. In un futuro diverso. Nonostante tutto. Questa speranza va mantenuta, soprattutto per chi ha a che fare con i giovani. Nonostante tutto. Nonostante la stanchezza. Ma la sala è vuota.

Antonio De Lisa


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